Romanzi e novelle a josa passarono dall’Asia in Europa, eccitando e pascendo le giovani immaginazioni. La filosofia si valse di quanto le aveano aggiunto le scuole arabe; la medicina, se non metodi, adottò farmachi orientali, droghe nuove, nuovi composti; razze di cavalli arabi, cani da caccia vennero portati; e se Federico II ebbe elefanti a sola pompa, i Pisani si valsero dei camelli per coltivare la fattoria di San Rossore, dove ancora non sono dismessi. La cannamele avea ristorato la sete de’ Crociati, che la trapiantarono in Sicilia, donde passò in Ispagna, e di quivi a Madera e all’America, per procacciarci uno de’ condimenti oggi più usitati, lo zuccaro. Certe cipolle di Ascalona, certe prugne di Damasco allora arricchirono i nostri giardini; e se a torto si crede venuto di là il granoturco[427], v’imparammo l’uso dell’allume, dello zafferano, dell’indaco. Vorrebbe credersi che la vista degli aerei edifizj orientali e degli emisferici greci producesse l’ordine gotico, certo esteso in quel tempo; e i furti fatti da Pisa, Genova, Sicilia, Venezia ridestarono l’amore delle arti belle, che, compostesi a quegli esemplari, s’accostarono ai segni dell’eleganza.

Tanto movimento di popolo aumentò la marineria, del che principale vantaggio trassero gl’italiani, i quali lautamente guadagnarono dal trasportare i Crociati, poi stabilirono banchi su tutte le coste della Siria, del mar Jonio e del Nero, e convennero di vantaggiosi privilegi nelle terre sottomesse. Le navi si migliorarono[428], e a’ lenti tragitti per terra si surrogarono i viaggi per acqua. A vantaggio de’ pellegrini si stesero itinerarj, che, se erano dettati dall’entusiasmo, valsero però tanto quanto a migliorare la geografia[429].

Continue relazioni mantenne l’Italia coll’Oriente, e ne sono piene le cronache piemontesi di Benvenuto da San Giorgio; le famiglie più insigni legarono parentadi coi principi levantini, e sei ne avvennero tra i marchesi di Monferrato e gli imperiali di Costantinopoli; il titolo di re di Gerusalemme e di Cipro ornava i duchi di Savoja prima che altro regio acquistassero. Gli stabilimenti italiani colà durarono più che quelli d’altra qualsiasi gente, e in modo si diffusero, che l’italiano era lingua comune de’ traffici sulle coste.

Lasciam dunque ad altri deridere ciò che eccitò l’entusiasmo di due secoli; e non crediamo inutili queste imprese, che diedero tanto stimolo al sentimento, alla curiosità, all’immaginazione.

FINE DEL TOMO SESTO E DEL LIBRO OTTAVO

[ INDICE]

LIBRO OTTAVO
Capitolo
LXXXI. Origine dei Comuni [pag. 1]
LXXXII. Effetti dei Comuni. Nomi e titoli. Emancipazione dei servi [60]
LXXXIII. I Comuni lombardi. Lotario II e Corrado III imperatori. Ruggero re di Sicilia. Arnaldo da Brescia [88]
LXXXIV. Federico Barbarossa [112]
LXXXV. Ordinamento e governo delle Repubbliche [153]
LXXXVI. Ultimi Normanni in Sicilia. Enrico VI [218]
LXXXVII. Innocenzo III. Quarta crociata. L’impero latino in Oriente [242]
LXXXVIII. Ottone IV. Sviluppo delle Repubbliche, e secondo loro stadio. Nobili e plebei in lotta. Guelfi e Ghibellini [268]
LXXXIX. Frati. Eresie. Patarini. Inquisizione [313]
XC. La Scolastica. Efficacia civile del Diritto romano e del canonico. Le Università. Le Scienze occulte [356]
XCI. Federico II. Seconda guerra dell’investitura [415]
XCII. Fine degli Svevi e della seconda guerra dell’investitura [472]
XCIII. I Mongoli. — Fine delle crociate e loro effetti. Gli stemmi [507]

NOTE:

[1]. Savigny, Storia del Diritto romano; — Pagnoncelli, Dell’antica origine e continuazione dei governi municipali in Italia, 1823 — Raynouard, Histoire du droit municipal en France, 1838.