[26]. Nicolò Ventura, La sconfitta di Monteaperti.
[27]. Cronache del Ventura. Di tali miracoli sono piene le cronache delle città. Quando i Cremonesi furono assaliti dai Milanesi il giorno di san Pietro e Marcellino del 1213, uscirono divisi in quattro porte; e intanto le donne e i restanti si raccolsero in San Tommaso, dove sono i corpi di que’ santi. Sconfitta essendo la porta San Lorenzo, si estinse la quarta parte delle lampade accese dinanzi ad essi santi; sconfitta anche porta Natale, si spense un altro quarto delle lampade; e così fu per porta Pertusa. Restavano quei di porta Ariberta, quando dall’arca uscirono due colombe, che volarono all’esercito cremonese, poi tornarono nell’arca stessa; e subito le lampade tutte si riaccesero, e la vittoria fu piena pei Cremonesi.
[28]. Chi abbia veduto la valle fra l’Arbia e il Biena, di appena mezzo miglio quadrato, crederà che il Malespini, quando vi fa combattere trentamila pedoni e mille cavalieri della sola lega guelfa, abbia fatto come tutti i gazzettieri e i narratori vulgari; nè che tutta quell’oste potesse rifuggirsi nel castellotto di Monteaperti, ove appena alloggerebbe un reggimento.
[29]. Dante colloca Farinata (che pur era del partito suo) all’inferno tra gli Epicurei, cioè tra coloro che l’anima col corpo morta fanno. Mostra gran venerazione per lui e per altri seco dannati, i cui onorati nomi dice aver sempre raccolti e ripetuti con riverenza. Farinata gli domanda perchè Firenze durasse così avversa alla famiglia sua in ogni decreto, giacchè gli Uberti restavano sempre esclusi dalle tregue che tratto tratto si faceano. Dante gli rammenta la battaglia dell’Arbia; e Farinata,
Poi ch’ebbe sospirando il capo scosso,
A ciò non fui io sol (disse), nè certo
Senza cagion sarei con gli altri mosso.
Ma fui io sol colà dove sofferto
Fu per ognun di tôrre via Fiorenza
Colui che la difesi a viso aperto.