Inf., X.

[30]. Si ha la stima dei danni recati dai Ghibellini ai Guelfi, che furono valutati 132,160 fiorini d’oro, vale a dire un milione e mezzo. Delle moltissime case distrutte, alcune sono stimate appena quindici fiorini: palazzi chiamansi quelle che valgono più di trecento.

Anche negli statuti di Calimala è prefisso che «tutti i consoli dei mercanti siano quattro, e il camerlingo sia uno; e tutti siano ad esser debbiano guelfi, e amatori di santa romana Chiesa». § VI.

I Fiorentini nel 1277 faceano statuto, Quod nullus ghibellinus possit esse in aliquo officio in civitate vel comitatu Florentiæ: et si quis eum elegerit, puniatur in libris XXV: et si talis ghibellinus receperit, puniatur in libris XXV: et sit precisum. Addatur quod nihilominus removeatur ab officio, et possit probari quod sit ghibellinus per publicam famam, et quilibet possit eum accusare et teneatur secrete.

[31]. Dati, Cron., pag. 55.

[32]. Dino Compagni.

[33]. Si leggano nell’Archivio storico.

Le famiglie primamente escluse dal Governo furono trentasette; ma nel 1354 erano cresciute; e millecinquecento magnati doveano prestar garanzia al Comune; nel 1415, quando si compilò lo statuto del Comune, le famiglie escluse erano novantatre.

Ser Belcaro Bonajuti nel 1318, per esser posto fra i popolani, espone come esso e i figli o discendenti suoi non aveano alcun titolo o motivo d’essere avuti per magnati, e chiede non vengano reducti inter magnates, ut consortes sive de domo filiorum Seragli, sed intelligantur esse et sint populares, et tanquam populares civitatis et comitatus Florentiæ, et in omnibus et quoad omnia debeant haberi, teneri et tractari tanquam populares et de populo civitatis et comitatus Florentiæ; non graventur, inquietentur vel molestentur per aliquem officialem communis Florentiæ, ecc. Delizie degli Eruditi, tom. VII. p. 290.

[34]. Fin dal 1188 il popolo di Carrara otteneva dal vescovo di Luni, antico suo signore, il terreno per fabbricare la borgata di Avenza in val di Magra, a comodo dei carrettieri e marinaj che trasportavano i marmi. Del 1202 si ha un compromesso tra il vescovo di Luni e i marchesi di Malaspina, cui intervennero come garanti i consoli e militi del comune di Carrara.