[53]. L’irrigazione era già conosciuta dagli antichi; onde il virgiliano, Claudite jam rivos, pueri; sat prata biberunt. Columella cita Porcio Catone, che distingue il prato siccaneum e il prato riguum, e suggerisce di non farli nè in piano troppo declive, nè in fondo tropo concavo.
Nei conti antichi de’ monaci di Sant’Ambrogio e di Chiaravalle a Milano non occorre cenno de’ formaggi. Al 1494 sono menzionati formaggi da libbre piccole quattordici; il che è appena un decimo de’ presenti.
[54]. Gregorio vescovo di Bergamo, nel 1136, concedette ai monaci cistercensi un territorio allo sbocco della valle Seriana, detto Vall’Alta, pel livello di dodici libbre di cera l’anno. I nomi di Cerreto, Cerretina, Gagio, Roncarizio, che ancora vi si conservano, ricordano le boscaglie, addensate ove ora son prati e vigneti. I Cistercensi diedero quelle terre a coloni temporarj obbligati anche a difendere il monastero e la chiesa; e poichè furono dissodate, le concessero a commendatarj, i quali le affidavano a coloni stabili, che finirono col diventare livellarj. Gatti, St. dell’abbazia di Vall’Alta. Milano 1853.
[55]. Re Astolfo, da Pavia il 10 febbrajo 733, nel privilegio a favore di Anselmo suo cognato, fondatore dell’insigne badia di Nonantola, donava un oliveto posto presso al castello d’Aghinolfo tra Pietrasanta e Massa.
Nel 753 due figli di Walperto, duca dei Longobardi in Lucca, rinunziano al fratello Walprando vescovo di Lucca, per un pezzo d’oro a guisa di torre, la loro porzione di tenuta in Tucciano, con vigne, oliveti e coloni. Mem. lucchesi, tom. V. p. I.
Nel 779 un Pistojese, partendo per un viaggio, lascia testando tutti i suoi beni ai poveri, eccetto un oliveto posto in Orbiniano, che assegna al monastero di San Bartolomeo in Pistoja. Arch. dipl. fiorentino, carte del San Bartolomeo di Pistoja.
Nell’818 le monache di Santa Lucia di Lucca investendo il parroco di San Pietro a Nocchi, gli imponevano di dar loro la metà del ricolto di vino, ghiande, fichi secchi, castagne, olio. Ed oggi pure l’olio eccellente forma la ricchezza maggiore di quella valle. In una carta del 779 si rammenta l’oliveto di Arliano in val del Serchio. Mem. lucchesi, tom. IV. p. I.
[56].
Pratis Longula dives
Et virides nutrit oleas, Bacchique liquores....