Delle donne di Messina,

Veggendole scapigliate

Portar pietre e calcina.

Iddio dia briga e travaglio

A chi Messina vuol guastare.

[195]. Giovan Villani vorrebbe che il duello si fosse giurato al cospetto del papa. Al contrario, Martino IV nella sua bolla dice: Duellum reprobamus, irritamus, ac penitus vacuamus, cum non sit omnino ab Ecclesia tollerandum.

[196]. E tali s’affatica a mostrarli il Giannone, che, scandolezzato dal vedere un papa italiano frenare il venturiero tiranno francese, ammonisce i re «di guardarsi molto bene a commettere la cura ed il governo de’ loro Stati ad altri che a se stessi ed a’ loro più fedeli ministri». L’hanno imparata tal lezione.

[197]. — Re Jacobo con parte de’ suoi cavalieri e altra gente si partì di Sicilia, e andò a Roma ove era la Corte, e fu a parlamento con il pontefice. Il pontefice fra le altre cose li disse, che l’avea raso senza bagnarlo; nè senza causa li disse queste parole, perchè l’armata costava al pontefice ogni giorno miladucento onze d’oro, ed era stato detto re Jacobo in quel viaggio e spedizione circa un anno e mezzo». Marin Sanuto.

[198]. Calath al-Bellut, castello delle querce. E di simile radice molti nomi sorvivono in Sicilia.

[199]. Della vita di quei baroni ci è saggio la storia di Macalda di Scaletta. Vedova di un Guglielmo d’Amico, esigliato al tempo degli Svevi, era andata profuga in abito di frate Minore, stette a Napoli, a Messina, e da Carlo d’Angiò ricuperò i beni confiscati al marito. Sposatasi ad Alaimo di Lentini, uno dei più fervorosi nel Vespro, tradì i Francesi che a lei, come beneficata da Carlo, rifuggivano in Catania, della qual città suo marito fu fatto governatore. Quand’egli andò alla guerra di Messina, essa ne tenne le veci; e sui quarant’anni, pure ancor bella, generosa nel donare, vestiva piastre e maglie; e con una mazza d’argento alla mano, emulava i cavalieri ne’ cimenti guerreschi. Di sua onestà chi bene disse, chi ogni male. Aspirò agli amori di re Pietro, lo accompagnò, gli chiese ricovero; ma egli non volle comprenderla, di che essa pensò vendicarsi.