[263]. Il Leo (Storia d’Italia, cap. 2. § 1) dice: — Nuovi elementi, nuovi principj doveano essere portati all’Italia, acciocchè una nuova vita si svegliasse dopo la caduta dell’Impero. Nè si può comprendere come in circostanze siffatte lo spirito del popolo italiano potess’essere capace di dare nuovi prodotti, importanti alla storia del mondo». Anche il Sismondi nella prefazione parla dell’«Italia rinvigorita dall’unione del suo popolo con popoli settentrionali».

[264]. Si tenga presente la data di questo lavoro.

[265]. Qualcosa di meglio uscirà dall’istituzione, decretata nel 1852, d’un archivio centrale di Stato in Firenze, ove ordinare da 115,870 tra filze e registri, e 126,830 pergamene, e acquistando sempre nuovi documenti dalle case che ne sono ricchissime.

[266]. Somma prova del degradamento degli studj eruditi fra noi è la sfacciataggine con cui si pubblicano o spacciano documenti assolutamente falsi, o sì evidentemente scorretti, che, senza aver sott’occhio gli originali, può emendarli chi appena abbia attinto a studj siffatti. Ma più sciagurato ancora è il vedere tali pubblicazioni lodate dai dispensieri della fama, e dato nome d’eruditi a tali che meritano unicamente quello di cerretani.

[267]. Ora sono 12, e vi si devono unire le pubblicazioni delle Deputazioni storiche delle varie regioni italiane, e molti giornali.

[268]. Filippo Jaffe, Regesta pontificum romanorum ab condita Ecclesia ad annum post Christum natum MCXCVIII. Berlino 1850.

[269]. La calata d’Enrico VII è narrata da un vescovo in partibus di Butronto, tedesco amico dell’imperatore non men che del papa, al quale dà ragguaglio dell’impresa con dignitosa franchezza e semplicità. La descrisse pure Albertino Mussato. Gli atti d’Enrico VII sono raccolti da Döniges, Regesta Enrici VII.

[270]. Giulini, Memorie del Milanese, VIII. 619; Bonincontro Morigia, Chron., lib. II. c. 6.

[271]. Alla coronazione di Bonifazio VIII dodici ambasciatori assistettero, tutti fiorentini, cioè: Palla Strozzi messo della repubblica di Firenze, Cino Diotisalvi del signore di Camerino, Lapo Uberti della repubblica di Pisa, Guido Talunca del re di Sicilia, Manno Adimari di quello di Napoli, Folco Bencivenni del granmaestro di Rodi, Vermiglio Alfani dell’imperatore, Musciato Franzesi del re di Francia, Ugolino dal Vecchio di quello d’Inghilterra, Rimeri di quel di Boemia, Simone de Rossi dell’imperatore di Costantinopoli, Guicciardo Bastari del gran kan dei Tartari. Il che vedendo, Bonifazio chiamò i Fiorentini il quinto elemento.

[272]. Cioè dagli uomini d’arme. Sono parole di Dino Compagni.