[309]. Salinguerra per servizio feudale doveva ad Innocenzo III il censo di quaranta marche d’argento; servire a proprie spese con cento militi in Romagna e Lombardia; con cinquanta in Toscana, nelle marche d’Ancona e di Spoleto; con venti di là da Roma e fin in Sicilia. Il servizio doveva durare trenta giorni ogn’anno, non computando l’andata e il ritorno. Savioli, Ann. bolognesi, doc. 431. 444.

[310]. Nel 1233 Anselmo di Vinguilia pel proprio padre Bonifazio e per Jacopo di Casanova suo parente giura fedeltà al Comune di Genova; ed oltre le solite convenzioni promette che, qualora esso Comune faccia esercitare cavalcata, vi andrà come gli altri della Riviera, e uno di loro due, o un idoneo sostituto. Se faccia armata di dieci galee, darà sette uomini a spese proprie; e così di più o di meno in ragione, purchè non siano meno di sei. Liber jurium, I. 931. Seguono altre consimili convenzioni.

[311]. Ghirardacci, al 1297, e lib. XIV. p. 477.

[312]. Delizie degli eruditi toscani, X. 199. — Chiamavasi cavalleria, cavallata o milizia l’obbligazione di servire a cavallo. Determinavasi secondo gli averi a chi intiera, a chi un quarto, a chi metà; a tale di due cavalli, a tale di un solo. Chi n’era dispensato per età, legge o malattia, dava armi e destrieri, che il Comune distribuiva a’ cittadini di minor sorte. Studiavansi i rettori d’accrescere il numero delle cavallate, sia distribuendo a’ più poveri alcuna somma di danaro a modo di prestito o di dono, sia consegnando alle genti forestiere alcuni cavalli in socio o, come allora dicevasi, in adequanza, al patto che servissero in guerra e venissero ad abitare colle famiglie dentro le mura.

Del resto le cavallate s’imponevano solitamente ogni anno, ed a chi possedeva oltre a cinquecento fiorini: a chi erano imposte importavano l’obbligazione di tener un cavallo di valuta fra i trentacinque e i settanta fiorini (fra le 854 e le 1708 lire d’oggi), e di militare ad ogni cenno del capitano di guerra. La paga in Firenze pe’ semplici cittadini era di quindici soldi al dì; pe’ giudici e cavalieri di corredo, di venti. I destrieri delle cavallate primamente venivano esaminati, stimati e descritti da uffiziali deputati a ciò; poscia bollavansi col bollo del Comune. Caso che il cavallo per pubblico motivo venisse guasto, morto o ferito, il danno veniva compensato al padrone dal Comune: ciò dicevasi emendare. Finchè il cavallo non fosse emendato, correva la paga al milite senz’obbligo di servizio. Cavallo emendato contrassegnavasi per non averlo ad emendare una seconda volta. Vedi Ricotti, Storia delle compagnie di ventura.

[313]. Giulini, al 1235; — G. Villani, IX. 47.

[314]. I fuorusciti di Ferrara nel 1271 fanno lega con Bologna, promettendo quod facient exercitum et cavalcatam cum commune Bononiæ, scilicet milites ut milites, et pedites ut pedites, ad voluntatem et mandatum communis et populi bononiensis, sicut cives civitatis Bononiæ....; quod facient et tractabunt guerram omnibus et singulis inimicis communis Bononiæ....; quod dicti Ferrarienses et eorum sequaces defendent et manutenebunt toto eorum posse sicut alii cives civitatis Bononiæ castrum bononiense factum apud Primarium. Savioli, doc. 765.

[315]. Anche i capitani successivi erano di nobili case: Werner di Monfort, Wirtinger di Landau, Anichino di Baumgarten...; dai nostri nominati il duca Guarnieri, il conte Lando, il Bongardo. Vedi il Cap. CXI.

[316]. G. Villani, IX. 182.

[317]. Novella 181. — Quando Pino degli Ordelaffi sconfisse la banda della Rosa nel 1398, esso Sacchetti lo lodò in un sonetto: