[397]. Arch. storico, XV. p. 41.
[398]. Corio al 1367.
[399]. Una lancia costava da tredici a sedici fiorini il mese, cioè circa lire centottanta, che oggi varrebbero il quadruplo: e appartenevano al cavaliere l’armi e i cavalli. Quattro per lancia era obbligato darne il magnifico cavaliere messer Colluccio de Grisis di Calabria, che il 6 di novembre 1475 fu condotto da Violanta di Francia duchessa di Savoja per un anno co’ patti seguenti: — In primamente che lo dito mesiro lo caualero se conduca cun armati vintezinque, videlicet lanze XXV a quattro cauali per lanza, infra le quali sia un homo d’arme armato imbardato cum la testera de azelle in ordine, a uso talliano, cum uno sachomano et uno ragazzo, el quale sachomano auerà la balestra, en utrio (inoltre) la zellata e lo corseto cum la lanza o sia pertesana, o un altro sachomano appresso a lo caualo cum la lanza in mane. Item per ogni lanza et homo d’arme cum quatro cauali in modo sopradicto li sia dato per suo soldo e pacto fl. XX de Savoja per zarcheduna lancia e per zascheduno mese, pagando lo suo soldo da tre mesi in tre mesi sanza alcuna difficultà. Item la ferma sua se intende de un anno del dì conducto, comenzando lo termine facta la mostra».
Fu ancora pattuito che avesse la paga di trenta lancie, e non fosse tenuto che alla mostra di venticinque, e quelle cinque la signora gliele donava per la sua persona ed il suo piattello; egli promise di stare e andare dove piacerà a madama, in Italia e fuori, e offendere e difendere come gli sarà comandato. Pigliando uomo di Stato e caporale di guerra, lo lascerebbe a disposizione dell’excelsa madama, e così pure ville e castella. Conto d’Alessandro Richardon tesoriere generale, fol. 383, ap. Cibrario.
Nel 1386, allorchè i Padovani osteggiavano i Veronesi, così erano composti gli eserciti, secondo il Gataro. Quel di Padova era in otto schiere: 1ª Giovanni Acuto con cinquecento cavalli e seicento arcieri tutti inglesi; 2ª Giovanni degli Ubaldini con mille cavalli; 3ª Giovanni da Pietramala con mille cavalli; 4ª Ugolotto Biancardo con ottocento cavalli; 5ª Francesco Novello con millecinquecento cavalli; 6ª Broglia e Brandolino con cinquecento cavalli; 7ª Biordo e Balestrazzo con seicento cavalli; 8ª Filippo da Pisa con mille cavalli. Questa era alla guardia delle bandiere, e con essa erano anche i consiglieri del campo. Da ultimo venivano mille fanti provvigionati, spartiti in due bande, sotto il Cermisone da Parma. L’esercito di Verona era distinto in dodici schiere: 1ª Giovanni Ordelaffi, capitano del campo, con mille cavalli; 2ª Ostasio da Polenta con millecinquecento; 3ª Ugolino Del Verme con cinquecento cavalli; 4ª il vecchio Benetto da Marcesana con ottocento; 5ª il conte di Erre con ottocento; 6ª Martino da Besuzuolo con quattrocento; 7ª Francesco da Sassuolo con ottocento; 8ª Marcardo dalla Rôcca con quattrocento; 9ª Francesco Visconti con trecento; 10ª Taddeo Del Verme con seicento; 11ª Giovanni Del Garzo e Ludovico Cantello con cinquecento; 12ª Raimondo Resta e Frignano da Sesso con milleottocento. Venivano di poi mille fanti palvesati, divisi in due schiere, e milleseicento arcieri e balestrieri tra forestieri e del paese. Marciava alla coda un grosso di popolo sotto il pennone della Scala, fin in sedicimila persone. Terminato lo scompartimento e fatte le schiere, tutti i condottieri si raccolsero presso il capitano del campo, che gli esortò a combattere virilmente, e a non dar quartiere.
Dal Sanuto (Vita del Foscari, Rer. It. Script., XXII) abbiamo il nome de’ condottieri e il numero de’ lor soldati nella guerra de’ Veneziani e Fiorentini contro Milano il 1426. Il Carmagnola ducentrenta lancie; Gian Francesco Gonzaga quattrocento; Pietro Gian Paolo cennovantasei; il marchese Taddeo cento; Ruffino da Mantova ottantotto; Falza e Antonello sessantatre; Rinieri da Perugia sessanta; Lodovico de’ Micalotti settanta; Battista Bevilacqua cinquanta; altrettante messer Marino, Blanchin da Feltro, Buoso da Urbino; quaranta Scariotto da Faenza; trenta Lombardo da Pietramala; dieci Jacopo da Venezia; otto Cristoforo da Fuogo, oltre centredici lancie libere. Altri capi stavano nelle guarnigioni: Bernardo Morosini con sessanta lancie; Jacopo da Castello con ventisei; Antonello di Roberto con cinquanta; Testa da Moja con venti, Jacopo da Firminato con tredici; Giovanni Sanguinazzo con sessantatre; Antonio degli Ordelaffi con dieci; Bolachino da Cologna con quarantatrè; il conte d’Ulenda con quarantacinque; Luigi Del Verme con ducensessanta; Orsino degli Orsini con cenventi; Pietro Pelacane con cento; Giovanni da Pomaro con trentotto. Arroge le compagnie di fanteria. Ciascuno avea patti diversi colla repubblica, e diversi gradi d’obbedienza e disciplina.
[400]. Nell’Archivio delle Riformagioni di Firenze (filza 23. c. 65) è sotto il 1326, 11 febbrajo, questa provvigione, pubblicata dal Gaye, ii. 8: Item possint dicti domini priores artium, et vexillifer justitie, una cum dicto officio duodecim bonorum virorum, eisque liceat nominare, eligere et deputare unum vel duos magistros in offitiales et pro offitialibus ad fatiendum et fieri fatiendum pro ipso Comuni pilas seu palloctas ferreas et cannones de metallo pro ipsis cannonibus et palloctis, habendis et operandis per ipsos magistros et offitiales et alias personas in defensione Comunis Flor. et castrorum et terrarum, quæ pro ipso Comuni tenentur, et in damnum et prejuditium inimicorum pro illo tempore et termino, et cum illis offitio et salario, eisdem per Comune Flor. et ipsius Comunis pecunia per camerarium camere dicti Comunis solvendo illis temporibus et terminis, et cum ea immunitate et eo modo et forma, et cum illis pactis et conditionibus, quibus ipsis prioribus e vexillifero et dicto offitio XII bonorum virorum placuerit.
Ne’ libri pubblici di Lucca è notato al 1382, 23 agosto: Cum per commissarios Lucani Comunis ordinatum fuerit quod pro munitione et tuitione civitatis Lucanæ fierent quatuor bombardæ grossæ, et sic per Johannem Zappetta de Gallicano jam duo fabricataæ sint, et in civitate Lucana ductæ, et denariis egeat præfatus Johannes pro fabricatione et constructione reliquarum etc.
Il 27 ottobre 1470 Paolo Nicolini domandava di poter fare a Petrajo un edifizio a acqua per trapanare le spingarde. Mem. Lucchesi, II. 221.
[401]. Est bombarda instrumentum ferreum cum tromba anteriore lata, in qua lapis rotundus, ad formam trumbæ, habens cannonem a parte posteriori secum conjungentem, longum bis tanto quanto trumba, sed exiliorem, in quo imponitur pulvis niger artificialis cum salnitrio et sulphure et ex carbonibus salicis per foramen cannonis prædictis versus bucam etc. De bellicis machinis, mss. — Moschetto diceasi nel medio evo un projettile che si lanciava con una balista più forte. V. Ducange. Giovan Villani, lib. x, c. 21, dice che in una battaglia data dal fratello del re Roberto «molti furono fediti e morti di moschetti di balestri di Genovesi». E nelle Storie pistoiesi al 1326: «M. Simone fu fedito d’una moschetta al ginocchio».