[402]. Al 1441 nel castello di Nizza marittima v’avea venticinque palle di pietra da centrentasei libbre.
[403]. Rer. It. Script., XXIII. 794.
[404]. All’assedio di Zara, nel 1346, lanciaronsi pietre da libbre tremila (metriche 1431): a quello di Cipro nel 1373, che costò alla repubblica più di tre milioni di ducati (15 milioni di nostre lire) i Genovesi ebbero un trabocco che lanciava da dodici a diciotto cantari, da libbre cencinquanta (metriche 1287).
Non di rado fu usato il fuoco greco, composizione arcana; e pare che questo nome si applicasse a tutti i mezzi d’incendiare. Il Valturio chiama fuoco greco una composizione di carbon di salice, nitro, acquavite, solfo, pece, incenso, con filo di lana molle d’Etiopia.
[405]. Nel 1405 il Sanuto (Rer. It. Script., XXII. 817) parla di bombarde che scagliavano palle di quattrocento in cinquecento libbre; da cinquecentotrenta libbre ne cita al 1437 Neri Capponi (XVIII. 1285); d’una nel 1420 di sei cantari genovesi Giovanni Stella (XVII. 1282); nel 1453 molte di mille e milleducento libbre sono accennate in Martène, Thes. Nov. Anecd., 1820. I Genovesi lanciarono pietre da Pera fino a Costantinopoli.
[406]. Così un sacro dell’arsenal veneto aveva:
Chiamata son la fiera serpentina
Che ogni fortezza spiano con ruina.
1508, Opus Thome D. Fr.;
e una spingarda, Il nome mio possente; una colubrina, Non mi aspettare; un’altra, Non più parole. Ad Algeri nel 1831 fu trovato un grosso cannone colla scritta: