Quand’io mi nutrirò di polve e foco,
Ogni terrena possa
Contro ai vomiti miei cederà il loco.
[407]. A torto dunque si dicono adoperate la prima volta all’assedio di Wachtendonk nel 1588. L’ambasciadore veneto Andrea Gussoni scrive che «il duca Cosmo di Toscana si diletta di fuochi artifiziali, e ha modo di fare una palla di così grande artifizio, che uscita dal pezzo, si fa rompere ove l’uomo vuole, o vicino a trenta braccia d’uscita, o a mezza strada: e dove dà ed è volta, fa grandissima mortalità di gente».
L’Archivio mediceo, filza 45, contiene originale questa lettera di Ferdinando re di Napoli a Lorenzo il Magnifico (ap. Gaye):
«Rex Siciliæ, magnifice vir, amice mi carissime,
«Avendo noi presentito che in lo arsenale de questa Signoria è un capomastro, nominato mastro Joanni, lo quale noviter ha trovato certa natura de navili, quali chiama arbatrocti, che teneno bumbarde supra quali tirano preta de CCL libbre, ne è stato piacere intendere la invenzione, ed havevamo assai de caro vederne l’effecto. Pertanto vi pregamo ne vogliate mandare lo dicto mastro Joanni quale monstrarà lo modo di taglio de dicti navilii ad questi nostri, acciò che ne possiamo o ad lui o ad li nostri far costruere uno per satisfatione dell’animo nostro, che de ciò ne farete piacere etc. etc.
Datum in civitate Calvi, XIII jan. 1488.
Rex Ferdinandus.
Joannes Pontanus.
[408]. Relazioni d’ambasciadori veneti. Firenze, serie II, vol. II, p. 135.