Procedeano dunque contemporanei due sistemi d’architettura: l’uno conforme alla basilica romana con linee rette e coperture angolari; l’altro alla bisantina con curve e con cupole, le quali, da emisferiche sopra un cilindro come le facea Roma, sorsero a più vaste proporzioni, e svilupparono i pennacchi, per appoggiarsi su quadrato o ottagono. La cupola di San Vitale a Ravenna è formata con doppio ordine di vasi a spira: quella di San Michele a Pavia posa su piano ottagono che s’innesta al quadrato mediante pennacchi, prima idea dei timpani: al domo di Pisa e di Corneto sono ellittiche; oblunghe quelle di San Marco, senza intermezzo fra la calotta e i pennacchi.
Gli edifizj che su mentovammo, e i duomi di Piacenza, di Verona, di Terracina, di San Leo di Ancona, passavano dal romano bisantino allo stile lombardo o romano: in alcuni appare l’arco acuto, se non altro nell’incrociarsi dei costoloni della volta. La nazionale vanità sarebbe blandita dal credere che da questa derivasse l’architettura gotica; ma non ce n’ajuta la storia.
L’arco acuto, suggerito naturalmente dalle grotte, fu imitato in sostruzioni e acquedotti; e senza uscire d’Italia, l’abbiamo nella porta Sanguinaria ad Alatri nel Lazio, città fondata da Saturno forse duemila anni avanti Cristo, e nella porta Acuminata pur nel Lazio, di costruzione ciclopica[113], e in alcune fogne di Roma. Quelli delle cento canterelle di Nerone a Miseno, e di qualche forno di Pompei, sono piuttosto capriccio e accidente che sistema.
Da noi l’arco acuto dapprima apparve unito col tondo. A Subiaco, deliziosa solitudine a cinquanta miglia da Roma presso le fonti dell’Anio, attorno alla grotta di San Benedetto si fabbricarono chiesuole e celle, dinotate col nome di Sacro Speco: distrutte o guaste da Longobardi e Saracini, vennero riedificate nell’847 dall’abate Pietro, che particolarmente restaurò la cappella da Leone IV consacrata a San Silvestro, scarpellata nella roccia, a volta acuta, come altre escavazioni di colà. Sopra le quali nel 1053 l’abate Umberto cominciò una chiesa, e dopo tredici anni l’abate Giovanni la fece servire di confessione al tempio che vi eresse: e fosse per rispetto ai venti ed alle nevi, o per imitazione d’essi sotterranei, fu disposto a volte acute, come anche il monastero di Santa Scolastica che ne dipende.
È arcacuta la chiesa di Chiaravalle tra Ancona e Sinigaglia del 1172: nel qual modo l’anno seguente fu restaurata parte della cattedrale di San Leo nell’Urbinate. Tali appajono alcuni portici di Rimini nel 1204, e si mescolano agli emisferici nel San Flaviano presso Montefiascone, rifabbricata da Urbano IV. Così timidamente s’insinuava quella novità, spesso non occupando che gli spazj ove non poteva tondeggiarsi la volta. Nella Porziuncola, cameretta di san Francesco or rinchiusa in Santa Maria degli Angeli d’Assisi, l’arco acuto della porticina è inserito in uno a pieno centro.
Buon pezzo prima che l’arco acuto divenisse comune, l’ampiezza delle cattedrali, l’elevazione delle guglie, il girar delle navi attorno al coro, ed altri caratteri del gotico si trovano nelle tante chiese erette verso il Mille, avanti che si vedessero nelle crociate le asiatiche, da cui alcuno vorrebbe l’imparassimo.
Non escludiamo però l’influenza orientale; e dagli Arabi furono probabilmente erette la Zisa e la Cuba a Palermo, e certo la fortezza e i bagni d’Àlcamo sul monte Bonifato, le une e gli altri aventi l’arco retto. Altre fabbriche mostra il Mongibello presso Siracusa, le città di Polemi e Lonama due secoli fa serbavano ancora pregevolissimi avanzi; e così il porto di Marsala. Prima del 1132 Ruggero normanno faceva nel suo palazzo di Palermo la cappella di San Pietro, dove, sopra colonne corintie di preziosi marmi orientali, voltano in punta tutti gli archi e il trionfale; ed ergeva l’ampia cattedrale di Cefalù, con capricciosi intrecci d’archi acuminati d’ogni grandezza o sfogo: dorature, musaici, iscrizioni servono d’ornamento. Al 1174 rapidissimamente si finiva il più splendido monumento d’arte siculo-normanna, il duomo di Monreale, ad archi acuti, con profusione di musaici e con un mirabile chiostro, tutto, fin le colonne, a scolture e musaici. Contemporaneamente s’innalzavano la Martorana, Santa Maria dell’Ammiraglio, San Cataldo, la Matrice e Santo Spirito a Palermo, la cattedrale a Messina, di cui il tremuoto non risparmiò che una porta, Santa Maria di Randazzo; e sempre col sesto acuto, quale pure nella cappella di San Cataldo a Palermo, anteriore al 1160[114]. Colà dominavano e Arabi e Normanni, sicchè ne traggono prove e quei che derivano il gotico dall’Oriente e quei che dal Settentrione. Però la pianta ritrae ordinariamente dalla romana-cristiana, la cupola ha del bisantino, mentre l’arco si allunga alla musulmana, e i fregi e ghirigori arabeschi s’alternano con pezzi tolti da edifizj classici.
Le fabbriche normanne e sveve dell’Italia meridionale sono simili, pur non eguali a quelle di Sicilia; e primeggia il duomo di Salerno, eretto il 1080 da Roberto Guiscardo. Il portico quadrilatero che precede, ha colonne corintie, levate dalle ruine di Pesto, sormontate da archi tondi: la porta maggiore è fregiata con gusto classico: bisantini sono il coro e le tre tribune: squisito il musaico al coro, all’ambone e alla cantoria. Archi acuti sopra colonne antiche sono nel duomo di Amalfi, e archi moreschi nell’attiguo chiostro; siccome pure in quel di Ravello, legantisi con fantastica varietà. I duomi di Troja, di Trani, di Bitonto, San Nicolò di Bari, hanno parti che si rivelano di quell’età; e il Castel del Monte, palazzo di Federico II, quadrangolare con torre simile, abbellisce le forme germaniche con cornici e frontoni antichi.
Destatasi poi in quel tempo portentosa attività di fabbricare e restaurare, si moltiplicarono le opere arcacute. Nel sacro convento d’Assisi poco dopo il 1226 frate Elia eresse a san Francesco il famoso tempio, o piuttosto tre tempj un sovrapposto all’altro. Nell’inferiore prevale ancora l’arco tondo; ma nel superiore appajono regolarmente gli archi in punta, impostati sovra piloni, da cui sorgono le colonne del corpo superiore a fasci, e il cui costolone principale s’incrocia con quello del pilastro vicino per formare il colmo. Divenuta modello delle altre chiese innalzatesi al nuovo santo, questa contribuì non poco a diffondere il gotico. Sull’architetto non s’accordano, ed il Vasari nomina a sproposito un tedesco, padre di Arnolfo di Lapo: altri opina che e Lapo ed Arnolfo imparassero da Nicola pisano, al quale darebbero lode di quel disegno[115], del resto troppo somigliante ai tedeschi.
Del vedere a un tratto gli edifizj assumere il sistema gotico, non si può per avventura dare più conveniente spiegazione che l’influenza delle loggie massoniche. Come le altre arti, così i maestri di fabbrica erano stretti in corporazioni, e fin le leggi longobarde ripetutamente parlano de’ magistri comacini (t. V, p. 144). Intende de’ capomastri, i quali dai laghi di Como e di Lugano andavano già, come vanno ancora, per tutto il mondo in uffizio di fabbricare: e forse per opera loro le corporazioni muratorie furono connesse ne’ varj paesi con riti solenni d’ammissione, e riconosciuta giurisdizione particolare, cioè franca; onde il loro nome di Franchi muratori o Franchimassoni. Essi trasmettevansi tradizioni arcane intorno ai metodi del costruire; il che fece progredire la meccanica, conoscere a punto la spinta delle volte, la forza degli archi, la forma meglio conveniente, ed altre norme che dipoi andarono perdute in grazia del segreto con cui erano custodite.