Questi autori ci conducono fin valico il medioevo, e fin a quelli che meritano il titolo di storici. A chiarire e interpretare essi autori, massime pei secoli più muti di luce, a supplirne le mancanze, ad accertarne i tempi, soccorrono le lapidi e le monete, come per la storia antica; ma vi si aggiunge una dovizia di documenti. Sono la più parte scritture pagensi, cioè d’affari privati: per entro le quali lo statista aguzza l’occhio a scovare le traccie del popolo e il carattere delle società nella natura de’ possessi e de’ contratti; il cronologo se n’ajuta a disporre i successi per anni, primo passo a connetterli e intenderli; la storia ne ricava le tinte onde incarnare gli aridi contorni de’ cronisti.

Di che scabrezza sia un tale lavoro, non può valutarlo se non chi v’abbia steso le mani; onde si trova più facile, e perciò è più consueto il deriderlo come erudita pedanteria. E di beffardi, sturbatori della scienza e martirio degli operosi, non fu penuria in verun tempo; ma neppure di rassegnati, che rinvergarono con pazienza, interpellarono con sincerità questi testimonj del passato, pur ignorando che cosa deporrebbero. Già nel Cinquecento (secolo che per farnetico dell’antichità classica recavasi a schifo come barbarie e ignoranza tutto ciò che avesse attacco al medioevo) v’ebbe cronisti e storici che nei loro racconti intarsiarono documenti. Su questi elaborò la sua Storia del regno italico dal 281 al 1200 Carlo Sigonio, il primo che penetrasse in quell’inesplorata boscaglia. Sfiorò esso gli archivj tutti d’Italia e singolarmente della Lombardia, per sè o per mezzo d’amici esaminò i Monumenti; e il catalogo di questi, pubblicato il 1576, desta meraviglia, per quanto le cresciute cognizioni l’abbiano convinto di molti errori e di ben più mancanze[240].

Dei documenti si valsero il Sabellico e il Giustiniani per la storia di Venezia, il Borghini ne’ Discorsi storici sopra Firenze, il Corio ora detto, il San Giorgio di Biandrate nella cronaca del Monferrato sino al 1490, Gioffredo della Chiesa in quella di Saluzzo fin al 1419, primo che de’ paesi subalpini scrivesse in italiano; Benedetto Giovio nella Storia di Como; e più tardi il Tatti negli Annali ecclesiastici della stessa città, quando anche il Campi nella storia di Cremona, il Martorelli in quella di Osimo, il Pellini in quella di Perugia[241], l’Ughelli nell’Italia sacra, il Cinonio nelle Vite dei pontefici, il Puccinelli nell’Ugo il Grande, il Gallarati nei Monumenti novaresi, il Guichenon nella Casa di Savoja, il Compagnoni nella Reggia picena. Uno de’ migliori il Ghirardacci nella Storia di Bologna (di cui non s’ha alla stampa che fino al 1425) mancò dell’arte di disporre, e narrò quasi sempre incolto; ma offre tal suppellettile di notizie e documenti, che pur beati se tutte le città ne apprestassero tanti.

Conosciutane l’utilità, si fecero raccolte sia de’ cronisti, sia de’ documenti, e prima da forestieri, giacchè ci vennero da Francoforte gli Scriptores Rerum Sicularum e i Rerum Italicarum Scriptores varii; da Parigi Ugo Falcando, e le Cronache Cassinensi di Leone d’Ostia e di Pietro Diacono; da Rouen Guglielmo Apulo; da Spagna la Cronaca di Gaufrido Malaterra; da Augusta il Ligurino del Guntero sulle imprese del Barbarossa; da Lione il Codice Longobardo, e gli Annali Toscani di Tolomeo Fiadoni; da Magonza Anastasio Bibliotecario. Gilberto Cognato nella Sylva variarum narrationum ci dava l’Origine de’ Guelfi e Ghibellini di Benvenuto da San Giorgio; il Menkenio nelle Cose germaniche stampava la cronaca di prete Andrea da Bergamo; Eckardt nel Corpus historicum medii ævi quella del Jamsilla dal 1210 al 1258; Bongarsio ad Annover il Liber secretorum fidelium crucis di Marin Sanuto; i Bollandisti molti atti dei nostri santi; altre novità la Bibliotheca Patrum, e il Baluzio nelle Vite dei papi avignonesi e nella Miscellanea di vecchi monumenti; e Rymer negli Atti editi a cura del Governo inglese; e Grevio e Burmann nel Tesoro delle antichità d’Italia a Leida. Altre apparvero ne’ Glossarj del Ducange, del Carpentier, dell’Adelung, nelle Centurie di Magdeburgo, nella Biblioteca del Fabrizio, nelle Raccolte diplomatiche di Dumont, Martène, Durand, nel Tesoro novissimo di Pertz, negli Scrittori di cose brunsvicesi del Leibniz, nel Diarium italicum del Montfaucon, nelle Raccolte del Goldast, del Mabillon, del Wadding, del Tillemont, e principalmente nel Codice diplomatico d’Italia del Lünig.

Fra noi erano già comparse le raccolte del Bullario Romano per ordine di Sisto V[242], il Bullario Cassinese del Margarini, e il Tesoro Politico contenente relazioni d’ambasciadori veneti; poi nel secolo passato crebbe tale sollecitudine. Una Società Palatina di nobili milanesi stampava opere di patria erudizione, e principalmente i Rerum Italicarum Scriptores del Muratori, disposti con ordine e con savie note e prefazioni[243]. Vi servono di complemento gli Italicæ Historiæ Scriptores dell’Assemani, i Rerum Italicarum Scriptores ex florentinæ bibliothecæ codicibus del Tartini, la Collectio anecdotorum medii ævi ex archivis pistorensibus del Zaccaria, la rarissima del Mittarelli Ad Scriptores Rerum Italicarum accessiones historiæ faventinæ, la raccolta delle più rinomate storie e delle cronache di Napoli.

Alla cognizione del medioevo recavano sussidj nuovi Giorgio Giulini con dodici volumi di Memorie spettanti al Governo e alla descrizione della città e campagna di Milano ne’ secoli bassi, paziente alle ricerche se inetto alle induzioni; l’abate Fumagalli e i suoi Cistercesi colle Antichità Longobardiche Milanesi, col Codice Diplomatico Santambrosiano, ricco di ben centrentacinque documenti dal 721 all’897, e colle Istituzioni Diplomatiche. L’Argelati, scarso di critica e discernimento, ragionava delle monete italiche, e catalogava gli scrittori milanesi; l’Allegranza, il Sassi, l’Oltrocchi, il Bona illustravano i riti e le antichità ecclesiastiche: Gian Rinaldo Carli, oltre le Antichità Italiche, discorreva delle monete e zecche d’Italia, disaminate pure da Vincenzo Bellini e da Guid’Antonio Zanetti[244]. Il canonico Lupo, raccolse nel Codice Diplomatico Bergomense preziosi documenti dal 740 al 1190, nel prodromo molti punti della nostra costituzione politica ravvisava con un acume che verun contemporaneo uguagliò. Centinaja di diplomi erano dati dal Corner nei diciotto volumi de’ Monumenti della Chiesa veneta, dal Rossi in quelli della Chiesa d’Aquileja, dal Brunacci e dal Gennari in quelli di Padova, dal Vairani in quelli di Cremona, dal Moriondi in quelli d’Acqui, da Jacopo Durandi nelle Notizie dell’antico Piemonte, delle cui leggi e della pratica legale trattavano il Galli e il Duboin; dal Fiorentini e dal Mansi nelle Memorie della gran contessa Matilde, dal Pellegrini nella Storia dei principi longobardi, dal Carlini nella Pace di Costanza, da Placido Troilo nella Istoria generale del regno di Napoli, da Giovanni de Vita nel Thesaurus Antiquitatum Beneventanarum medii ævi. Il gesuita Zaccaria, negli Excursus Litterarii per Italiam ab anno 1742 ad 1752, molti monumenti produsse di civile ed ecclesiastica erudizione. Giambattista Verci si mostrò infaticabile a cercar documenti, generosissimo a pubblicarli, buon cristiano a esaminarli, e arguto a trarne cognizioni nuove o emenda di vecchie nel Codice Ecceliniano e nella Storia della Marca Trivigiana in venti volumi, di ciascun de’ quali due terzi sono documenti.

Intanto dal maronita Assemani era data fuori a Roma la Bibliotheca Orientalis Clementina Vaticana; dal Cenni il Codex Carolinus, che chiarì la donazione di Carlo Magno ai papi; dal Mansi la collezione più compiuta de’ concilj, oltre migliorare le opere del Baronio e del Pagi. Marco Fantuzzi ne’ Monumenti Ravennati stampava ottocensessantacinque fra documenti ed estratti, dal VII secolo ove finisce la preziosa raccolta dei papiri del Marini, fino al XVI. Scipione Maffei nella Storia Diplomatica chiariva e combatteva il Mabillon, e nella Verona Illustrata mostravasi modello non solo dell’attento raccogliere, ma del savio argomentare. Di monsignor Giusto Fontanini, il quale, più ricco di vanità che d’ingegno, erudizione e buona fede, pedantescamente miope e sofistico senz’acume, trattò molti punti, massime ecclesiastici, e diè la storia dell’Eloquenza italiana, i moltissimi errori e le infinite omissioni riparò Apostolo Zeno, dal quale son pure a domandare i giudizj intorno agli storici italiani che hanno scritto latinamente. Aggiungiamo le Delizie degli eruditi toscani, pedantesca compilazione del padre Idelfonso, del Mansi, del Lami, senza scelta nè confronto di codici, nè fedeltà di lezione, sicchè non si può valersene a fidanza. Dal Lami furono aggiunti i monumenti della Chiesa di Firenze; i duchi e marchesi di Toscana dal Della Rena e dal Camici; i Sigilli Antichi dal Manni; i Scelti diplomi pisani e le dissertazioni sulla storia di Pisa dai Dal Borgo, su quella Chiesa dal Mattei, su quegli statuti dal Valsecchi; gli Aneddoti pistojesi dal Zaccaria: oltre i documenti, comunque disordinati e per tutt’altro intento, che accumularono esso Lami nell’Odeporico, e il Targioni Tozzetti ne’ Viaggi, opportunamente adoprati e cresciuti dal Repetti nel Dizionario geografico.

Molte storie municipali furono appoggiate ai documenti. Tale la comasca di Giuseppe Rovelli, che ne’ discorsi preliminari poneva savie riflessioni sullo stato d’Italia alle varie epoche, supplendo col buon senso e colla dottrina legale alla scarsezza d’erudizione. Pel Friuli avemmo le notizie del Liruti, e la dissertazione sui servi del medio evo, oltre la Patria del Friuli descritta da Franco Berretta; per la Valtellina le dissertazioni del Quadrio sulla Rezia di qua dall’Alpi, guaste da un falso amor di patria; per la marca Trevisana monsignor dell’Orologio; per Ferrara il Frizzi; per Reggio la storia fin al 1264 dall’Affaroso, per Parma e Guastalla dall’Affò, per Brescia dal Biemmi, per Monza dal Frisi, per Rimini da Battaglini e Zanetti, per l’Agro Piceno dal Colucci, per Bologna dal Savioli, per Pistoja dal Fioravanti, per la Garfagnana dal Pacchi, per Mantova dal Visi, per Perugia dal Mariotti. Le chiese veronesi ricevevano illustrazione dal Biancolini, il diritto e le costituzioni di Milano da Gabriele Verri[245], e la sua Chiesa dal Puricelli, dall’Allegranza, dal Sassi[246], dall’Oltrocchi[247]: i senatori di Roma da Vitale e Vendettini, da Galletti il primicerio, le sue arti dal Minutoli, dal Coronelli, dal Ficoroni, dal Bosio, dall’Aringhi. Il Tiraboschi, oltre il Codice diplomatico di Modena, porgeva la storia della badia di Nonantola, e i monumenti degli Umiliati; quelli de’ Cistercensi il Tromby, de’ Camaldolesi il Costadoni e il Mittarelli, de’ frati Gaudenti il Federici, poi de’ Domenicani il Razzi ed ora il Marchese.

Le genealogie d’alcune case porsero occasione a rivendicare in luce nuovi rogiti e diplomi, come la famiglia Carafa e diverse altre nobili per Biagio Aldimari, la Sforza e i duchi d’Urbino per Rinaldo Reposati, i conti Guido pel padre Idelfonso[248] e per Scipione Ammirato, la famiglia Conti per Andrea Salici, de’ Monaldeschi pel Ceccarelli, le bolognesi pel Leandro Alberti, le vicentine pel Castellini e, a tacer altri, le estensi pel Muratori, modello di ampia erudizione e di savia se non disinteressata critica[249]. Aggiungi molte biografie, come l’Ambrogio camaldolese del Mehus, il Marsilio Ficino del Brandini, il Trivulzio e il Filelfo del Rosmini, la contessa Matilde del Fiorentini.

Nelle contese di supremazia della curia romana coll’Impero e con altri Stati bisognò appoggiarsi a carte[250], e principalmente nella famosa disputa della chinea, tributata a Roma nel regno delle Due Sicilie. Al qual paese fu apprestata larghissima messe nella Biblioteca Napoletana del Toppi colle Copiose addizioni del Nicodemo, nel Delectus scriptorum rerum neapolitanarum del Giordani, nel Corpus scriptorum e dei cronisti e scrittori sincroni della dominazione normanna (1845) di Del Re, nella Bibliotheca Sicula e nelle Bullæ et instrumenta panormitanæ ecclesiæ del Mongitore, negli atti di Federico II del Carcani, Codex diplomaticus del De Giovanni, nella Biblioteca degli scrittori siculi sotto gli Aragonesi di Rosario De Gregorio, da cui pure la Collezione delle cose arabe spettanti alla storia siciliana, ove la famosa Chronica saracenica sicula avuta d’Inghilterra dal Gobbart; dalle quali raccolte esso De Gregorio trasse eccellenti considerazioni. Si aggiungano il Codice Diplomatico arabo-siculo dell’Airoldi; le Memorie e la Biblioteca storica del Caruso con monumenti dal VII secolo fino al 1282; la incompiuta della badia di Montecassino del Gattola; la storia ecclesiastica di Nola del Remondini, di Monreale del Grassi, che diè pure i monumenti per la Sicilia; la storia de’ principi longobardi del canonico Pratillo; quella delle leggi e magistrati del Regno del Grimaldi; la Sicilia sacra del Pirro.