Generale divenne dunque l’uso delle truppe mercenarie, e persone e paesi si applicarono specialmente a quest’arte. Nella bassa Germania e in quella che poi formò la Svizzera, sminuzzata tra innumerevoli signorotti, e con più popolazione che mezzi di sostentarla, presto divenne un mestiere il servire coll’armi; e come capobande era comparso in Italia quel Rodolfo d’Habsburg, la cui discendenza dovea darle tanti regnanti[315]. Allorchè Enrico VII morì a Buonconvento, i Tedeschi che con lui aveano passato le Alpi rimasero improvvisamente senza soldo e senza padrone, e vissero di saccheggiare, finchè si allogarono con chi li pagasse: altrettanto fecero i seguaci di Lodovico Bavaro, e quei che erano venuti col duca di Carintia, col re di Boemia, al ritorno ne’ loro paesi preferendo il rimanere nel nostro: con loro si univano i nostri maneschi, e gente necessitata a misfare per fuggire castighi. I tirannetti preferivano sempre i Tedeschi, perchè stranieri ai partiti nazionali, e perchè più ostinati, come quelli che non poteano disertare, e che aveano mestieri della guerra per vivere. Questi venderecci, non combattendo nè per sentimento nè per obbedienza ma per guadagneria, riuscivano terribili ad amici e nemici.
In Italia i cittadini eransi mostrati eroi nell’acquistare contro il primo e difendere contro il secondo Federico la loro indipendenza; ma quando le guerre si prolungarono, e divennero schermaglie di partiti, o da un signore decretate per proprio interesse e capriccio, essi prendeano le armi di tanto minor voglia, quanto più venivansi avvezzando alle dolcezze della quiete e all’applicazione delle arti. Ai signori nulla poteva tornare più desiderevole che questo svogliarsi dalle armi, le quali in man de’ cittadini sono terribile ritegno alle prepotenze: onde di lieto animo li sgravarono di tal peso, cambiandolo con un tributo, del quale si valeano per condurre truppe a stipendio.
Si trovò dunque chi speculasse su questo nuovo lucro, e uomini disposti a «versar l’alma a prezzo», e condottieri che li comprarono, rizzando una bandiera di ventura per far guerra dove avessero maggior derrata. Costoro, trovandovi guadagno e fama, esercitarono meglio le bande, che applicate per elezione alle armi, dovettero possederne l’abilità, se non il vero coraggio che nasce dal sentimento del dovere. La milizia cessava dunque d’essere, come deve, una istituzione dello Stato, e diveniva mestiere d’individui: da gente poi senza patria, senza causa, senz’altro movente che l’oro, poteasi più aspettare nè cortesia cavalleresca, nè lealtà, nè l’altre doti che sceverano il masnadiero dal campione?
Questa genìa nuova, principal parte sostenne nelle guerre non solo, ma nelle vicende politiche del periodo sul quale ora ci esercitiamo, e che forma una nuova fasi della vita signorile. Perocchè da prima vedemmo i castellani imperare sul suolo sbocconcellato. Dappoi che furono la più parte costretti a divenire cittadini, cercarono primeggiare nei Comuni colle magistrature o col capitanare le fazioni; e Giano della Bella, Vieri de’ Cerchi, Corso Donati, non meno che i Torriani, i Carrara, i Da Camino, andarono podestà o capitani del popolo in varie città o nella natìa col mescere partiti. Or ecco nuovo campo aprirsi ai gentiluomini, il condurre soldati a servizio di questo o di quel belligerante, col nome in prima di capitani, poi di condottieri: e già per tal via vedemmo ingrandire Uguccione, poi Castruccio: e fu col costoro ajuto che le città, divezzate dalle armi, si sottoposero a principi.
I Comuni dovettero anch’essi adottare questo sistema, e appunto colle bande Firenze resistette a Castruccio, poi ai Visconti e al papa. Nel 1322 alcuni, partiti dal soldo de’ Fiorentini, si unirono a Deo Tolomei fuoruscito di Siena, che, raccoltine oltre cinquecento a cavallo e moltissimi a piedi, corse infestando il Senese[316], finchè il verno e la fame li sbrancò. Narrammo le vicende e la baldanza di quei che dal Ceruglio pericolarono Lucca e Pisa.
Guarnieri duca di Urslingen, con molti altri tedeschi a cavallo condotto a provvigione dai Pisani contro Firenze nella guerra di Lucca, congedato assunse imprese per proprio conto, e spinto (1343) o anche pagato dai Pisani e dai signori lombardi per danneggiare i principotti di Romagna, unì a sè le bande di Ettore Panigo e di Mazarello da Cusano bolognesi, e intitolandosi signore della Gran Compagnia, nemico di Dio, di pietà, di misericordia, taglieggiava tutt’Italia, dando mano a ribelli e vendicativi. Tremila barbute lo seguivano con infinita ciurma, ogni dì cresciuta dalla schiuma de’ paesi traversati; correvano a man salva sopra chiunque differisse a dare quanto pretendevano; e incendj, devastazioni, e quantità di villani appiccati agli alberi segnavano il loro passaggio. Alfine Guarnieri pel Friuli se n’andò ben arricchito: ma quando i pochi resti della sua banda ebbero al giuoco, ai bagordi, a postriboli sguazzato le prede, egli tornò con Luigi d’Ungheria venuto a conquistare il regno di Napoli, e che blandiva questo masnadiero al punto di volere da esso ricevere l’ordine cavalleresco. Accordatosi col vaivoda di Transilvania e con altri capibanda, fino a raccorre diecimila armati, Guarnieri taglieggia la Capitanata e la Terra di Lavoro (1348), e ogni luogo dove trapiantasse gli alloggiamenti; e il bottino che i suoi spartirono alla fine si valutò mezzo milione di fiorini, non contando l’armi, i cavalli, i panni e le cose d’uso o trafugate; e dopo strazj infandi traendosi dietro prigionieri e donne rapite, attraversarono la spaventata Italia.
Fra queste bande e nelle guerre del Napoletano (1351) si era segnalato Monreale d’Albano frate spedaliere, che, affidatisi alcuni masnadieri ed esibendosi a un signore o all’altro, era venuto in fiducia che nulla fosse impossibile alla forza; onde mandò inviti e promesse a quanti erano mercenarj per Italia, e arrolati millecinquecento cavalli e duemila fanti, mise a sacco la Romagna. Avvezzò egli i suoi a rubare e assassinare con ordine: teneva tesoriere, segretarj, consiglieri con cui discutere; giudici che mantenessero fra i soldati una giustizia a modo suo, e reprimessero i saccardi: il bottino doveva essere compartito equamente tra uffiziali e soldati, poi venduto a certi mercanti privilegiati: una repubblica insomma di masnadieri disciplinati. E per tutto se ne parlava; i venturieri non vedeano l’ora d’aver finito la propria condotta per mettersi ne’ ruoli di frà Moriale, e fin principi e baroni di Germania. Così aggomitolò da settemila cavalli e millecinquecento fanti scelti, ma l’ondata seguace saliva sin a ventimila; e ognun pensi come i paesi doveano rimanere in isgomento, e se pagavano di grosso acciocchè non venissero a far di loro Dio sa che. Le città toscane si serrarono in lega per difendersi, ma egli bravando di volerne far quel peggio che mai, seppe sconnetterle, ciascuna tagliando di pingui riscatti: Siena di sedicimila fiorini, d’altrettanti Pisa, di venticinquemila Firenze per rimanerne lontano due anni, oltre i regali ai capi. E corsa per sua la campagna, andò a servire la lega formata contro i Visconti, patteggiando cencinquantamila fiorini per quattro mesi di servizio. Finito il quale (1354), traversò Italia onde andare ad accaparrarsi imprese per la nuova stagione; ma Cola Rienzi il colse, come vedremo.
Tal modo di guerra aggeniava agli Stati piccoli e trafficanti, che col denaro sapeano di avere in pronto truppe ad ogni occorrenza, e ripristinavano in certo qual modo l’equilibrio, rotto dal crescere d’alcune potenze. Ai tiranni conveniva onde perfidiare la pace, giacchè, se volessero nel cuor di questa rovinare un loro nemico, congedavano una banda con segreto concerto che la si gettasse sulle terre di quello. Il condottiere tornava opportunissimo alla diffidenza di Stati non eretti saldamente sopra le istituzioni: e l’aristocrazia, temente la popolarità d’un guerriero vittorioso; la democrazia, gelosa di non affidare il comando a un cittadino; i principi, che repugnavano dall’armare nè i nobili nè la plebe, trovavano al caso loro questo nomade eroe, che combatteva perchè pagato, che se ne andava al cessar degli stipendj, che alla peggio potevasi reprimere collo stipendiare un suo emulo. Venezia, che, per gelosia, ai proprj nobili non avea mai consentito i comandi, menò soldati a mercede in tutte le campagne di terraferma; Firenze si piacque di un sistema, che i cittadini lasciava attendere alla mercatura e alle industrie di mano e d’ingegno; se ne piacque Roma pretesca: e così si estese questo vil modo, che della guerra faceva una speculazione, togliendole quel decoro che la rende men trista.
E fu un nuovo e gravissimo flagello della patria nostra. Que’ venturieri, terribili per barba, per cimieri strani, per nomi strepitanti, unendosi improvvisi e guerreggiando senza ragione, nessun più lasciavano sicuro della pace. Combattendo senza sentimento nè onore, ispiravano diffidenza anche ai proprj compratori, disposti com’erano ad abbandonarli appena ne trovassero uno più generoso. Ad ogni impresa ben riuscita, pretendeano paga doppia e mese compiuto; se finita la loro ferma non fossero ricondotti, o la pace li mettesse in aspetto, i capitani assumevano imprese per conto proprio: riuscivano? ecco terre da saccheggiare, prigionieri da taglieggiare, conquiste da rivendere: fallivano? aveano scemato le bocche da mantenere. Dietro a loro traeva sempre una ribaldaglia di spie, saccomanni, guastatori, che sperperavano il paese, non peritandosi fra pace e guerra, fra amici e nemici. Aveano l’accortezza di non badarsi in un paese tanto da eccitare i natii a difesa disperata, e gl’inducevano a soffrire colla lusinga che presto ripartirebbero.
Nerbo degli eserciti restava sempre la cavalleria pesante, poco reputandosi la fanteria, cernita fra vulgari, e che supponevasi incapace a sostenere l’urto de’ corazzieri. Ma la grave armadura, disposta alla difesa anzichè all’offesa, rendeva i militi più formidabili per massa che per agilità; e se dai molti arcieri e pochi balestrieri che erano allora negli eserciti non poteva essere trapassata, disserviva però ne’ paesi caldi; e caduto che uno fosse, più non poteva rialzarsi, e rimanea prigione o ucciso o soffocato. Qualunque ostacolo poi frangeva quelle massicce ordinanze, nulla poteano fra le montagne, poco al varco de’ fiumi; in conseguenza evitavano le battaglie in campagna rasa, o bisognava che i due generali nemici si mettessero d’accordo per scegliervi luogo opportuno, come si farebbe in duello o in un torneo.