[12]. Mémoires, cap. VII.
[13]. Andrea Biglia, allora vivente, racconta che Antonio Bosso, intrinseco di Facino, l’avvertì restargli poche ore di vita, e però provvedesse all’anima sua. Facino rabbujato gli intima: — Va tu a cercarti un confessore, che fra un’ora ti manderò al supplizio». Il Bosso, che lo sapea uomo da mantener la parola, sbigottì tutto, e quasi venne meno; ma Facino rasserenatosi gli soggiunse: — Da quel che provasti tu, argomenta quel che hai fatto soffrire a me col tuo pronostico». Davvero non era momento da burle.
[14]. Una casa comprata dalla Signoria per regalare a Luigi Gonzaga signore di Mantova, costò seimila cinquecento ducati; tremila un’altra donata al vaivoda dell’Albania. Le prove sono in Daru, Storia di Venezia, lib. XIII.
[15]. Alle tante prediche di pace si potrebbe opporre una di guerra, riferita da Franco Sacchetti, come udita da lui allora appunto da un romitano in San Lorenzo di Genova. E’ diceva: — Io sono genovese; e se io non vi dicessi l’animo mio, e’ mi parrebbe forte errare; e non abbiate a male che io vi dirò il vero. Voi siete appropiati agli asini: la natura dell’asino è questa, che quando molti ne sono insieme, dando d’uno bastone a uno, tutti si disserrano, e qual fugge qua, e qual fugge là, tanta è la lor viltà; e questa è proprio la natura vostra. E i Viniziani sono appropiati a’ porci, e sono chiamati Viniziani porci, e veramente eglino hanno la natura del porco; perocchè essendo una moltitudine di porci stretta insieme, ed uno ne sia o percosso o bastonato, tutti si serrano a una, e corrono addosso a chi li percuote; e questa è veramente la natura loro; e se mai queste figure mi parvono proprie, mi pajono al presente. Voi percoteste l’altro dì li Viniziani, e’ si sono serrati verso voi a lor difesa ed a vostra offesa; ed hanno cotante galee in mare, con le quali v’hanno fatto e sì e sì; e voi fuggite chi qua e chi là, e non intendete l’uno l’altro, e non avete se non cotante galee armate; egli n’hanno presso a due tanti. Non dormite, destatevi, armatene voi tante, che possiate, se bisogna, non che correre il mare, ma entrare in Vinegia. — Poi fe fine a queste parole, dicendo — Non l’abbiate a male, che io sarei crepato, s’io non mi fusse sfogato. — Ora questa cotanta predica udii io, e tornàmi a casa; l’avanzo lasciai udire agli altri».
[16]. Andrea Gattaro, pag. 280.
[17]. Ecco l’esempio d’una dichiarazione offerta per parte del Caresini, che continuò la cronaca del Dandolo: — Raffaello Caresini, cancellier grande, offerisce lui con due buoni compagni al suo salario e spese e un famiglio d’andare sull’armata, e di pagare la spesa di tutti gli uomini da remo al mese ducati quattro e a’ balestrieri ducati otto al mese per uno. Item dona tutti i prò de’ suoi imprestiti e imposizioni, ch’egli ha e che farà nella presente guerra; e di prestare ducati cinquecento d’oro a renderseli due mesi dopo finita la guerra». Ap. Sanuto, pag. 736.
... Concernentes anxio mentis intuitu magnificus dux, consilium atque cives januensem patriam, quæ, inter alias catholicas nationes, oris præsertim maritimis, triumphales sui roboris vires expandit comerciorum, negociacionibus etiam quam maxime frequentata, et portus et janua navigationibus et lucrorum agendis, quibus humanum alitur genus abundans magistra, nunc aliquot jam exactis annis, aut justa Dei ira ex ingentibus mortalium noxis, aut acerbæ sortis sinistris auspiciis ferali civilium parcialitatum contagiatam morbo, sic solitis debilitatam viribus, quod januensis reipublicæ corpus suis artubus plurimis peste lesis, nisi salubri succurrerentur remedio, flebilis excidii pernicie damnaretur ipsius equidem remedii medelam ab intimis anhelantes, diurnis cogitationum curis hinc inde versarunt, tandem prudentissimis consiliis advertentes serenissimi ac invictissimi principis domini Francorum regis laudabilem justitiam, qua sua regio felix floret, incomparabilem potentiam qua quicumque terentur iniqui, scelesti domitantur raptores, et barbarica reprimitur feritas, ad suam amplissimam clemenciam suarum deliberationum aciem direxerunt. Ita demum quod miseranda januensis nationis cimba, quæ jamdiu horrendis fluctuationum turbinibus agitata, nimia confusione ambitus et odiorum lacerata dissidiis, seu cautibus non parum allidens formidabile submersionis periculum vix evasit. Ecce tetris observata nubibus longe titubans pelago, clarum pietate cœlesti clementiæ regiæ jubar perspectans etc.
Dopo queste frasi retoriche, vengono i lunghi e chiari patti, che meritano esser letti nel Liber juris: vol. II. p. 1237, per più di 13 colonne.
[18]. Ad Enrico VII, a Roberto di Napoli, all’arcivescovo di Milano, e ora a Carlo.
[19]. Stella, pag. 1176, 1193. Rer. It. Script., XVII.