[30]. Questa vittoria, che il Sismondi chiama la plus importante, la plus glorieuse, qui de tout le siècle eût été remportée sur la Méditerranée, secondo i Giornali napolitani fu dovuta ad uno stratagemma, che sembra pueril cosa quando già si conoscevano le artiglierie. «Fu combattuto con sapone, olio, pignatelli artificiali, pietre di calce, le quali buttando sopra le navi nemiche dalle gabbie loro, le redussero che l’uno non vedeva l’altro, et alcuna volta offendevano li loro medesimi credendoli nemici». E più distesamente Giovanni Cavalcanti: «L’arte dei Genovesi che usarono, fu di maraviglioso scaltrimento: conciossiacosachè portarono infinito numero di vasi di terra, come pignatte e orciuoli, e quelli di calcina viva e di cenere di vagello empierono; e nel cominciare della battaglia, i Genovesi si cercarono che a loro nelle reni ferisse il vento, e a’ nemici nella faccia soffiasse. I Genovesi non meno alle vasa correvano che all’armi, e i nemici erano nella faccia percossi dalle cocenti e ardenti ceneri dal vento soffiate; per il sudore e per l’affaticare della battaglia, i pori erano aperti: la qual calcina dava tanta passione, che l’arme abbandonavano, e a stropicciarsi gli occhi ciascuno attendeva». Rer. It. Script., XXI. 1101.
[31]. Vespasiano Bisticci.
[32]. S. Antonini Chron., part. III. tit. 22. not. b.
[33]. L’arringa del doge è riferita dal Sanuto, che dice averla tratta dal manoscritto proprio d’esso principe: noi la compendiammo; alcune partite, imbarazzate nell’edizione del Muratori, si sono racconcie alla meglio. Si sarà avvertito che il doge mette un eccesso di attivo veneto, giacchè bisogna dedurne un milione per l’importo dei panni e frustagni.
[34]. Andrea Billii, Historia Mediol., pag. 78.
[35]. Secondo un conto prodotto da ser Cambi, i Veneziani teneano in campo ottomila ottocentrenta cavalli, e ottomila fanti, quelli a fiorini quattro il mese ciascuno, questi a fiorini tre; e i Fiorentini seimila cavalli e seimila fanti; sicchè fra essi e i Veneziani spendeano al mese centoduemila fiorini. Il duca di Milano area ottomila cinquecentocinquanta cavalli del costo di venticinquemila fiorini il mese, e ottomila fanti e balestrieri di fiorini ventiquattromila. Nel conto sono divisati tutti i condottieri e gli uomini di ciascuno. Vedi Delizie degli eruditi, XX. 170.
[36]. Da un dialogo manoscritto di Paolo Giovio; dove pure leggo che, pel terrore causato dalle prime armi a fuoco, si troncava la destra a quanti fucilieri si coglievano; e che Bartolomeo Coleone generale dei Veneziani, e Federico d’Urbino, nella zuffa della Riccardina sul Bolognese, essendo tra il combattere discesa la notte, fecero ai donzelli apparecchiar fiaccole, al cui chiarore continuarono la pugna.
[37]. Sanuto, pag. 1029. Frà Paolo Sarpi, lodatore di tutto ciò che è tirannico, scrive «esser antico vanto della circospezione veneziana l’aver tenuta celata scrupolosamente per otto mesi la risoluzione della morte del conte Carmagnola».
[38]. Cristoforo da Soldo.
[39]. Sabellico, Deca III, lib. 5.