Del Cornazzano abbiamo pure manoscritta la vita di Francesco Sforza in terzine, e un trattato De la integrità de la militare arte, oltre un poema più volte stampato sul soggetto stesso: Opera nuova de Mr. Ant. Cornazzano, la quale tratta de modo regendi, de motu fortunæ, de integritate, rei militaris, et qui in re militari imperatores excelluerint. D’altri due condottieri, Attendolo Sforza e Braccio di Montone, scrissero le gesta Lodrisio Crivelli e Gianantonio Campano, rozzi ma interessanti.

[50]. Del 1467 fu pubblicata a Milano la seguente grida di guerra: — Si fa poto e manifesto a caduna persona de quale grado e conditione se sia, per parte del nostro M. signor duca di Milano ecc. in tutte le terre del dominio suo, che qualunche soldato, o che sia pratico al soldo, così de cavallo come de pede, tanto terriero quanto forastero, che al presente se trovasse habitare nel dominio ducale, che voglia venire in campo dove el prelibato ill. signor duca nostro se ritrovarà; venga in ordine ed armato, che averà buona e grossa guerra in lo parti de Piemonte, presentandose, subito che sia in campo, ad Petro, Francesco Visconte, conductero et marescallo del campo, et ulterius che porteno la banda bianca, come fanno gli altri».

[51]. Paolo Santini, che, sulla metà del secolo XV, scrisse un trattato di cose militari rimasto manoscritto, e pare fosse al servizio dei Veneziani, dice: Qui in Italiam vincere desiderat, ista instruet: primo, cum summo pontifice semper sit; secundo, dominetur Mediolanum; tertio, quod habeat astronomos bonos; quarto, habeat ingegnerios qui sciant plurima; quinto, quod tot navigia conducantur plena lapidibus in canalibus.... impleantur canalia multitudine navium, navigiorum, barcarumque suffundatarum, etc.

[52]. La sentenza si esprime: Videtur, propter obstinatam mentem suam, non esse possibile extraere ab ipso illam veritatem, quæ clara est per scripturas et per testificationes, quoniam in fune aliquam nec vocem nec gemitum, sed solum intra dentes voces ipse videtur et auditur infra se loqui.... tandem non est standum in istis terminis, propter honorem status nostri...

[53]. Del discorso recitato da Nicola Oremme in concistoro porge l’estratto De Sade, Vie du Pétrarque, tom. II. I. 692. È nota la risposta che il Petrarca vi fece.

[54]. Ella stessa nel Tratt. della Provvidenza. E vedi Bolland, ad 30 apr.; Hagen, Die Wunder der h. Catharina von Siena. Lipsia 1840.

[55]. «Pregovi per l’amore di Cristo crocifisso, che, più tosto che potete, voi n’andiate al luogo vostro dei gloriosi Pietro e Paolo; e sempre dalla parte vostra cercate d’andare sicuramente, e Dio dalla parte sua vi provvederà di tutte quelle cose che saranno necessarie a voi.

«Poniamo che abbiate ricevute grandissime ingiurie, avendovi fatto vituperio e toltovi il vostro; nondimeno, padre, io vi prego che non ragguardiate alle loro malizie, ma alla vostra benignità, e non lasciate però d’oprare la nostra salute. La salute loro sarà questa, che voi torniate a pace con loro, perocchè il figliuolo che è in guerra col padre, mentre che vi sta, egli il priva dell’eredità sua. Oimè, padre, pace per l’amore di Dio, acciocchè tanti figliuoli non perdano l’eredità di vita eterna; che voi sapete che Dio ha posto nelle vostre mani il dare, il togliere questa eredità, secondo che piace alla benignità vostra. Voi tenete le chiavi, ed a cui voi aprite si è aperto, ed a cui voi serrate è serrato; così disse il dolce e buono Gesù a Pietro, il cui loco voi tenete. Adunque imparate dal vero padre e pastore; perocchè vedete che ora è il tempo da dare la vita per le pecorelle che sono escite fuora del gregge. Convienvele dunque cercare e racquistare con la pazienza, e con la guerra andare sopra gl’infedeli, rizzando il gonfalone dell’ardentissima e dolcissima croce: al qual rizzare non si convien più dormire, ma destarsi e rizzarlo virilmente.

«Rizzate, babbo, tosto il gonfalone della santissima croce, e vedrete i lupi diventare agnelli. Pace, pace, pace, acciocchè non abbia la guerra a prolungare questo dolce tempo: ma se volete far vendetta e giustizia, pigliatela sopra di me miserabile, e datemi ogni pena e tormento che piace a voi insino alla morte. Credo che per la puzza delle mie iniquità sieno venuti molti difetti e molti inconvenienti e discordie: dunque sopra me, misera vostra figliuola, prendete ogni vendetta che volete. Ohimè, padre, io muojo di dolore e non posso morire. Venite, venite, e non fate più resistenza alla volontà di Dio che vi chiama; e l’affamate pecorelle v’aspettano, che veniate a tenere e possedere il luogo del vostro antecessore e campione apostolo Pietro; perocchè voi, come vicario di Cristo, dovete riposarvi nel luogo vostro proprio. Venite dunque, venite, e non più indugiate, e confortatevi e non temete di alcuna cosa che avvenire potesse, perocchè Dio sarà con voi».

[56]. Brigida andò poi pellegrina in Terrasanta, e reduce morì a Roma il 1373. Le rivelazioni ch’essa ebbe e scrisse, furono riprovate dall’insigne Gerson, approvate dal cardinale Torquemada, tradotte in tutte le lingue, e le valsero d’essere canonizzata da Bonifazio IX, benchè siasi avventata gagliardissimamente contro la corte pontifizia fino a dire: — Il papa è l’assassino delle anime; disperde e strazia il gregge di Cristo; più crudele che Giuda, più ingiusto che Pilato, più abbominevole che gli Ebrei, peggiore dello stesso Lucifero. Convertì i dieci comandamenti in un solo, Portate denaro. Roma è un baratro d’inferno, e il diavolo presiede, e vende il bene che Cristo acquistò colla sua passione, onde passa il proverbio