[61]. Ap. Cibrario, Economia, 163.
[62]. Feo Belcari, Vita del b. Colombino.
[63]. Possono aggiungersi Corrado d’Offida e Francesco Veninbene di Fabriano francescani; Gentile da Matelica che, dopo tante conversioni in patria, cercò più largo campo in Oriente, ove cadde assassinato; il beato Rigo di Treviso secolare; il beato Ugolino Zefirini di Cortona (-1370); il beato Giovanni da Rieti (-1347); Gregorio Celli da Verruchio; il beato Oddino Barotto curato di Fossano in Piemonte, tutto carità nella peste del 400. Angela da Foligno i disordini di gioventù pianse in severa penitenza e indefessa meditazione. Chiara da Rimini le dissipazioni di sua vedovanza espiò nell’austerità, nell’umiliazione, e nel soccorrere gli altrui bisogni spirituali e temporali per trent’anni (-1306). Chiara Gambacorti di Pisa volle mangiar il pane dell’assassino di sua famiglia. Angelina, figlia del conte di Corbara, malgrado il voto di castità, sposato per obbedienza il conte di Civitella, seppe indurre anche lui ad egual voto; poi vedova, si professò francescana e molt’altre indusse, e stabilì il terz’ordine di san Francesco a Foligno. Rita di Cascia ebbe ad esercitar la pazienza in diciott’anni d’infelice matrimonio, poi mortificando la carne e lo spirito. Nomineremo ancora la beata Michelina da Pesaro, vedova d’un Malatesta; e la beata Imelda de’ Lambertini di Bologna.
[64]. Bartolomeo Fazio. Il quaresimale di san Bernardino da Siena fu raccolto da Benedetto di mastro Bartolomeo, cimatore di panni senese, che sarebbe uno de’ più antichi stenografi ricordati. Vedi Sopra un codice cartaceo del secolo XV... osservazioni critiche dell’abate Luigi Deangelis. Colle 1820.
[65]. Ed. Moreni, 1831, I. 187, 252. Declamò novamente contro l’andare al perdono di Roma e altri santi luoghi, predicando sotto la loggia d’Or San Michele nel 21 settembre 1309, cioè parecchi anni appresso (II. 50). Forse questi luoghi delle prediche di frà Giordano furono presenti al beato Giovanni Delle Celle quando dissuase Domitilla dal pellegrinaggio di Terrasanta, nella IXª delle sue lettere.
[66]. «Dicetemi, dicetemi un poco o signori; donde nascono tante e diverse infermitade in gli corpi umani, gotte, doglie di fianchi, febre, catarri? non d’altro se non da troppo cibo et esser molto delicato. Tu hai pane, vino, carne, pesce, e non te basta; ma cerchi a’ toi conviti vino bianco, vino negro, malvagie, vino de tiro, rosto, lesso, zeladia, fritto, frittole, capari, mandole, fichi, uva passa, confetione, et empi questo tuo sacco di fecce. Émpite, sgònfiate, allàrgate la bottinatura, et dopo el mangiare va et bottati a dormire come un porco». Predica I. Venezia 1530.
[67]. Burlamachi, Vita di frà Savonarola.
[68]. È a vedere anche il Barberino, Documenti d’amore, part. VIII. d. 2.
[69]. Nel 1379 Urbano VI sollecitava Rainero de’ Grimaldi, consignore di Mentone, per mezzo di Giovanni Serra giureconsulto genovese, a tenersi fedele a lui, e correr sopra i seguaci del suo competitore, facendogli dono di quanto avesse sorpreso, eccetto reliquie, libri, vasi, gioje o altro appartenenti alla camera apostolica. Dicesi ch’ei v’ascoltasse, e molta preda facesse sovra prelati aderenti a Clemente VII; e che fra il resto trovasse la verga di Mosè e altre sacre reliquie, ch’ei restituì a Urbano. Gioffredo, St. delle Alpi Marittime, II. 869.
[70]. Sant’Antonino di Firenze dice: — Benchè siam tenuti a credere che, come una sola Chiesa, così v’ha un solo pastore, però, qualora accada scisma, non pare necessario il credere che l’eletto canonicamente sia piuttosto l’uno che l’altro: basta sapere che un solo potè esserlo, senza arrogarsene la decisione».