[109]. Morto Lionello duca di Modena nel 1440, Lucca occupò alcune terre della Garfagnana: Borso la respinse, anzi le tolse alcuni paesi: poi per interposizione di Firenze e ad arbitramento di Nicola V nel 1451 quelle rimasero al ducato, che ne formò la vicarìa di Frassalico, levando l’intralciatissima spartizione della Garfagnana bassa.

[110]. Il discorso è riferito da Giovan Cavalcanti, di poco posteriore. Rousseau ebbe l’idea di scrivere la storia di Cosmo de’ Medici. «Era (diceva a Bernardino Saint-Pierre) un semplice privato, che divenne sovrano de’ suoi concittadini col renderli più felici; non si elevò e non si mantenne che per mezzo dei benefizj».

Esiste il catalogo delle preziosità appartenenti a Pietro de’ Medici nel 1464, che in medaglie, anelli, cammei, suggelli, tavole antiche di pietra o di metalli, sono stimati fiorini d’oro duemila seicentoventiquattro; i vasi preziosi e altre cose di valuta, ottomila centodieci; varie gioje, diciassettemila seicentottantanove; oltre gli argenti. Appendice alla vita di Lorenzo il Magnifico del Roscoe. Esso Lorenzo nei Ricordi scrive: — Gran somma di denari trovo abbiamo speso dall’anno 1434 in qua, come appare per un quadernuccio in-quarto da detto anno fin a tutto il 1471: si vede somma incredibile, perchè ascende a fiorini seicentosessantatremila settecencinquantacinque, tra muraglie, limosine e gravezze, senza l’altre spese; di che non voglio dolermi, perchè, quantunque molti giudicassero averne una parte in borsa, io giudico essere gran lume allo Stato nostro, e pajonmi ben collocati, e ne sono molto ben contento».

[111]. Giovanni di ser Cambi reca la lista delle case grandi fiorentine al 1494 e assegna agli Altoviti sessantasei uomini, sessanta ai Rucellaj, cinquantatrè agli Strozzi, sessantacinque agli Albizzi, trentacinque ai Ridolfi, e così ai Capponi, ventisei ai Cavalcanti, e via là. Tra le antiche famiglie vanno ricordati i Bardi, che spesso ebbero nimistà coi Frescobaldi, massime nel 1340, allorchè li calmò il venerabile vecchione Matteo dei Marradi podestà. Cacciato il duca d’Atene, anche i Bardi furono espulsi a furor di popolo e bruciate ventidue loro case. Dianora de’ Bardi fu amata da Ippolito de’ Buondelmonti; ma, attesa l’inimicizia delle due famiglie, non potè che sposarla in segreto. Andava da lei la notte per una scala a corda; nel qual atto sorpreso dal bargello, fu arrestato per ladro, ed egli, anzichè mettere a repentaglio l’onore della fanciulla, lasciasi condannare a morte. Sol chiese che, nel condurlo al supplizio, si passasse davanti la casa de’ Bardi, volendo, diceva, in quell’estremo punto riconciliarsi colla famiglia sempre odiata. Ma ecco Dianora sbucarne scarmigliata, confessando: — Egli è mio sposo, e unica colpa di lui l’esser venuto a trovarmi». Si sospende il supplizio, si ripiglia la causa davanti al podestà, ove perorando Dianora stessa, facilmente si convinsero giudici e popolo, e si finì colle nozze pubbliche de’ due amanti e la pace fra le loro famiglie.

[112].

Cerchi chi vuol le pompe e gli alti onori,

Le piazze, i templi e gli edifizj magni,

Le delizie, i tesor, qual accompagni

Mille duri pensier, mille dolori.

Un verde praticel pien di bei fiori,