[114]. «Nel 1424 fu ucciso Braccio de Montone;... e per questa cagione ne fu fatto gran festa e letitia in Roma de fuochi e de ballare; et ogni Romano giva con la torcia a cavallo ad accompagnare M. Jordano Colonna fratello di papa Martino, perchè era morto l’inimico del papa; e morti che furono questi, rimase papa Martino senz’alcun altro impaccio, e mantenea nel suo tempo pace e divitia, e venne lo grano a soldi quaranta lo rubbio». Infessura, Diario.
[115]. Vespasiano, Comment., p. 279.
[116]. Et a dì 19 de jennaro de martedì, fu impiccato uno Stefano Porcaro in castello, in quello torrione che sta quando vai in là a mano destra; e viddelo io vestito di nero, in gipetto e calze nere. Se perdette quell’huomo da bene et amatore dello bene e libertà di Roma, lo quale, perchè si vide senza cascione esser stato sbannito da Roma, volse, per liberar la patria soa da servitute, metter la vita sua, come fece lo corpo suo... Et in quel dì furono impiccati nelle forche di Campitolio senza confessione e comunione gl’infrascritti... Item con essi fu impiccato Sao e molti altri... Et in quel tempo furono ancora pigliati Mr Joanni... Adì 28 gennajo fu impiccato Francesco Gabadio et uno dottore, perchè accompagnarono Mr Stefano Porcari, e dissesi che avevano notitia dello detto trattato. E dopo andò uno bando, che chi sapesse dove sta... lo dovessino rivelare, e guadagnavano mille ducati, e chi li dava morti cinquecento. E lo papa fece cercare per tutta Italia per questi delinquenti... furon pigliati chi a Padua, chi in Venetia... et a molti fu tagliata la testa alla città di Castello. A dì 30 di jennaro fu impiccato Battista de Persona ». Infessura.
[117]. Delle lettere tengo l’edizione preziosa, fatta in Milano per maestro Ulderico Scinzenzeler il 1496. In queste è la troppo famosa storia degli amori della Lucrezia senese con Eurialo tedesco al seguito dell’imperatore Sigismondo, dipinti coi colori del Boccaccio. Delle altre lettere, molte illustrano assai i tempi. Æneæ Silvii Piccolominei senensis, qui post adeptum pontificatum Pius, ejus nominis secundus, appellatus est, opera quæ extant omnia. Basilea 1551. Opere capitali sono: De gestis concilii Basiliensis commentarium; De ortu et historia Bohemorum; Europa, in qua sui temporis varias historias cumplectitur. Scrive bene, quantunque con troppa frequenza di frasi o d’emistichi. Nella prefazione al Concilio di Basilea dice: — Non so quale sciagura o qual destino mi spinga così, che non valgo a distrarmi dalla storia, nè il tempo più utilmente consumare. Soventi mi proposi togliermi a questi allettamenti de’ poeti ed oratori, ed altro esercizio seguire, donde cavar alcuna cosa che mi renda men grave la vecchiezza, per non dover vivere alla giornata come gli uccelli e le fiere. Nè studj mancavano, nei quali se avessi voluto concentrar le forze, avrei potuto e danari e amici procacciare. Nè a ciò mi persuadeva da me solo, ma m’erano intorno gli amici, dicendomi di continuo: Orsù, che fai Enea? Ti occuperà la letteratura finchè campi? A quest’età non ti vergogni di non aver poderi, non danaro? Non sai che a vent’anni bisogna esser grande, a trenta prudente, a quaranta ricco, e chi passa questi confini indarno poi s’affatica? Mi consigliavano dunque che, instando già il quarantesimo anno, cercassi posseder qualche cosa, prima che quello entrasse. Spesso vi posi mano, e promisi fare secondo il consiglio; buttai via i libri oratorj, buttai le storie e tutte siffatte letture, nemiche alla mia salute. Ma come certi volanti non sanno fuggire il fuoco della candela finchè non v’abbrucino l’ali, così io torno al mio male, dov’è forza ch’io pera; nè, a quanto vedo, altri che la morte non mi torrà questo studio. Ma giacchè il destino mi trascina, nè quel che voglio posso, bisogna congiungere la volontà al potere. Mi si rinfaccia la povertà; ma e povero e ricco devono vivere fin alla morte. Se è misera la povertà ai vecchi, è miserrima agli illetterati. Aver corpo sano e integra mente è dato al povero non men che al ricco; se questo ottengo, null’altro chiedo. Goder quello che ho in buona salute mi conceda Dio, e prego di poter condurre una vecchiaja con mente sana e non indecorosa nè senza cetra. E giacchè così sta fitto nell’animo, torniamo ai commentarj nostri».
[118]. La distinzione stessa faceva in quel suo motto famoso: Quand’ero Enea, nessun mi conoscea; or che son Pio, ciascun mi chiama zio.
Il nome che d’apostolo ti denno
O d’alcun minor santo i padri, quando
Cristiano d’acqua, non d’altro ti fenno,
In Cosmico, in Pomponio vai mutando;