Altri Pietro in Pierio, altri Giovanni

In Jano e in Giovian van racconciando

Ariosto, Satira VI.

[120]. È caratteristico l’elogio che gli fa Gaspare Veronese: Novi ego quod suorum codicum largissimus semper fuit, alienorum vero verecundissimus postulator, nec non suorum aliis commodatorum lentissimus repetitor. Ap. Marini, Degli archiatri pontifizj, tom. II. p. 179.

[121]. Cronaca di Gubbio, Rer. It. Script., XXI. f. 994.

[122]. Che ciò fosse con intelligenza di Francesco Sforza suo suocero è asserito da Machiavelli e da quasi tutti i contemporanei, i quali diceano averlo lo Sforza menato alla beccheria, e Ferdinando esserne stato il boja: ma vittoriosamente li confutano i documenti che pubblicò il Rosmini nella Storia di Milano.

[123]. Racconta Gioviano Pontano, Belli neapolitani, lib. V, che, mentre Ferdinando di Napoli assediava una rôcca sotto Mondragone aderente agli Angioini, e per difetto d’acqua l’avea ridotta all’estremo, alcuni empj sacerdoti procurarono le pioggie con arti magiche. Trovarono alquanti giovani arditissimi, che di notte per difficilissime vie uscirono fin al lido, e quivi bestemmiarono un crocifisso con ogni peggior maledizione, quivi gettaronlo in mare, imprecando tempesta al cielo, al mare, alle terre. Al tempo stesso i sacerdoti presero un asino, e come a moribondo gli dissero le preghiere degli agonizzanti, lo comunicarono, e fattegli le esequie, il sepellirono vivo davanti alla porta della chiesa. Ed ecco subito annuvolarsi, tempestar il mare, farsi bujo il cielo, e tuoni e folgori e nembi e diluvio di pioggie, sicchè abbondantemente provvista la rôcca, Ferdinando se ne dovette levare.

In tali estremi, la sapiente Roma antica sepelliva un uomo e una donna.

[124]. Di quelli della sua patria fa l’enumerazione il Malipiero negli Annali veneti sotto il 1483: — È stà tolto cenventottomila ducati all’una per cento, deputati a pagar el pro del Monte Nuovo: è stà cresciuto un terzo tutti i dazj; è stà impegnato tutte le volte de Rialto a rason de ventotto per cento all’anno; e stà pagato in zeca i argenti de particulari, sie ducati la marca; è stà tolto le cadenelle d’oro che le donne portava al collo, e messe in comun. Se fa li officj e regimenti con la metà e un terzo manco de salario. Oltre tante decime, è stà messo tanse a la terra; le entrate de la terra e quelle de la terraferma è calade; se ha perso molte nave e galìe; se ha tolti homeni de la guerra nudi e rotti, perchè no se ha possuto far altro; se ha evacuato l’arsenal che altre volte ha fatto tremar el mondo; avemo fame e peste; mendicheremo la pace e ghe restituiremo el tolto; se ha speso un milion e dusentomila ducati; ed è morti tanti homeni da ben».

[125]. Infessura, Diario, pag. 1226.