[166]. Nel catalogo dei libri lasciati dal cardinale Guala al monastero di Sant’Andrea a Vercelli troviamo una biblioteca (cioè l’intera Bibbia) di lettera parigina, coperta di porpora e ornata di fiori d’oro ed iniziali simili; un’altra di lettera bolognese, con cuojo rosso; una di lettera inglese; una piccola preziosa di lettera parigina, con majuscole d’oro e ornamenti purpurei; l’Esodo e il Levitico di lettera antica; i dodici Profeti in un volume di lettera lombarda; i Morali del beato Gregorio, di buona lettera antica aretina ecc. Fava, Gualæ Bichierii card. vita, pag. 175.
[167]. Il padre Sarti (De prof. bonon., part. II, p. 214) pubblicò un catalogo di libri in vendita a Bologna; per esempio, Lectura domini Ostiensis CLVI quinterni, taxati lib. II. sol. X. etc. Un messale ornato a lettere d’oro e pitture, nel 1240, valse più di duecento fiorini (Ann. Camald., vol. IV. p. 349). Un Digestum vetus a Pisa si vendette lire sedici (L. 127). Forse dunque non costavano cari se non quando miniati.
[168]. Tiraboschi, tom. VI. l. 1. c. IV. § 19.
[169]. Nell’inventario de’ possessi del vescovado di San Martino di Lucca dell’VIII o IX secolo la biblioteca è così composta: Eptaticum, vol. 1. Salomon, vol. 1. Machabeorum, vol. 1. Actus apostolorum, vol. 1. Prophetarum, vol. 1. Librum officiorum, vol. 1. Dialogorum, vol. 1, Vita... Ezechiel, vol. 1. Omeliarum, vol. 1. Commentarium super Mattheum, vol. 1. Commentarium aliud... vol. 2. Ordo ecclesiasticus, vol. 1. Rationes Pauli, vol. 1. Antiphonarium, vol. 2. Psalterium, vol. 1. Vita sancti Martini, vol. 1. Vita sancti Laurentii cum memoria sancti Fridiani, vol. 1.
Nel 1212 Ugo, tesoriere della cattedrale di Novara, divenendo arciprete, facea la riconsegna degli oggetti che trovavansi nel tesoro del capitolo: fra cui notiamo un collettario gemmato con figura d’avorio, un cristallo rotondo donde si trae il fuoco, e venticinque volumi di libri da altare, cioè due messali, quattro antifonarj, tre testi del vangelo, quattro omeliarj, un sermonale, due epistolarj, un passionario estivo ed uno iemale, due collettarj, l’ordine, due salterj, la Bibbia, il Vecchio Testamento; e nell’armadio quarantotto libri, fra cui i morali di Giob, Agostino sopra Giovanni, le Etimologie di Isidoro, la storia ecclesiastica, un volume della prescienza e predestinazione, le Decretali, il Codice e le Novelle di Giustiniano, i pronostici del futuro giudizio, Prisciano, Cresconio Della concordia de’ canoni, un martirologio, Boezio Della consolazione, Marciano Capella, le vite dei Padri.
[170]. Marini, Degli archiatri pontifizj, tom. II. p. 130.
[171]. «Milatrecenquaranta fur fatti la folla di tutti i Santi, e il lavorerio di panno, lane e carta di papiro. Del qual lavoro di carta di papiro primo inventor presso Padova e Treviso fu Pace da Fabriano, che per l’amenità dell’acque stette la più vita in Treviso». Nel 1318 un notajo promette non fare istromento in carta di bambage, nè da cui siasi abrasa altra scrittura; un altro, nel 31, di non iscrivere in carta bambagina; poi nel 67 di non iscrivere su carta siffatta nè papiro. Il senato veneto del 1366 stabilì che «pel bene dell’arte della carta che si fa a Treviso, e reca grand’utile al nostro Comune, in nessun modo possano levarsi stracci di carta (stratie a cartis) dalla Venezia per portarli altrove che a Treviso».
[172]. Nell’Archivio diplomatico fiorentino, carte del Comune di Colle; ap. Repetti.
[173]. Reputavasi la più antica incisione in legno il san Cristoforo, sotto cui è scritto:
Xtofori faciem die quacumque tueris