[278]. Excipimus præstantias de mari, quas marinarii inter se facere consueverunt, et credentias quas socii tractores facere consueverunt: verbigratia quas faciunt in Sicilia ad moccobellum vocatus, vel alias similes. Rubr. XLII.
[279]. Il marco d’oro che oggi vale lire 848, nel 1300 valeva lire 55.10; e quello d’argento lire 2.10: sicchè la proporzione fra i due metalli era: 22 : 1.
[280]. De usurariis puniendis, lib. I. tit. 6. «Questo iniquo e scandaloso traffico (del prestare) era il più favorito mestiere dei Lombardi... Di così pestilente costume ho io trattato altrove». Sono parole del buon Muratori, Annali al 1226.
[281]. Delizie degli eruditi toscani, XIX. 97. L’aggiotaggio all’alto e basso è perfettamente descritto da Marchione di Coppo: «Molti incantavano del Monte (del debito), e diceano: Lo Monte vale trenta per centinajo; io voglio poterti dare da oggi a un anno, ovvero tu dare a me a trentuno per cento; che vuoi ti doni a far questo? e cadeano in patto, poi stava in sè. Se rinvigliavano, li comprava; se rincaravano, li vendeva, e ne permutava qua e là il patto, venti volte l’anno. Si pose su gabella fiorini due per cento a ogni permutatore». Rubr. 727.
[282]. Quella bolla, riferita dal Pezzana, St. di Parma, vol. III. dec. VII. 9, merita esser vista nella sua integrità pel patronato ivi estesissimamente professato.
Quando Napoleone nel 1807 raccolse l’assemblea israelitica a Parigi, fu proposta e votata a grandi applausi questa deliberazione: — I deputati israeliti dell’impero francese e del regno d’Italia, penetrati di riconoscenza pe’ continui benefizj resi dal clero cristiano agli Israeliti ne’ passati secoli, e per l’accoglienza che i pontefici e molti altri ecclesiastici hanno usata agli Israeliti quando la barbarie, i pregiudizj e l’ignoranza li perseguitavano ed espellevano dalla società, stabiliscono che l’espressione di questi sentimenti sarà consegnata nel processo verbale affinchè rimanga eterna testimonianza autentica della gratitudine degli Israeliti di quest’assemblea pei benefizj che le generazioni precedenti hanno ricevuto dagli ecclesiastici».
Nel 1436 il duca di Milano permetteva a una famiglia d’Ebrei di Mantova di stabilirsi in Como per dieci anni, co’ suoi fattori, socj ecc. L’uffizio di provvisione, cioè la municipalità di Como vi si oppose; ma il duca sostenne la concessione, dando la facoltà di tener banco, prestare a sei denari per lira al mese, aver esenzione da tutti i carichi reali e personali, coll’obbligo di pagare fiorini venticinque ogni anno al Comune. I Comaschi non potendo impedire, stanziarono però che gli Ebrei portassero un distintivo.
[283]. G. Villani, VII. 53.
[284]. Pagnini, II. 54.
[285]. Mémoires des Antiquaires de France; nouvelle série, XVIII. 467.