[286]. Montfalcon, Hist. de Lyon, pag. 735.
[287]. Antichità estensi, II. 48.
[288]. L’esempio di Cicerone, che incarica Attico di pagare in Grecia una somma, di cui esso gli farà i fondi a Roma, è l’unico di cambio fra gli antichi: ma trattavasi di un migrato da Roma, che quivi avea lasciato e beni e congiunti; sicchè era piuttosto un cambio d’amicizia che bancario.
[289]. Il Targioni (Viaggi, vol. II. p. 62) tolse da un copialettere del 1372 di un mercante di lana fiorentino questo: — Mandovi una lettera com quele di cambio di fiorini ducencinquanta avete a ricevere costà... Con questa vi mando una lettera di cambio di fiorini cencinquanta, avete a ricevere costà da Vieri di cambio per fiorini cencinquanta, n’avei qua a capo da me; quando gli avete, ponete a nostra ragione ecc.».
Emiliani Giudici pubblicò due lettere di negozio del 1290 e 91, della ditta Consiglio de’ Cerchi e Compagni in Firenze, ove, tra altre belle cose, si legge: — Avemmo una lettera che ne mandaste per lo procuratore dell’abbate di Nostra Dama de’ Verucchi; ove ne scriveste che gli facessimo pagare a la corte del papa f. cento di sterlini per altrettanti che ne riceveste costà; onde avemgliele fatti ben pagare, e ancora avemo mandato che gli siano prestate altre f. cento se n’abbisognasse, sì come ne mandaste a dire; onde le procuragioni ch’avete, guardate; e noi per altra lettera vi scriveremo quello che gli prestassimo, e lettere che n’avremo vi manderemo».
[290]. Lodovico Luzi con documenti provò (Orvieto 1868) che in Orvieto fu eretto un Monte di pietà nel 1463; e Ariodante Fabretti che in Perugia nel 1462.
[291]. Nel 1483, 29 dicembre, Lodovico Gonzaga scriveva a frate Angelo Clavasio: — Questo devotissimo populo mantuano, mosso ed inducto de la predicatione, persuasione et efficacissime ragioni del venerabile padre frate Bernardino de Feltro, ha divisato lo laudabilissimo Monte de pietà; e a tanto bene è concorso lo signor marchese principalmente, e successive cittadini, plebei ed io». D’Arco, Nuovi studj sul Comune di Mantova. In Russia devono essere stati introdotti dai nostri quei monti che chiamavano i Lombardi, e sono una delle istituzioni più importanti dell’impero, prestando al sei per cento, mentre l’ordinario canone è dell’otto, dieci e fin dodici.
[292]. Un diploma di Corrado di Monferrato, dato da Tiro nel 1188, dice: Donavi et concessi pisanis viris de societate Umiliorum quia mecum in Tyri defensionem pro honore nominis unigeniti filii Dei, totiusque christianitatis fideliter atque constanter permansere, furnum unum etc.
[293]. Du Cange, Glossarium, tom. II. p. 43. A Fulcone Cacio, cive placentino, capitaneo universitatis mercatorum lombardorum et tuscanorum, habente etiam potestatem et speciale mandatum a consulibus mercatorum romanorum, Januæ, Venetiarum, Placentiæ, Lucæ, Bononiæ, Pistorii, Astensium, Albæ, Florentiæ, Senarum et Mediolanensium.
[294]. Se ne trovano stipulate alcune nel repertorio di Giovanni Scriba, ove anche il nome incontriamo in un documento del 24 aprile 1156: Ego Bonusvassallus accepi in comendacionem a te Wilielmo Filardo libras quinquaginta in panis etc.; e in un altro del 3 maggio seguente.