[295]. Ughelli, Italia sacra, tom. IV. col. 871, che erra attribuendolo a Boemondo II.

[296]. Chi amasse minutissime particolarità di trattati di commercio, fondati sempre sulla gelosia e l’esclusiva, cerchi nel Liber jurium, tom. I. p. 851, quello del 1229 de’ Genovesi coi Marsiglioti; e l’altro degli stessi del 9 novembre 1251, che riempie sedici colonne dei Monumenta Historiæ patriæ.

[297]. Impositio officii Gazariæ, pag. 326; Capitulare nauticum, cap. XXXV.

[298]. Poggiali, St. di Piacenza, tom. VI. 31; Tigrimi, Vita di Castruccio. Buonaccorso Pitti trafficava in Picardia, quando, essendovi sbarcati gl’Inglesi nel 1388, «feci compagnia con un Lucchese e con un Senese, e a nostre spese, con trentasei cavalli e bene armati andammo nel detto esercito, sotto il segno e condotta del duca di Borgogna». Cronaca, pag. 34.

[299]. Marsigli, Ricerche sul commercio veneto; Fanucci, Storia de’ tre celebri popoli marittimi dell’Italia, vol. IV; Pagnini, Della decima della moneta e della mercatura de’ Fiorentini fino al secolo XVI. Lucca 1765; Serra. Discorso sopra il commercio, la navigazione e le arti dei Genovesi; Carlo Pagano, Delle imprese e del dominio de’ Genovesi nella Grecia. Genova 1852.

[300]. Sulla destra del ramo settentrionale del Don, a quattro miglia dal suo sbocco, fra i due villaggi che oggi si dicono Simarka e Nedvigovka.

[301]. Federico I nel 1162 concedeva un amplissimo privilegio a’ Genovesi, dove fra altre cose gli abilita a cacciare i Provenzali e i Francesi che vanno o tornano per mare da negoziare colla Sicilia, la Calabria, la Puglia e il Veneto; nelle terre dove vanno a mercatare, abbiano due o più Genovesi che rendano la giustizia fra loro; i loro mercanti possano valersi de’ pesi e delle misure proprie. Liber jurium.

[302]. E non vino, e così nella Borgogna; mentre a Parigi si spacciava vino di Napoli. Pratica della mercatura, cap. XLII. LIV.

[303]. Il vulgo genovese conserva ancora molte voci arabe: Ramadan, camallo, tara, lalla, mandillo, marabotto, roboien, corba...

[304]. Abbiamo l’inventario d’una nave, che andando all’Ecluse, fu spinta alla cala di Dunster. Portava due grosse botti di gengiovo verde, un barile di gengiovo in acqua di limone, una balla di arquinetta, tredici barili d’uve passe, nove di solfo, censettantadue balle di guado, ventidue di carta da scrivere, una cassa di zuccaro candito, sei balle di scatole vuote, un barile di prugne secche, trentotto balle di riso, cinque botti di cannella, un barile di polvere salmistra, e cinque balle di legno di bosso».