[305]. Giustiniani, Annali, VI.
[306]. Se ne conoscono del 1302, 10, 19, 24, 32, 35, 42, 50, 62, 82.
[307]. Negli anni 1306, 17 e 20 Venezia fece trattati con Tunisi, nel 56 con Tripoli. Quattro trattati conchiusi fra la repubblica e i re di Tunisi della stirpe degli Afidi, ignoti agli storici di Venezia, sono dati dal barone de Hammer, St. degli Osmanli, tom. IV. p. 691.
[308]. Mille sono detti nei Rer. It. Script., XXII. 959. Il libro Venezia e sue lagune, al tom. I. p. 176, li farebbe diciannovemila; al tom. II. p. 151 dice che talvolta arrivarono sino a quattromila; a p. 253 accenna come il sommo tremila cinquecento. Tali discrepanze sono meno scusabili nelle monografie.
[309]. La galea grande, lunga di alto passi ventitre, piedi tre e mezzo, di piano piedi dieci, di bocca diciassette e mezzo, alta in coperta piedi otto, non ha opere morte; il timone a poggio movesi con una zanca per fianco. La galea di Levante era lunga di alto passi ventitre, piedi tre, di piano passi dieci con quattro vele. La sottile, passi sette e mezzo con tre vele, cioè come le nostre. La latina era lunga in colomba passi dodici, di piano piedi nove, piedi sedici in trepiè, ventiquattro in bocca, nove e mezzo in coverta, sedici in coverta lunga, il timone passi quattro, due battelli da piedi trentaquattro, una gondola da ventiquattro. La nave quadra era tredici passi in colomba, di piano piedi nove e un quarto, diciassette e mezzo in trepiè, ventisei e mezzo in bocca, e caricava trecento botti. Le descrive uno che vi serviva nel secolo XV; manoscritto della Magliabechiana, classe XIX. cod. 7. Le carrache erano i legni più grossi dopo i vascelli propriamente detti, e portavano fin millequattrocento barili, aveano tre ponti, e più tardi n’ebbero fin sette. Le galeazze aveano anch’esse un castello di prua e uno di poppa, tre alberi, vele latine e trentadue banchi di rematori.
È quasi inesplicabile la rapidità delle costruzioni navali. Jacopo da Varagine (Rer. It. Script., IX. 17) attesta che dal 15 luglio al 15 agosto 1297 la Repubblica genovese allestì ducento galee da ducenventi uomini almeno ciascuna: nel 1284 ne allestirono settanta in tre giorni. Venezia in men di cento giorni preparò una flotta: presente Enrico III, in due ore fu posta insieme una galea e varata: nel 1569 distrutto l’arsenale dall’incendio, nel seguente uscivane la flotta che disfece la turca a Lépanto.
[310]. Ep. seniles, lib. II. ep. 3.
[310a]. Nell’Appendice XXIX dell’Archivio storico italiano si pubblicarono documenti che rischiarano il commercio de’ Veneziani coll’Armenia e con Trebisonda. In questa città i Veneziani ebbero privilegi amplissimi fin dal 1201, più volte confermati, e quartiere fortificato, al par de’ Genovesi; colle conquiste russe perì la prosperità di Trebisonda, ma in questi ultimi anni tornò importantissimo scalo per l’estremo Oriente.
[311]. Tali sono, fra gli altri, due trattati del 1327 con Como e Brescia.
[312]. Malipiero, Annali, 666, 715, 717.