[313]. Ragusa anticamente area trattati di commercio con Fermo, Recanati, Rimini, Ravenna, Ferrara (Appendini, Notizie storiche della città di Ragusa); e prima ancora con Napoli, Siracusa, Messina, Barletta ecc.; dappoi si ridusse in dipendenza di Venezia, che vi teneva un conte a governarla con patti stabiliti.

[314]. Rer. It. Script., XI. 142.

[315]. Libri di divisamenti di paesi, di misure di mercatanzie, ed altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti di diverse parti del mondo; edito dal Pagnini.

[316]. Fin dal 1422 entrò in trattative col soldano d’Egitto pel commercio d’Alessandria e della Siria, e col signore di Corinto in Romania, e conchiuse con loro vantaggiosi trattati; uno del pari nel 1425 coll’Inghilterra, che rinnovò nel 1490; coll’imperatore greco nel 1438; col re d’Aragona nel 1450. Nel 1487 e 88 rinnovò le trattative coll’Egitto per favorire la propria navigazione ad esclusione degli stranieri.

Fra i canti per mascherate n’è uno di mercanti fiorentini, che tornati arricchiti, esaltano il girare il mondo e guadagnare, poi rimpatriati ajutare chi n’ha bisognò; ed esortano ad avviare a ciò i figli, anzichè lasciarli perdersi nell’ozio e ne’ vizj.

[317]. «Il sintraco (come a dire sindaco) deve aver tre mine di sale da ogni legno che vien di Sardegna con sale; se venisse di Corsica e avesse fatto cambio, n’avrà tre mine di grano; una mina da ogni legno che venga dalla Marittima e da Romania. Da ogni legno che va in Corsica, abbia una mina di grano; da ogni legno di sale di Provenza, tre quartini di sale; da ogni galea che va in corso oltre Sardegna o in Ispagna, un marabotico; da ogni legno che vien di Sicilia, due mine. Nelle principali feste pranzerà coll’arcivescovo. Tocca a lui ordinare le guardie delle città, e riconoscere se furono fatte; convocare il popolo, battere i ladri e malfattori secondo l’ordine de’ consoli, e fare i bandi per la città e per tutto il vescovado; entrar nelle case a ricevere i pegni, e quando spira vento d’aquilone andare per la città, pel castello e pel borgo ad avvertire che badino bene al fuoco. Il sabato santo custodirà le porte di San Giovanni finchè l’arcivescovo e i canonici vengano a benedir le fonti». Liber jurium, pag. 79.

[318]. Lettera di Benedetto Dei per difesa della mercatura dei Fiorentini contro le ingiurie sparse da alcuni mercadanti veneziani. Vedi nel vol. II del Pagnini.

[319]. Nel 1505 per la prima volta Firenze tirò grano dall’Inghilterra per cinquantamila scudi d’oro, e duemila moggia da Linguadoca. Nardi, Storie fiorentine, lib. IV.

[320]. Nel 1499 i Salviati riceveano da Filippo d’Austria, duca di Borgogna, in pegno per quattromila fiorini grossi, trecentoventi centinaja di lana d’Inghilterra, e un famoso fiordaliso, vale a dire un reliquiario di oncie diciannove fiorentine, con crocifisso nero, quarantuno balasci, trentasei zaffiri, nove smeraldi, cinquantacinque rosette d’oro con quattro perle in ciascuna e un diamante acuto, e la corona con quattro perle a pera, un diamante grosso e trentotto perle.

[321]. Klaproth preparava l’edizione del Milione di Marco Polo con commenti e colla carta analizzata dei paesi da lui visitati; e doveasi stampare a spese della Società geografica di Parigi: ma non potè compirla. Parrebbe a credere fosse scritto originalmente in veneziano, dialetto dello scrittore. Il padre Spotorno sostiene che, nella lunga lontananza, esso doveva aver dimentico l’idioma patrio, e che Andalon del Negro genovese lo scrisse in latino, sopra relazione del Polo stesso. I migliori ora tengono che Rusticiano da Pisa lo stendesse in francese, man mano che lo raccoglieva dalla bocca di Marco suo compagno di carcere. Il testo più genuino pare quello che pubblicò la Società geografica di Parigi nel 1824. Di buon’ora il Milione fu mutato in toscano e in altre lingue, ma interpolandovi novità; nel che maggior licenza si prese il Ramusio nella sua Collezione di navigazioni. Nel 1844 fu stampato a Edimburgo da Murray con copiose note illustrative; in tedesco da A. Bürck (Die Reisen des Venezianers M. Polo. Lipsia 1845) sopra le migliori edizioni, e con aggiunte di C. F. Neumann, che viaggiò i luoghi stessi, e che trova esattissimo il nostro Veneziano. Un’edizione italiana fu procacciata a Venezia il 1847 da Vincenzo Lazari, traducendo l’edizione del 1824, liberando il testo dalle aggiunte Ramusiane, e arricchendola di note. Il tenente Wood della marina britannica dell’India, il quale scoperse le vere sorgenti dell’Oxo nel 1829, dice esattissima la descrizione che di que’ paesi fa Marco Polo.