Qui ripiglia la storia profana insino a Roma. — Per le lunghe guerre, imposte alle terre angarie grandi, i cittadini desiderando nuovo stato, Cesare se ne fece signore, e di male in male si stettero. Questo medesimo occorre a’ Fiorentini; gli uomini d’arme tolgono loro denari e sono i signori; ed essi obbediscono a que’ che sono loro servi, villani, genti maledette, uomini d’arme. Così intraverrà a noi se faremo a modo del procurator giovane. Pisa si fece grande, ricca ed abitabile per la pace e pel buon governo; come desiderò quel d’altri, in far guerra s’impoverì de’ cittadini, uno cacciava l’altro, tanto che la più vile comunità d’Italia li sottomise, che fu Firenze. Così interverrà a’ Fiorentini; e già si vede che sono impoveriti e stanno divisi. Così intraverrà di noi se faremo a modo del nostro procurator giovane. Come ho detto di questa, si dica di tutte l’altre città.

«Adunque voi, ser Francesco Foscari nostro procurator giovane, non parlate mai più nel modo che avete fatto, se prima non avete buona intelligenza e buona pratica; perocchè Firenze non è il porto di Venezia nè da mare nè da terra, il suo mare essendo lontano dai nostri confini cinque giornate. I nostri passi sono il Veronese; il duca di Milano è quello che confina con noi, ed egli dev’essere tenuto in amicizia, perchè in manco d’un giorno si va a una sua città grossa ch’è Brescia, la quale confina con Verona e Cremona. Genova potrebbe nuocere, ch’è potente per mare sotto il duca, e con essa si vuole star bene: ma quando i Genovesi volessero novità, abbiamo la giustizia con noi; noi ci difenderemo valentemente e contro i Genovesi e contro il duca, colla ragione. La montagna del Veronese è la nostra difesa contro al duca, la quale per se medesima s’è già difesa: oltre a ciò, difendono tutto il nostro paese il paludo e l’Adige e tremila cavalli con tremila fanti e con duemila balestrieri; e se abbisognasse più gente fare, faremmo resistenza a tutta la potenza del duca con altre tremila persone. Però godete la pace. Se il duca avrà Firenze, i Fiorentini, che sono usi a vivere a comune, si partiranno da Firenze, e verranno ad abitare a Venezia, e condurranno il mestiere de’ panni di seta e di lana, per modo che quella terra rimarrà senz’industria, e Venezia moltiplicherà, come intravenne di Lucca quando un cittadino se ne fece signore, che la ricchezza sua venne a Venezia, e Lucca diventò povera. Però state in pace.

«Ser Francesco Foscari, se voi vi trovaste un giardino in Venezia, che vi desse ogni anno tanto frumento da viverne cinquecento persone, e oltre a questo ne aveste molte staja da vendere; che il detto giardino vi desse tanto vino per cinquecento persone, e oltre ne aveste da vendere molte carra; che vi desse ogni sorta biade e legumi per assai denari, e ancora ogni sorta di frutta da viverne cinquecento persone ogni anno, e che ve ne fosse da vendere; e il detto giardino vi desse ogni anno tra buoi, agnelli, capretti e uccelli di ogni sorta per bastare a cinquecento persone, e ne avanzassero da vendere; e similmente tanto formaggio ed uva e pesce, e non avesse spesa alcuna d’essere guardato, converrebbe dire che questo giardino fosse nobilissimo, dando tante cose. Se poi una mattina vi fosse detto: Ser Francesco, i vostri nemici sono andati in piazza a togliere trecento marinaj, e hannoli pagati per entrare in questo vostro giardino, e questi portano cinquecento ronconi per guastare gli alberi e le vigne; e cento villani con cento buoi e con cento erpici per guastare tutte le piante, e far danno a tutti animali grossi e minuti; e se voi foste savio nol soffrireste, ma sodereste alla casa, e terreste tanto denaro per assoldare mille uomini incontro a quei che vogliono menar guasto. Ma se voi pagaste, ser Francesco, quei cinquecento uomini co’ ronconi e que’ cento villani a guastare il giardino cogli erpici? verrebbe detto che siete diventato pazzo.

«Per provare se siamo in proposito, abbiamo deliberato di esporre il commercio che fa Venezia al presente e con chi. Ogni settimana vengono da Milano ducati diciassette in diciottomila, che farebbono in un anno la somma di ducati novecentomila, che entrano in questa città:

alla settimanaall’anno
da Monza100052,000
da Como2000104,000
da Alessandria della Paglia100052,000
da Tortona e Novara2000104,000
da Cremona2000104,000
da Bergamo150078,000
da Parma2000104,000
da Piacenza100052,000

«S’introducono nel paese del duca di Milano merci per un milione seicentododicimila ducati d’oro all’anno. Vi pare che questo a Venezia sia un bel giardino e nobilissimo senza spesa?

«Alessandria, Tortona e Novara vi mettono

per pezze di panno
all’anno 6,000 che valgono ducati 90,000
Pavia » 3,000 » 45,000
Milano » 4,000 » 120,000
Como » 12,000 » 180,000
Monza » 6,000 » 90,000
Brescia » 5,000 » 75,000
Bergamo » 10,000 » 70,000
Cremona » 40,000 fustagni » 170,000
Parma » 4,000 panni » 60,000
in tutto pezze 90,000 ducati 900,000

«Oltre a questo abbiamo per l’entrata, magazzino ed uscita de’ Lombardi, a ducati uno per pezza, ducati ducentomila, che monta con le merci a ventotto milioni ottocentomila ducati. Vi pare che questo sia un bellissimo giardino a Venezia?

«Ancora vengono canepacci per la somma di ducati centomila all’anno. Delle seguenti cose i Lombardi traggono da voi ogni anno: