Cotoni, migliaja 5,000 per ducati250,000
Filati, migliaja 20,000 da 15 fino a 20 ducati il centinajo30,000
Lane catalane a ducati 60, il migliajo 4,000240,000
Lane francesche a ducati 30, il migliajo 4,000120,000
Panni d’oro e di seta all’anno250,000
Pepe, carichi 3,000 a ducati 100300,000
Canelle, fardi 400 a ducati 16064,000
Zenzero, migliaja 200 a ducati 40080,000
Zuccari d’una, due, o tre cotte, sossopra ducati 15 il cento95,000
Zenzeri verdi, per assai migliaja di ducati. — Cose d’ogni sorta per ricamare o per cucire30,000
Verzino, migliaja 4,000 a ducati 30120,000
Endaghi e grane50,000
Saponi per ducati250,000
Uomini schiavi30,000

«Per modo che, fatta la stima del tutto, verrebbe ad essere due milioni ottocentomila ducati. È questo un bel giardino a Venezia senza spesa?

«Ancora assai si vantaggia co’ sali che si vendono ogni anno. Il quale trarre che fa la Lombardia da questa terra, è cagione di fare navigare tante navi in Sorìa, tante galere in Romanìa, tante in Catalogna, tante in Fiandra, in Cipro, in Sicilia e in altre parti del mondo; per modo che riceve Venezia, tra provvigioni e noli, due e mezzo e tre per cento; sensali, tintori, noli di navi e di galere, pesatori, imballatori, barche, marinaj, galeotti e messetterie coll’utile dei mercatanti tra il mettere, eccovi un’altra somma di seicentomila ducati ai nostri di Venezia senz’alcuna spesa. Dal qual utile vivono molte migliaja di persone grassamente. È questo un giardino da doversi disfare? mai no; bensì da essere difeso da chi lo volesse disfare. Ci converrebbe togliere uomini d’arme che andassero sopra il detto paese guastando alberi e ville, abbruciando case e villaggi, depredando animali, e buttando giù mura di città e castelli, uccidendo uomini con desolazione, mettendo angarie alle nostre terre, sì ai cittadini come ai villani, e in questa città mettendo angarie alle case, prestiti alle mercatanzie, alle navi e alle galere? Dio sa quello che volessimo fare sul paese del duca: ma potrebbe occorrere che il duca salvasse il suo, e rimediasse ad ogni modo al male, e noi intanto saremmo stati cagione di disfare i luoghi nostri. Che varrebbero allora tante spezierie, e panni d’oro e di seta? niuno li torrebbe più, perchè non avrebbene il potere. E affinchè voi, signori, n’abbiate qualche notizia, sappiate che Verona toglie ogni anno broccato d’oro, d’argento e di seta, pezze ducento, Vicenza centoventi, Padova ducento, Treviso centoventi, il Friuli cinquanta, Feltre e Cividal di Belluno dodici; pepe, carichi quattrocento; cannelle, fardi centoventi; zenzeri di tutte sorta, migliaja e altre spezierie assai; zuccari, migliaja cento; pani di cera, ducento.

«Come noi devastassimo il loro ricolto, eglino non avrebbono di che spendere, e se ne danneggerebbero tutte le mercatanzie di Venezia. Però non si vuol credere al nostro procuratore giovane. Al duca di Milano converrebbe, per difendersi, assoldare gente d’arme, mettere angarie ai villani, cittadini e gentiluomini, per modo ch’e’ non avrebbe danaro da comperare le sopradette cose, in discapito e rovina della nostra città e cittadini.

«Però, signori, siate contenti che rispondiamo agli ambasciatori dei Fiorentini, ch’essi chiedano alla comunità loro licenza di praticare di pace. Se starete in pace, raunerete tant’oro che tutto il mondo vi temerà, e avrete Iddio sopratutto che sarà per voi. Iddio, signore di tutto, colla Nostra Donna e con messere san Marco vi lasci prendere la pace ch’è ben nostro»[33].

L’anno seguente rinnovando i Fiorentini le istanze, e dicendo, se Venezia non li soccorresse, dovrebbero fare come Sansone, che uccise se stesso con tutti i nemici suoi; e se restassero vinti, il loro servaggio produrrebbe quello di tutta Italia, esso doge in consiglio parlò: — Signori; voi vedete che per le novità d’Italia ogni anno vengono nella città di Venezia assai famiglie colle donne e’ figliuoli e coll’avere, e vanno empiendo la terra nostra; e pel simile da Vicenza, Verona, Padova, Treviso, con utilità grande della nostra città; e da ogni parte contadini e famiglie buone vengono ad abitare nelle nostre terre per vivere pacificamente coi loro mestieri, essi e i figliuoli. Vorrete guerra? questi si partiranno, struggendo la vostra città, e tutte l’altre; e de’ nostri partiranno. Però amate la pace. Se i Fiorentini si daranno al duca, loro danno; che ne darà impaccio? la giustizia è con noi. Essi hanno speso, consumato, e si sono indebitati: noi siamo freschi, e abbiamo in giro un capitale di dieci milioni di ducati. Vogliate vivere in pace, e non temere alcuna cosa, e non fidarvi ne’ Fiorentini, i quali pel passato ci hanno messo in guerra coi signori della Scala, e ci domandarono in prestito mezzo milione di ducati; quando volemmo darli loro, si accordarono con que’ della Scala contra di noi: questo fu del 1333. Del 1412 fecero scendere contro di noi Pippo fiorentino, capitano degli Ungheri, il quale ci fece grandi danni....

«Signori, non ve lo diciamo per gloriarci, ma solo per dire la verità e il bene della pace. I nostri capitani d’Acquamorta, di Fiandra, per le nostre ambasciate che vanno attorno, pe’ nostri consoli e pe’ nostri mercatanti, sapete che si dice ad una voce: Signori Veneziani, voi avete un principe di virtù e di bontà, che vi ha tenuto in pace, e vi tiene per modo vivendo in pace, che siete i soli signori che navigate il mare e andate per terra, per modo che siete la fonte di tutte le mercatanzie, e fornite tutto il mondo, e tutto il mondo vi ama e sì vi vede volentieri. Tutto l’oro del mondo viene nella vostra terra. Beati voi finchè vivrà questo principe, e ch’egli sarà con simile proposito. Tutta l’Italia è in guerra, in fuoco e in tribolazione, e pel simile tutta la Francia e tutta la Spagna, tutta la Catalogna, Inghilterra, Borgogna, Persia, Russia ed Ungheria. Voi avete solo guerra cogl’infedeli che sono i Turchi, con vostra grande laude e onore. Però, signori, finchè vivremo, seguiremo simil modo; e vi confortiamo che dobbiate vivere in pace, e dar risposta a’ Fiorentini, come facemmo già un anno, presa da tutto il consiglio».

L’autorità del doge ottagenario elise gli sforzi dei partigiani della guerra; però sentendosi approssimarsi al suo fine, egli chiamò alquanti senatori, e così prese a dire: — Signori, abbiam mandato per voi dacchè Iddio ci ha voluto dare questa infermità come fine del nostro peregrinare. A Dio Padre, Figliuolo e Spirito Santo, trino ed uno, siamo obbligati per molte ragioni. Esso insegna ai Quarantun elettori di difendere la religione cristiana, d’amare i prossimi, di fare giustizia, di pigliar pace e conservarla. Nel tempo nostro abbiamo diffalcato di quattro milioni d’imprestiti, fatti per la guerra di Padova, di Vicenza e di Verona; il nostro monte si trova in sei milioni di ducati; e ci siamo sforzati che ogni sei mesi si abbiano pagate due paghe degl’imprestiti, e tutti gli offizj e reggimenti, e tutte le spese dell’arsenale, e ogni altro modo.

«Per la pace nostra la nostra città manda dieci milioni di capitale ogni anno per tutto il mondo con navi e galere, per modo che guadagnano, tra mettere e trarre, quattro milioni. Al navigare sono navigli tremila, d’anfore dieci fino a ducento, con marinaj diciannovemila; navi trecento, che portano uomini ottomila; fra galere grosse e sottili ogni anno quarantacinque, con marinai undicimila; abbiamo sedicimila marangoni. La stima delle case somma a sette milioni, gli affitti delle case cinquecentomila; sono mille gentiluomini, che hanno di rendita annua ducati settantamila fino a quattromila. Voi conoscete il modo con cui vivono i nostri gentiluomini, cittadini e contadini. Ben però vi confortiamo che dobbiate pregare l’onnipotenza di Dio, la quale ci ha inspirato di fare nel modo che abbiasi fatto, e di proseguire così. Se questo voi farete, vedrete che sarete signori dell’oro de’ Cristiani, e tutto il mondo vi temerà. Guardatevi, quanto dal fuoco, dal togliere le cose d’altri e dal fare guerra ingiusta, che Dio vi distruggerà. Perchè possiam sapere chi toglierete per doge dopo la nostra morte, segretamente lo direte a me nell’orecchio, per potervi confortare a quello sia meglio alla nostra città».

Udito i nomi, li collaudò, ma — Quei che dicono di volere ser Francesco Foscari, dicono bugie e cose senza fondamento. Se voi lo farete doge, in breve sarete in guerra; chi avea diecimila ducati non ne avrà che mille, chi avea dieci case non si troverà che su di una, e così d’ogni altra cosa; per modo che vi disfarete del vostr’oro e argento, dell’onore e della riputazione dove voi siete, e di signori che siete, sarete servi e vassalli d’uomini d’arme, di fanti, di saccomanni e di ragazzi. Però ho voluto mandare per voi, e Dio vi lasci reggere e conservar bene. Per la guerra de’ Turchi, di valentissimi uomini in mare porrete ad ogni intromessione sì nel governo che nell’utilità. Voi avete otto capitani da governare sessanta galere e più, e così di navi: avete tra’ balestrieri, gentiluomini che sarebbono sufficienti padroni di galere e di navi, e saprebbonle guidare: avete cento uomini usi a governare armate, pratichi per togliere un’impresa; e compagni assai per cento galere, periti e savj galeotti assai per galere cento; per modo che ognun dice che i Veneziani sono signori dei capitani, dei padroni e dei compagni. Similmente avete dieci uomini, provati a grandi faccende in più volte a consigliare la terra, mostrando le ragioni sugli arringhi a tutti; molti dottori savj in scienza, e assai savj al governo del palazzo. Seguite secondo che vi trovate, e beati voi e i vostri figliuoli.