Morto Bonifazio IX (1404 1 8bre), il popolo di Roma, diretto dai Colonna e dai Savelli, gridò Viva la libertà; e il conclave di non più che nove cardinali elesse Innocenzo VII, già Cosma Meliorati, valente canonista, abile agli affari, intemerato di costumi. Dovette conquistare la propria residenza ajutato da re Ladislao, ma con una capitolazione per cui lasciava a custodia del popolo tutti i ponti e le porte; il senatore sarebbe eletto dal papa ma sovra una tripla offerta dal popolo; i dieci della Camera amministrerebbero le rendite, eccettuato il quartiere del Vaticano. Però ogni giorno nuove pretensioni metteva innanzi il popolo, subillato dai Colonna e dai reggenti Ghibellini, tanto che Innocenzo proruppe: — V’ho concesso tutto; volete che vi dia anche la mia cappa?» E in fatto i tumulti raffittirono, i cardinali dovettero mettersi sotto la protezione d’un capitano di ventura Muscardo, fu trucidato un messo del papa, si combatteva accannito; ed essendo il papa fuggito a Viterbo, Ladislao ne profitta per impadronirsi di Roma.
Il papa fra breve morì (1406 6 9bre), e il veneziano Angelo Correr, detto Gregorio XII, anch’esso giurò prima (30 9bre), professò poi essere disposto ad abdicare tosto che il facesse anche Benedetto XIII: ma com’ebbe assaggiato il comando, se ne inebbriò; alla conferenza stabilita in Savona non comparve; e Benedetto, che era venuto fin a Genova, parve star dal canto della ragione.
Tredici cardinali si raccolsero a Livorno per industriarsi all’unione, protestando non riconoscere nessuno dei due competitori; e assumendo a dirigere gl’interessi temporali e spirituali della Chiesa, convocarono un concilio a Pisa (1409 25 marzo), intimando a ciascun papa venisse ad abdicare, se no procederebbero contro di esso. Ma se consentivasi al concilio l’autorità di deporre il pontefice, non era mutata in repubblicana la costituzione della Chiesa, da secoli monarchica? e a tale cambiamento erano acconci tempi di tanto scompiglio?
Ladislao di Napoli temeva un papa che potesse abolire l’indegna cessione dello Stato, a lui fatta da Gregorio XII, onde s’oppose al concilio di Pisa; i due papi non vi ascoltarono; Gregorio dichiarò apostati e blasfemi que’ cardinali, e intimò il sinodo a Udine; Benedetto l’aprì in Perpignano sua stanza; e così, oltre i due papi, v’ebbe tre concilj. Pensate quanto ne restasse dal fondo sovvertita la società! Morendo un vescovo, ciascun papa vuol dargli un successore, onde scismi diocesani; pretendono potere stronizzare i re, onde un nuovo fomite alla guerra intestina; e Napoli resta disputata fra Luigi d’Angiò e Carlo d’Ungheria, la Castiglia fra il duca di Leon e quello di Lancaster, l’Ungheria fra Carlo della Pace e Maria; il debole imperatore Venceslao lasciava cascarsi di mano le redini della Germania; l’Inghilterra straziava le proprie viscere fra le inimicizie delle case di Lancaster e di York; la Francia durava nella guerra centenne contro l’Inghilterra; nè voce risonava valevole ad imporre la pace. Intanto che nel mondo cristiano cessava l’unità che n’è l’essenza, Bajazet II granturco non solo stringeva Costantinopoli, ma aveva invaso l’Ungheria e la Polonia; e nuovi barbari, i Tartari sotto il terribile Tamerlano minacciavano all’Europa le devastazioni che aveano recate all’Asia.
Gli animi, sgomentati fin alla disperazione, si volgeano a Dio, da lui solo aspettando il termine a tanti guaj. Già nel 1260 vedemmo i Flagellanti diffondersi per Italia. Nel 1334 frà Venturino da Bergamo, «uomo di trentacinque anni, di piccola nazione e di non profonda scienza, ma tanto efficace e ardente ne’ suoi ragionamenti, che traendosi dietro più di diecimila Lombardi, la miglior parte nobili, non era luogo ove arrivasse che non fosse ricevuto a guisa d’uomo divino, e con tanto concorso di limosine, che per quindici dì che si fermò a Firenze, non fu quasi momento di tempo che in sulla piazza di Santa Maria Novella non si vedessono grandissime tavole apparecchiate ove mangiavano quattrocento o cinquecento uomini per volta» (Ammirato), andò ai perdoni di Roma co’ suoi, che portavano gonnella bianca fin a mezza gamba, di sopra un tabarrello perso fin al ginocchio, calze bianche, e stivali di corame fin a mezza gamba, in petto una palomba bianca coll’ulivo in bocca, nella man ritta il bordone, nella manca il rosario[72], e con non mai stanchevoli voci gridando pace e misericordia. Cresciuto forse a trentamila seguaci, e come profeta parlando de’ mali futuri, passò anche alla corte d’Avignone sperando grandi indulgenze; ma al papa sembrò scorgervi ambizione o leggerezza, e frà Venturino fu messo al tormento e in carcere: donde poi mosse colla crociata, e morì a Smirne.
Quella devozione andarina rinfervorò nel 1399, avendola la Madonna indicata in Irlanda ad un villano, come il miglior preservativo da pesti e guerre: onde in veste bianca, coperti di cappucci in modo che non distinguevansi donne da uomini se non per una croce rossa, si posero in via tre a tre, ognuno confessato, chiesto perdono agli offesi, perdonato agli offensori, restituito il maltolto. Così giravano per nove giorni almen tre chiese al giorno, e venendo in un paese, intonavano orazioni e lo Stabat mater, poi tre Miserere entrando in chiesa. Per quella novena faceano vita quaresimale, non dormendo in letto, non isvestendosi, molti andavano scalzi; finivano col mandare alle prossime città, invitandole per parte di Maria Vergine ad assumere la stessa devozione.
D’Irlanda varcarono in Inghilterra, in Francia, poi in Piemonte, e da una parte piegarono alla Lombardia, dall’altra in numero di cinquemila a Genova. I cittadini di questa s’avvolsero in lenzuoli, e il vecchio loro arcivescovo Del Fiesco a cavallo li condusse processionalmente, con dietro a coppia tutti gli abitanti, a visitar le chiese, i cimiteri, le reliquie della città e del contorno, e per nove giorni stettero chiuse le botteghe, sospesi gli affari, tutto émpito di timor di Dio. I più robusti o devoti scesero per la riviera di Levante, eccitando a fare altrettanto: da Lucca tremila cittadini, malgrado i divieti, uscirono ver Pescia, indi a Pistoja, donde quattromila li seguirono, e così i Pratesi e i Pisani, finchè giunsero a Firenze. Quivi quarantamila cittadini visitavano le chiese, preceduti dall’arcivescovo; toglievano di quello ch’era lor dato, e il soverchio distribuivano ai poveri; non cercavano essere adagiati in case o spedali, ma giacevano alla nuda aria; molti imprigionati per debiti furono prosciolti. Il vescovo di Fiesole sin ventimila se ne trasse dietro, per tutto facendo paci e concordie, restituzioni, prediche, miracoli[73]. A Milano «venne grandissimo numero d’uomini, donne, donzelle, garzoni, piccoli e grandi e d’ogni qualità, tutti scalzi, da capo a piedi coperti di lenzuoli bianchi, che a fatica mostravano la fronte; poi dietro a questi vi si adunarono tutti i popoli delle città e ville, dalle quali uscendo, per otto giorni continui visitavano tre chiese di villa, e spesse volte ad una di quelle faceano celebrare una messa in canto; per tutte le vie in croce che trovavano, si gettavano a terra gridando misericordia tre volte, e poi cantavano Pater e Ave, e altri cantici composti da san Bernardo, o litanie o altre orazioni. Il popolo di ciascuna città o altro luogo, come veniva a quelle si separava, ed entrando dentro denunziava agli altri rimanenti che volessero pigliare il medesimo abito; di sorta che alcuna volta erano mille, alcuna millecinquecento. Si celebrarono infinite concordie e limosine, e molti si condussero a vera penitenza» (Corio).
In Padova per quei giorni non fu commessa disonestà nè rissa; e le processioni duravano dall’aurora fino alle due dopo nona, e se ne contarono tremilaseicento; poi radunati nel prato della Valle, diedero di sè meraviglioso spettacolo[74]. Da Bobbio altri si difilarono su Piacenza, e con loro tutti i valligiani della Trebbia, sicchè vi giunsero in più di settemila; poi a Firenzuola, a Borgo Sandonnino, a Parma, dove arrivarono con quaranta carri di donne, bambini, malati; di qui settemila partirono dietro al vescovo e ai gonfaloni delle confraternite. I Veneziani li respinsero, ma il duca d’Este gli ebbe accetti, e da Ferrara li menò a Belfiore. Il pontefice vi conobbe scandali e sozzure, dubitò fino che il loro capo pensasse farsi papa, onde li mandò a processo e al rogo.
Allora si moltiplicarono pertutto le confraternite, che con le foggie visitavano le chiese e accompagnavano il viatico; e furono principalmente diffuse dai santi Bernardino da Siena e Vincenzo Ferreri, il quale anche andava predicando il finimondo. Molti, presso al morire, faceansi porre le divise d’esse società, donde la devozione venne estesa fra i secolari. Tale incondita pietà diffuse anche la peste, che strage menò per Italia, e che funestò il giubileo.
Tutti inadeguati ripari agli scandali che sbranavano la Chiesa; poichè le riforme non venivano di là donde solo avrebbero potuto efficacemente. Null’ostante l’opposizione di re Ladislao, al concilio di Pisa comparvero ventiquattro cardinali, quattro patriarchi, ventisei arcivescovi, ottanta vescovi in persona, centodue per rappresentanti, ottantasei abati in persona, ducentodue per procuratori, quarantun priori, gli ambasciatori dei re, i deputati di oltre cento metropoli e cattedrali, delle Università di Parigi, Tolosa, Orléans, Angers, Montpellier, Bologna, Firenze, Vienna, Praga, Colonia, Oxford, Cambridge, Cracovia, trecento dottori di teologia e diritto canonico.