Giorgio Valla piacentino (-1500) scrisse una specie di enciclopedia de expetendis et fugiendis rebus, desumendola da Greci e Latini, a preferenza degli Arabi, e nel III cap. dà un trattato delle sezioni coniche, forse primo dopo il risorgimento. Non abbiamo però matematici nostri che equivalgano ai tedeschi Purbach e Regiomontano. Questo pel primo costruì un almanacco colla posizione degli astri, gli eclissi, e calcoli della situazione del sole e della luna per trent’anni; chiamato a Roma per l’emendazione del calendario, vi morì in fresca età.
Gli astronomi erano tutti ubbie astrologiche, e ne formicola il famoso Libro del perchè del Manfredi: pure la scienza avanzò. Nelle tavole di Giovanni Bianchini bolognese sono combinati tutti i moti dei pianeti. Domenico Maria Novaro ferrarese determinò la posizione delle stelle indicate nell’Almagesto, sospettò si fosse cambiato l’asse di rotazione della terra, ed ebbe scolaro Copernico, cui suggerì il concetto del sistema pitagorico. Paolo Toscanelli da Firenze confortò le speranze di Cristoforo Colombo sulla possibilità di giungere alle Indie dalla parte d’Occidente.
Le scienze naturali proseguivano in caccia di testi più che di fatti, e solo nel secolo seguente appoggiaronsi alla sperienza e alle matematiche, surrogando la realtà alle chimere, l’evidenza alle ipotesi e all’autorità. Nè in medicina si paragonava lo stato sano col morboso; e il libro del Ficino Della vita umana è tutto formole per conservare la salute e prolungare la vita con astrologiche osservanze; dalle stelle deduce le malattie e l’efficacia dei rimedj; insegna ai vecchi a ringiovanire bevendo sangue di giovani: delirj, comuni ad Arnaldo Bacone, ad Arnaldo di Villanova ed ai migliori, ma combattuti da Pico e dal Guainero pavese. Dino del Garbo, gloria dell’età sua, aggiunse altre sottigliezze alle arabiche. Marsilio da Santa Sofia, Gentile da Fuligno, Pietro da Tossignana, Guglielmo da Varignana, Cristoforo Barziza, Giovanni da Concorezzo ed altri esercitarono con lode e scrissero di medicina. Michele Savonarola padovano, buon osservatore, francamente si emancipa da Averroe; eppure crede che Niccolò Piccinino generasse di cento anni, che dopo la peste del 1348 invece di trentadue denti se n’avessero ventidue o ventiquattro, e che col feto possa uscire talvolta un animale.
I medici non rifuggivano dalla chirurgia, mentre questa fuor d’Italia era abbandonata a barbieri ignoranti. Il salasso tenevasi operazione d’importanza; contendevasi seriamente sul dove e quando praticarlo; allorchè ne facesse bisogno, nelle case principesche adunavansi parenti e amici, e se riescisse bene, ringraziavasi il Signore festeggiando. Vincenzo Vianeo di Maida, Branca e Bojani di Tropea introdussero l’innesto animale, rifacendo nasi. Il Governo veneto, come in molti provvedimenti, così prevenne gli altri coll’ordinare, ai 7 maggio 1308, che ogni anno si sezionasse qualche cadavere. Nel 1315 Mondini de’ Luzzi, professore a Bologna, ne dissecò pubblicamente, e diede una descrizione del corpo umano fatta sul vero, e tavole anatomiche: e sebbene non sappia francarsi dalla venerazione agli antichi, e alle asserzioni di Galeno sagrifichi perfino l’evidenza, pure rimosse molte asserzioni fantastiche, disse ciò che propriamente avea veduto, e spiegò semplice e preciso; onde il suo libro per tre secoli rimase testo; aggiungendovi le scoperte che man mano si facevano. Dopo lui s’introdusse d’aprire ogni anno uno o due cadaveri nelle università: Bartolomeo da Montagnana, professore a Padova, si vanta d’aver fatto quattordici autopsie[161].
I farmacisti per lo più erano anche droghieri, laonde speziale significò farmacista e confetturiere; e le città, nell’accordare le licenze, v’aggiungevano l’obbligo di mandare alcuni dolci alla camera del Comune. Saladino d’Ascoli diede un Compendium aromatariorum per norma dei farmacisti, dai quali pretende tante qualità, che pur beato se la metà ne possedessero. Santo-Arduino fece altrettanto per Venezia, Ciriaco degli Agosti di Tortona per l’Italia occidentale, Paolo Suardo pel Milanese. Ermolao Barbaro e Nicolò Leoniceno, commentando Plinio, giovarono assai alla botanica officinale. Nel 1415 Benedetto Rinio medico e filosofo veneto, con lunga diligenza e peregrinazioni faceva il Liber de simplicibus in quattrocentrentadue faccie benissimo dipinte da Andrea Amadio, e coi nomi latini, greci, arabi, slavi, tedeschi. È la maggior raccolta che ancor si fosse fatta di piante e fiori, col tempo opportuno a raccoglierli e l’applicazione medicinale; e sta nella Marciana, coll’Erbario o storia generale delle piante, lavorato nel secolo seguente da Pier Antonio Michiel.
Papa Benedetto XIII riprovò la magia come ereticale; e poichè moltiplicavansi le guarigioni presunte miracolose alle tombe di san Rocco, di santa Caterina da Siena, di sant’Andrea Corsini ed altri, la Chiesa provvide non avesse a gridarsi al miracolo se non quando il morbo fosse incurabile, e istantaneo il risanamento. La ricorrenza delle pesti[162] crebbe la devozione per san Sebastiano, pel santo Giobbe, per san Rocco principalmente, che di quell’età appunto dal patrio Montpellier era pellegrinato in Italia onde assistere a’ contagiosi. Spesso ancora sulle facciate delle chiese e su tabernacoli lungo le vie si dipingevano gigantesche figure di san Cristoforo, la cui vista diceasi preservare dai cattivi incontri e dalle morti improvvise, le quali sembra divenissero allora più frequenti; onde spesseggiarono pure le invocazioni a sant’Andrea Avellino ed altre devozioni preservative.
A richiamare dalla erudizione all’osservazione, dai testi ai fatti, valsero alcune malattie nuove, come la morte nera; la tosse ferina, comparsa nel 1414 sotto forma epidemica; la tarantola, epidemia psichica che s’attribuiva al morso d’un ragno, e portava a ballare e far attucci stravaganti. La lebbra vuolsi venuta in Italia co’ soldati di Pompeo reduci dall’Egitto, ma presto si spense. Ricomparve al tempo de’ Longobardi, poi di nuovo alle crociate: e forse non era cessata mai del tutto, poichè ne cade menzione in miracolose guarigioni, e negli ospedali istituiti; certamente Costantino, medico della scuola salernitana, la decriveva precisa nel 1087, cioè avanti le crociate che la diffusero. Al tempo che discorriamo pare scomparsa, giacchè il Cardano non la conosceva, il Fracastoro la dice morbo raro[163], e gli spedali de’ Lazzari diminuivano, per far luogo a quelli destinati a un altro morbo, conseguenza e castigo della dissolutezza, che diffuso poi al tempo della calata di Carlo VIII, fra noi ebbe il nome di francese, di campano tra i Francesi. Dopo molto ragionarne resta dubbio se venisse dall’America o fosse già conosciuto.
In complesso questa è un’età di reminiscenza, più che di fantasia e di ragione; si fa tesoro delle cognizioni prische, anzichè conquistarne di nuove; nè si mettono al vaglio dell’esperienza. Mancando la stampa, i giornali, la posta, noi ci figuriamo che le opere di letteratura o di scienza dovessero rimanere in angusto circolo, nè conoscersi lontano le scoperte d’un paese. Però nelle università concorreva gente da regioni remotissime, vi si comunicavano le cognizioni, i professori vi portavano le opere proprie, i giovani voleano tornare in patria arricchiti di qualche manoscritto, sicchè diffondeansi più prontamente che non si possa credere. Gli autori stessi più volte, dopo pubblicato un lavoro, lo correggevano, e ne facevano una seconda edizione, come si pratica dopo la stampa: così Leonardo Fibonacci nel 1202 pubblicò il suo Abacus, primo trattato d’algebra fra’ Cristiani; poi nel 28 ne diede una nuova edizione con aggiunte.
Però i libri erano più venerati perchè rari; la quale venerazione faceva che una notizia si tenesse per vera sol perchè scritta, si ripetesse dai successivi perchè detta dai precedenti; che se la sperienza la contraddicesse, non si smentiva l’autore, ma cercavasi conciliarla, come si fa colla Bibbia, a costo di storpiare la verità. Spesso s’ignoravano le scoperte e le lucubrazioni anteriori; e mentre oggi non si perdona d’accingersi a un lavoro senza conoscere tutti i precedenti, allora si trovano o accettati errori o ignorate verità, su cui già da un pezzo altri aveva esercitato il giudizio.
Ad accelerare ed assicurare i progressi dello spirito umano valse un’invenzione suprema di questo tempo, la stampa.