Colombo dovette rimbaldirsi di tanta approvazione: ma donde ottenerne i mezzi? La Francia si buttava allora a guerre avventurose sotto il romanzesco Carlo VIII: l’Inghilterra faticava a ricomporre gli sconquassi delle lunghe discordie intestine: il Portogallo erasi messo alle scoperte s’una traccia diversa, e codesta novità non poteva che tornargli sgradita: di fatto quegli accademici, cui il disegno di Colombo fu presentato, lo dichiararono d’un fatuo vanaglorioso; pure i politici suggerirono, — Teniamolo a bada finchè si mandino navi a verificare cosa ne sia». Colombo indispettito si sottrasse, e venne in Italia: ma di que’ piccoli Stati e ringhiosi qual mai era capace di tanto ardimento? Venezia e Genova desideravano conservarsi il monopolio delle antiche vie, anzi che perigliarsi a nuove; tenere a tutto loro profitto il commercio nel Mediterraneo, anzi che vantaggiare le nazioni situate sull’Oceano.

Febbricitante dunque d’un gran pensiero, cui non vedea modo di ridurre ad effetto, cogli spasimi del genio incompreso, Colombo vedea passare gli anni, logorarsi il suo vigore, e nessuno che volesse accettare il dono d’un nuovo mondo. Finalmente in Ispagna trovò un frate, che il raccomandò al confessore della regina Isabella; e la gran donna, capace di comprendere l’entusiasmo di un grand’uomo, gli diede ascolto, fece esaminare la proposta da teologi e da sapienti; ma poichè allora fervea l’impresa che dev’essere la prima per ogni nazione, quella di sbrattare la patria dalla dominazione straniera, il tentativo fu rimesso a migliori tempi: intanto Colombo militò contro i Mori, vivendo d’un sussidio assegnotogli, egli che teneasi distributore d’incalcolabili tesori[337].

Finalmente la presa di Granata decise la lotta di sette secoli; e gli Spagnuoli si assisero indipendenti sopra il suolo che palmo a palmo aveano ricompro dalla servitù moresca. Allora Colombo rincalorì le istanze, e ottenne due navi e trecentomila corone, col patto di concorrere egli stesso a un ottavo della spesa, purchè gli si assicurassero un ottavo de’ vantaggi e un dodicesimo delle gioje e de’ metalli preziosi, il titolo di ammiraglio e vicerè de’ paesi nuovi. Un terzo legno ebbe da un armadore di Palos, dal qual porto salpò il 3 agosto 1492, fidando in Dio, e ostinandosi a filar dritto a ponente, per quanto il disconsigliassero i compagni, per quanto altri fenomeni l’allettassero a cercar terre a dritta o a sinistra, per quanto lo scoraggiasse il dissiparsi delle apparenze di vicina terra. Perseveranza siffatta è l’impronta del genio.

Non è di questo luogo il descrivere gli incidenti del suo viaggio, e come toccasse le Antille e più tardi il continente, ch’egli credette sempre fossero le settemila quattrocentottantotto isole orientali, indicate da Marco Polo. Il suo giornale lo mostra attentissimo osservatore d’ogni fenomeno della natura, quantunque non addottrinato abbastanza per trovarne la spiegazione; nè alla sagacia sua sfugge veruna delle apparenze d’un mondo e d’un ciel nuovo: ravvicina i fatti per indovinarne le mutue relazioni; primo avvertì la deviazione dell’ago magnetico; primo conobbe che si poteva trovar le longitudini mediante la differenza dell’ascensione diritta degli astri; notò la direzione delle correnti pelagiche, l’aggruppamento delle piante marine che determinano una gran divisione de’ climi dell’Oceano, il cangiarsi delle temperature non solo a norma delle distanze dall’equatore, ma colla differenza de’ meridiani; nè trascurò appunti geologici sulla forma delle terre e sulle cause che la producono.

Quel che più ancora, lo caratterizza è il sentimento religioso, pel quale crede a visioni, a rivelazioni; per iscopo supremo dell’impresa si propone di annichilare l’islam, convertire i sudditi del gran kan, e coll’oro ritratto riedificare Gerusalemme, e suffragare tante anime aspettanti nel purgatorio. Ne traeva la perseveranza contro gli ostacoli, la pazienza de’ mali, e nei semplici suoi ricordi scriveva: — Benedetto Iddio che dà vittoria e buon successo a chi segue le sue strade, e l’ha miracolosamente provato in me. Io tentai un viaggio contro l’avviso di tanti assennati; tutti trattavano il mio disegno di chimera: confido nel Signore che il successo farà grande onore alla cristianità». E se i disastri l’opprimevano, pareagli una voce gridargli in sogno: — Di poca fede! cosa fece Iddio di più per Mosè e per David suo servo? A te aperte le barriere dell’Oceano; a te sottomesso infinito paese; il nome tuo reso celebre in tutta la cristianità. Volgiti a lui, e riconosci che infinita è la sua misericordia. Tu giaci di cuore, e gridi È troppo. Or di’, chi ha cagionato le tue afflizioni, Dio o il mondo? Dio non fallisce le promesse: ma delle fatiche sostenute per altri padroni questa è la ricompensa».

Perocchè è nota l’ingratitudine con cui gli uomini compensarono quel sommo che, mentre al tornare del primo viaggio non era onoranza che non gli fosse profusa quasi a creatore, di poi dal nuovo mondo fu ricondotto in catene, le quali (dice suo figlio) io vidi sempre sospese nel suo gabinetto, e con quelle volle esser sepolto». Ai re si lagnava egli, ma invano; e a suo figlio scriveva: — Dopo vent’anni di servizj e fatiche e pericoli tanti, non possiedo in Ispagna ove ricoverare il capo: per mangiare e dormire mi bisogna andare all’osteria, e più volte non ho di che pagare lo scotto». Sazio poi di quella che tanto annoja, la censura degli oziosi, proponeva: — Coloro che si piaciono di far rimproveri e appunti, stiano a cianciare laggiù a loro agio, e dire Perchè non fare così e così? Avrei voluto fossero stati a quell’impresa». Passata mezza la vita nella miseria sospirando di attuare la grande idea, e l’altra mezza nella invidia per averla compiuta, straziato da lunga ambage d’iniquità e scaduto dalle più fervorose speranze, moriva desolato a Valladolid di sessantott’anni nel 1506.

Istituì un maggiorasco, e ne trasmetteva i documenti a Genova, «della qual città io sono uscito, e nella quale son nato»: pel banco di San Giorgio destinò un decimo della rendita di sua eredità, onde sgravare la gabella delle vittovaglie: e sedici giorni prima di morire, sopra un uffizietto della beata Vergine regalatogli da Alessandro VI papa, e «che gli era stato di gran sollievo nella cattività, nelle battaglie, nelle traversie»[338], vergava un codicillo militare da darsi «all’amatissima sua patria la repubblica genovese» pei benefizj che n’avea ricevuti; volea che de’ suoi beni stabili in Italia vi si ergesse uno spedale nuovo; mancando poi la sua linea, sostituiva il banco di San Giorgio nell’ammiragliato dell’India e negli altri privilegi, che dai re gli erano stati sconsideratamente promessi, e che poi gli furono codardamente fraudati; sicchè i figli suoi dovettero stentare tutta la vita a patrocinare i titoli e il nome di quel grande, cui negavasi la gloria d’aver egli primo scoperto un mondo, che testè gli s’imputava a monomania il credere potesse scoprirsi. Finalmente i suoi nipoti rinunziarono alle pretese ricevendo mille dobloni l’anno e il titolo di duchi della Veragua, che vive tuttora in una linea femminile, dalle ultime vicende spagnuole ridotta a strettezze.

Più che i re, furono ingrati a Colombo gli scrittori, che del nome di lui non battezzarono la terra da lui scoperta. Al fine dell’ultimo secolo, gli Spagnuoli, costretti abbandonare ai Francesi l’isola d’Haiti ove era stato sepolto, lo trasportarono all’Avana in una solennità affettuosa, cui non si mesceano maledizioni, come alla traslazione d’altri eroi: e Bolivar volle col titolo di Colombia abbellire la repubblica, che le sue vittorie creavano e la sua temperanza conservava. Tarda giustizia! a Colombo non restò che la felicità dell’operare; felicità che voi, anime torpide, mai non comprenderete.

Subito avidità d’oro, di gloria, di conquiste, di conversioni, di martirio, spinse gran gente verso quel nuovo mondo, del quale, in poco giro d’anni, tutto il contorno fu determinato: ma a noi non s’appartiene qui l’esporre se non la parte che vi presero gl’Italiani.

Sebastiano Cabotto, mercadante veneziano, che fin dal 1494 avea veduto una terra che poi fu detta Terranuova, all’udire le imprese del Colombo, sentì suscitarsi «un desiderio grande, anzi un ardor nel cuore di voler fare ancor egli qualche cosa di segnalato»; ed esibì ad Enrico VII d’Inghilterra d’arrivare al favoloso Catai per altra via che non quella di Cristoforo, cioè pel nord-ovest; e avutone lettere patenti nel 1496, con Sebastiano suo figlio, e con quattro navi provvedutegli dai negozianti di Bristol, toccò il continente americano al Labrador il 24 giugno 1497, cioè un anno e sei giorni prima che Colombo mettesse l’orma in quel continente, del quale riconobbe 300 leghe di costa. Morto il padre, Sebastiano spinse un altro viaggio in quell’altezza, e pare scorresse a dilungo la costa dalla baja d’Hudson alla estremità della Florida; ma sgomentato dai geli e dalle lunghe notti, voltò indietro.