Ben è dunque perdonabile se il culto dell’antichità degenerò in idolatria, se il farnetico di rinnovarla turbò il nobile intento d’emularla. In conseguenza, dagli originali passò l’impero dell’ingegno agli eruditi, gente di schiena e non di genio, che fabbricava non creava, che in metafisica e in morale non oltrepassava il punto ov’erano giunti gli Scolastici, nella storia e nelle antichità non sapeva schermirsi dall’impostura, nell’esposizione credea rusticità la naturalezza, e mutilava i pensieri onde esprimerli in una lingua con cui non erano nati, e nella quale non raggiungevasi l’ambita purezza.

L’erudizione fu la forma generale d’ogni studio e progresso di quel tempo; i testi valeano quanto un argomento, e per convincere bastava citare; la medicina s’attaccava a spiegare o combattere Ippocrate e Galeno; la filosofia cercava in Platone o in Aristotele la maggiore de’ suoi sillogismi, la tessitura delle sue argomentazioni, perfino la scusa agli ardimenti suoi; l’alchimia si fiancheggiava di nomi antichi; la strategia, benchè innovata dalle armi a fuoco, studiava sopra Onesandro e Vegezio, e a ricostruire il ponte di Cesare sul Reno; l’architettura cercava a Vitruvio, non solo i canoni dell’imitazione, ma e la giustificazione delle novità; e Cesare Cicerano nella summa æde baricefala, cioè nel duomo di Milano, pretendeva applicate tutte le regole di quell’autore.

Pure dentro questo circolo infrangibile i liberi spiriti non limitano il ristauramento de’ classici a industria letteraria, ma lo estendono alla vita; imperatori e repubbliche vi rintracciano leggi e ordinamenti; i giureconsulti ne allargano e talvolta impacciano il diritto nuovo; per classiche rimembranze Cola Montano, Cola Rienzi e Stefano Porcari meditano riformare la patria; per erudizione si ammirano le virtù e prediligonsi le idee del paganesimo, tanto che molti sentirono la necessità di assumere la difesa della tradizione religiosa, come Marsiglio Ficino, Alfonso di Spina, Enea Silvio, Pico Mirandolano; sulla fede degli eruditi Colombo italiano mosse a uno scoprimento, che all’Italia doveva tornare funestissimo. Trovata l’America, si trattava di dividerla fra i popoli scopritori, e per evitare un conflitto si ricorse al papa; e questo tracciò una meridiana, che delimitasse le conquiste di Spagnuoli e Portoghesi. Sublime spettacolo, il papa che, come ne’ tempi organici del medioevo, arbitro si asside fra due grandi popoli onde prevenire una guerra, e fra loro spartisce un nuovo mondo! Eppure l’antico era in procinto di sfuggirgli; era già nato Lutero; la Riforma, covata in Italia, sbocciava di fuori; e la Germania, che n’era stata l’emula per tutto il medioevo, sbalzava l’Italia anche da questo primato.

FINE DEL LIBRO UNDECIMO E DEL TOMO OTTAVO

[ INDICE]

Capitolo
CXII. Gian Galeazzo Visconti, e sue brighe colla Toscana. Il Milanese eretto in ducato [Pag. 1]
CXIII. Venezia e Genova. Guerra di Chioggia. Venezia ricresce, Genova si perde [37]
CXIV. Giovanna I di Napoli e Luigi d’Ungheria. Ladislao. Giovanna II. Gli Aragonesi in Sicilia [55]
CXV. L’ultimo Visconti. Gli Svizzeri. Il Carmagnola. Il Piccinino. Lo Sforza. [88]
CXVI. Repubblica Ambrosiana. Venezia conquistatrice. Francesco Sforza. I Foscari [122]
LIBRO UNDECIMO
CXVII. I papi in Avignone. Il grande scisma. La Chiesa e i Concilj [145]
CXVIII. L’impero d’Oriente, e sue relazioni coll’Italia. I Turchi a Costantinopoli. Perdita delle colonie italiane. Venezia guerreggia i Turchi [200]
CXIX. Toscana. Tumulto de’ Ciompi. I Medici sormontano [233]
CXX. Papi reduci in Roma. Congiura de’ Pazzi. Ferdinando di Napoli. Lorenzo Medici [267]
CXXI. Gli eruditi [303]
CXXII. Gli scienziati. I libri. La stampa [339]
CXXIII. Costumi cittadini, signorili e mercantili. Lusso crescente. Cultura estesa. Origini del teatro [373]
CXXIV. Industria e commercio [446]
CXXV. Viaggiatori italiani. Colombo. Le scoperte [530]
CXXVI. La fine del medioevo [562]

NOTE:

[1]. Odorici, Storie bresciane, pag. 184.

[2]. Antichità estensi, II. 133.