[154]. Monsignor Goro Gheri, governatore di Piacenza, scrive il 1514: — Egli è qua il Rovato, frate da zoccoli, el quale è valentuomo, e in questa città ha buona reputazione. E perchè questa città è divisa, da una parte di quella abitano Guelfi, dall’altra abitano i Ghibellini, di modo che l’una parte non va ad udire la predica nelle chiese che sono più propinque all’altra parte, e la chiesa cattedrale è la manco frequentata che ci sia dall’una delle parti: il frate Rovato, per trovare un luogo che sia più comune che si possa nella città all’una e l’altra parte, ha trovato una chiesa di San Protasio ecc.». Archivio storico, app. VI, 36.
A Giuliano de’ Medici rimandava il 1515 un memoriale, ove dice: — Questa città è divisa in due fazioni principali, cioè Guelfi e Ghibellini; e più particolarmente ci sono quattro case principali: due guelfe, cioè Scotti e Fontana; e due ghibelline, cioè Landesi e Anguissola: e con il nome di queste quattro famiglie si imborsano li officj di questa città e nello estraere detti officj non si fa alcuna menzione nè del principe nè della comunità, ma nelle borse dove sono le polizze è scritto la borsa de’ Landesi o la borsa degli Scotti, e così delle altre famiglie dette di sopra; cosa poco onorevole al principe e odiosa al popolo molto, perchè per questo modo ricevono una superiorità molto strana: e ne risulta che quelli che sono gentiluomini e uomini da bene fuggono intervenire nelle cose della comunità, e quelli che accettano detti officj, pro majori parte sono genti bisogna che seguino le voglie di chi dà loro li officj».
[155]. Vedansi le negoziazioni austriache, pubblicate nel 1815 da Le Glay.
[156]. Lasciando via l’adulatore Giovio e il maledico Steidan e gli altri storici antichi, e il Robertson, viepiù imperfetto dacchè tanti nuovi documenti vennero in luce, il dottor Vehse scrisse una vita di Carlo V denigrandolo: ma meglio compare in opere posteriori. Fra le quali merita molta attenzione la Correspondenz des Kaisers Carl V, aus den K. Archiv und der Bibliothèque de Bourgogne zu Brüsselle mittgetheilt von Dr Carl Lanz. Lipsia 1844. G. De Leva stampa la storia di Carlo V relativamente all’Italia.
[157]. Relazione di Giovanni Corner alla Signoria veneta, nelle Rel. des ambassadeurs, II. 144. Parigi 1838.
[158]. Il Molini nei Documenti di storia italiana pubblicò la lettera dello Sforza, che dà tal commissione al Pallavicini.
I Pallavicini, signori di Cortemaggiore, Castiglione, Busseto e altri luoghi del Lodigiano, figurarono assai tra i fautori di Francia. Orlando, ch’ebbe da Francesco Sforza il feudo di Busseto, lasciò molti figli che ottennero titoli ecclesiastici e civili dagli Sforza e nuovi feudi, dai quali presero nome i diversi rami. Gian Luigi, rompendo la fede avita, si gettò coi Francesi: ma quando Lautrec fece squartare Manfredo, egli non cessò più dai lamenti e dalle accuse non ascoltate.
Cristoforo, che avea arricchito Busseto di chiese e conventi, combattè coi Francesi a Marignano; pure l’odio del Lautrec lo perseguì finchè l’ebbe prigioniero, e quando ritiravasi dalla Lombardia il fece decapitare. Galeazzo e Anton Maria suoi fratelli si tennero fedelissimi a Francia; quand’era battuta, ritiravansi ne’ loro feudi; appena risorgesse ricomparivano. Anton Maria era detto il gran traditore perchè consigliò a Bernardino Corte di cedere il Castello di Milano; ebbe ricchezze dal re; amò la bella Caterina Leopardi, ammirata da tutti e da Luigi XII, che ne arricchì e nobilitò la discendenza. Girolamo, figlio di Cristoforo, combattè contro i Francesi in Fiandra, e dopo la pace di Castel Cambresì tornò a Busseto, e volle sposare la prima donna che mendicasse al suo castello. Fu una montanara piacentina, che mai non dimenticò l’origine, e fece sepellirsi negli abiti di origine.
Eran gente robusta di corpi e di spiriti. Cristoforo, chiamato a Roma a giustificarsi a Giulio II del suo starsi neutrale, investiva il fratello Ottaviano che mal rispondeva, e castigavalo a schiaffi. Galeazzo sposò Eleonora Pico; e perchè questa levossi buon’ora al domani delle nozze per udir messa, egli cacciolla e riprese la druda Bianchina. Carlo Sforza Pallavicini fu santo vescovo di Lodi, e da questa stirpe venne il famoso storico del concilio di Trento.