L’originale autografo fu trovato nell’archivio dei Dieci, e da questi mandato, il 1788, alla biblioteca Marciana, dove ora si trova, e sul quale il Morelli, per stimolo del procuratore Francesco Pesaro, fece la bella edizione del 1790. Riferiremo il principio, sì per saggio dello stile che gli accademici lodano, sì per le asserzioni che contiene: — I fatti e le cose della città di Vinegia patria mia, le quali in tempo di quarantaquattro anni avvenute e state sono, io a scrivere incomincio, non di mio volere e giudicio, o pure perchè a me giovi e piaccia di così fare; ma da uno quasi fato sospinto, o almen caso, che così portato ha che io faccia. Perciocchè, morto nell’ambascieria di Francia M. Andrea Navajero, a cui questa cura era stata data per lo addietro; essendo io stato richiesto per decreto del Consiglio delli Diece, che, posciachè egli morendosi avea fatto ardere i suoi scritti, io in quella stessa bisogna alla città ciò da me chiedente non mancassi; vergognandomi di ricusare, a questa così varia e molteplice e, come nel vero dire posso, sommamente faticosa scrittura mi son posto nell’anno della mia vita sessantesimo: di maniera che, se la richiesta pubblicamente fattami stata non fosse, giustamente potrei ripreso essere dagli uomini dello avere avuto ardire in questa età di sottopormi a cotanto peso».

Sebbene dovesse comprendere quarantaquattro anni, non va che dal 1467 al 1512.

[174]. Nelle lettere dice: — Quanto alla vita e costumi, fo maggior professione di sincerità e di modestia, che di dottrina e di lettera». E nella storia, lib. II: Equidem non is ego sum qui cujuspiam gratiam eorum qui vivent aucapari studeam; homo recondita natura, et satis cognita fide.

[175]. Lettera del 1º ottobre 1497.

[176]. Delle moltissime storie municipali accenneremo soltanto, per Padova Bernardino Scardeone; per Rovigo Andrea Nicolio; per Treviso il Bonifacio e il Burchelati; per Verona il Rizzoni, il Corte, il Saraina; per Ferrara il Baruffaldi; per Brescia il Cavriolo; per Bergamo il Bellafini e Gian Grisostomo Zanchi (De Orobiorum sive Cenomanorum origine, Venezia 1531), che esalta la sua patria, come allora si facea, con esagerate opinioni, impugnategli da Gaudenzio Merula novarese e da Bonaventura Castiglioni milanese, i quali trattarono de’ Galli Cisalpini, e che, al pari d’Ottavio Ferrari da Milano, conobbero le falsità di Annio da Viterbo; per Crema Alemanio Finio; per Belluno il Piloni e il Doglioni; per Feltre il Dalcorno; per Vicenza il Maccà, il Barbarano, il Castellini; pel Friuli Giovanni Candido; per Ferrara Pellegrino Prisciani, Gasparo Sardi, Cintio Giraldi; e Girolamo Falletti e il Pigna specialmente per la casa d’Este; per Milano l’Alciati, il Merula, il Bescapè, il Morigia, oltre le cronache del Cagnola, del Burigozzo, del Prato; Antonio Campi per Cremona; Benedetto Giovio e Francesco Muralto per Como: l’Equicola per Mantova; il valente medico Girolamo Rossi per Ravenna; per Bologna l’Alberti, il Sigonio, Achille Bocchi, il Ghirardacci; il Maurolìco e il Fazello per la Sicilia. Benvenuto da San Giorgio conte di Biandrate fece una storia latina del Monferrato, esatta, e giovandosi degli archivj che ebbe a disposizione. Un discorso di don Vincenzo Borghini sulla storia fiorentina è irto d’erudizione.

[177]. Aggiungiamo Giorgio Florio, professore di retorica a Milano, che stese in sei libri le guerre di Luigi XII e Carlo VIII, propenso ai Francesi; e Biagio Buonaccorsi fiorentino, che fece un arido diario dal 1498 al 1512.

[178]. Lettera del cardinal Bibiena in quelle di Principi a Principi.

[179]. Li raccogliamo da Francesco Muralto, che di que’ giorni scriveva una cronaca rimasta manoscritta. Se ne trovano pure notizie in Roscoe, Vita di Leon X, vol. 7, ediz. di Milano.

La guerra contro i Turchi fu sempre soggetto di esortazioni popolari in prosa e in versi. A tacere le composizioni di letterati, abbiamo del 1480 poesie vulgari, di foggia bizzarra, fra cui scegliamo questo sonetto:

Surgite, eamus, dixe el bon Jesù,