TRIBÙ
Ma poichè le famiglie precedettero lo Stato, quelle vengono considerate come elementi necessarj di questo. Pertanto le tribù si accostano, ma non si fondono; e memori della differente origine, ognuna si tiene distinta dalle altre; non accomunano le nozze; ed essendo varie di dignità, si può in esse scendere, non elevarsi. Se v’intervengono la religione, diversa da una tribù all’altra, e riti particolari di ciascuna, esse tribù rimangono inalterabili, formando le Caste, come nell’India o nell’Etruria[105]: altrimenti le distanze vanno dileguandosi, fino a giungere all’eguaglianza, come accadde in Roma. Allo Stato però non appartiene se non chi appartenga ad una famiglia ( gens ) per legittima derivazione: e solo per grande condiscendenza vi si ammette tal fiata un uomo libero forestiero; od anche una nuova parentela quando un’altra si estingua, affinchè non resti incompiuto il novero rituale.
Oltre queste tribù che chiameremmo di famiglia, vi ha tribù di luogo, rispondenti alla distribuzione di un paese in distretti o borgate; sicchè n’è tribule chiunque possiede in quel circondario al momento dell’istituzione; e i discendenti loro continuano ad appartenervi, se anche perdano o tramutino i possessi. Ne deriva dunque un’altra specie di genealogia, quantunque meno rigorosa. E se un popolo così costituito si trapianti in altro paese, egli conserva la costituzione patria, ma per favore accoglie nel suo grembo i natìi, da cui ebbe ajuto o da cui spera decoro, e li scomparte nelle varie tribù, giusta diverse convenienze; di modo che il vincolo fra i contributi non è più soltanto di sangue e di patria.
Insistemmo su questa costituzione delle tribù, come quella che è più dissonante dai modi odierni; e senza di essa non sarebbero compresi i passi delle civiltà antiche, e specialmente della italica.
La regolarità di siffatto procedimento viene alterata dalle conquiste. Una tribù, per amor di donne, di pascoli, di bottino, per gelosia di potere, per ambizione di un capo, assale l’altra, la vince, molti uccide, gli altri serba in qualità di schiavi ( servi ). Il trionfo invoglia a nuovi: un capo guerresco, sostenuto dai robusti che desiderano esercitare la propria vigoria, o dai fiacchi che cercano un appoggio, viene ad imperare su molto popolo soggiogato, e si fa re in nome della forza; dinastia, cioè forza (δύναμις), chiama la propria famiglia, e impone il proprio volere, raccogliendo in sè la facoltà di far leggi, d’eseguirle, di giudicare. Sono ricordati alcuni antichi re in Italia, quali Giano, Lico, suo figlio Latino, Pallante, Evandro.
CONQUISTE. CONFEDERAZIONI
Gli Stati a governo d’un solo o di più, costituitisi in tal maniera, proseguono fra loro le lotte cominciate fra le tribù; i più forti invadono i meno, i montanari piombano su’ pianigiani; e gli uni per difendersi, gli altri per assalire, stringono confederazioni. Questa forma è antichissima in Italia, e naturale in paese suddiviso da monti e fiumi, sicchè mal poteano avervi luogo i vasti imperj che fecero schiava l’Asia, nè l’unità nazionale che fece potenti alcuni popoli moderni.
Paese bello, ed aperto per così lunghe coste, facilmente era invaso da genti che o l’ambizione chiamava di lontano alle conquiste, o la sovrabbondante popolazione o un vincitore snidavano dalle terre natìe; oppure da colonie che cercavano una patria nuova. I capi degli invasori spartisconsi il paese, rendono sudditi gli originarj che non sappiano difendersi o fuggire, e concentrano il dominio nella gente vincitrice. Talvolta un altro popolo sopraggiunge al primo conquistatore e gli strappa la signoria, ovvero patteggia con esso, mettono in comunione gli Dei, e si spartiscono gli uffizj[106]. Così si sovrappongono genti a genti, separate per origine: pure, conservandosi le singole unite fra sè, ne derivano distinzioni di classi; e l’una ha il privilegio delle armi, l’altra del sacerdozio; una ai traffici, l’altra all’agricoltura; distinzioni non cancellate dal tempo nè dalla superiorità numerica dei vinti.
INVASIONI. TIPI MITICI
In questo accostarsi e sovrapporsi di popoli, ognuno reca tradizioni, e queste si mescolano, trasponendo tempi e luoghi, accumulando s’un personaggio le imprese di molti, confondendo gli avvenimenti umani colle vicende della natura o colla storia degli Dei; sicchè riesce difficilissimo l’appurare alcuna verità, e l’assegnare epoche anche approssimative, anzi perfino lo stabilire una priorità fra gli avvenimenti che precedono la storia.