ALBALUNGA

Anche dopo gl’incrementi d’Alba e di Roma, metropoli dei Latini fu tenuta Lavinio, città sul mare, dov’erano deposti gli Dei penati de’ Latini. Questo fatto darebbe a supporre che per mare vi fosse venuta la gente sacerdotale che portò nel Lazio la religione, e che è simboleggiata in Saturno, quivi celatosi dalle persecuzioni di suo figlio Giove[145].

Per antichissimi re del Lazio sono mentovati Pico, Fauno, Latino. 1300? av. C. Regnante Fauno, quivi approdò una colonia di Arcadi, cioè di Pelasgi, condotta da Evandro, e sedutasi in riva al Tevere, vi fabbricò Palanzio[146]. Due generazioni più tardi, regnando Latino, giunse un’altra colonia pelasga, cioè profughi di Troja, che, distrutta la patria loro dai Greci congiurati, qui ne cercavano una nuova e dominio[147]. Enea, principe trojano che li guidava, sulle rive del fiume Municio, detto Laurento dai lauri che le vestivano, sconfisse Turno principe de’ Rutuli, sottentrò a re Latino, e collocati i profughi lari in Lavinio, alla dinastia indigena surrogò la sua propria. 1250? Questa ebbe poi reggia in Albalunga, la quale fu madre di trenta città, poste in altura e rinforzate già di muraglie da Pelasgi ed Etruschi, quali erano Camerio, Nomento, Crustumeria, Fidene, Colazia, Gabio ed altre, futuri trofei di Roma. Ad Enea successe nel regno Ascanio suo figlio, poi una mal determinata serie di re fino ad Amulio.

ROMOLO

796 Costui, usurpato al maggior fratello Numitore il trono, costrinse Rea Silvia, unica figliuola di quello, a consacrare la propria virginità a Vesta. Pure il dio Marte la rese madre di due gemelli. Gettati nel Tevere onde sperdere il pericolo di pretendenti, dall’onda, più mansueta che lo zio, furono deposti a piè d’un fico selvatico, e allattati da una lupa. Venuti in età, conobbero l’esser loro, e colle prodezze raccoltasi attorno una masnada di valorosi Latini, la aquartierarono sulle rive del Tevere a sedici miglia dallo sbocco e poco dopo il confluente del Teverone, ove già cinque razze di popoli s’erano stabilite e scomparse[148]: contrada silvestre, ondeggiante su molti colli, quali il Saturnio, da poi Capitolino, elevato appena sessantacinque metri sopra il mare, ma orrido di sterpi e rupi; l’Aventino il maggior di tutti, nereggiante di lecci e lauri; il Celio (Laterano), detto Querquetulano perchè tutto a querce; il Viminale dai vimini, l’Esquilino o Fagutale dagli eschi e dai faggi; il Palatino, sacro a Fauno silvestre, con un bosco del dio Pan, dal quale le lupe scendevano ad abbeverarsi nel Tevere, i cui trabocchi stagnavano alle sue falde: e bosco e palude erano tra il Capitolino e il Quirinale, oggi monte Cavallo[149].

ORIGINE DI ROMA

Su quei colli, meno insalubri che la pianura, al punto ove confinavano 753 Latini, Sabini, Etruschi, fondarono una città, e la chiamarono Roma cioè forza nel linguaggio comune, Flora nel linguaggio sacerdotale, oltre un terzo nome arcano, che si pronunziava soltanto nelle cerimonie più secrete[150].

Romolo, ucciso il fratello Remo, domina senza competitore, e cresce la sua città pubblicando:—Chiunque vi venga, avrà asilo e mercato franco»; i primi coloni col titolo di patrizj sono il tutto della terra; rimangono plebe gl’indigeni soggiogati, o i ricoverativi da poi, ma a quelli si collegano in qualità di clienti, non potendo se non per mezzo di questi patroni ottenere giustizia, la quale venendo resa con forme rituali, non potea spettare che ai patrizj, unici possessori della religione e del diritto.

749 Romolo sparte i cittadini in tre tribù, e da ciascuna sceglie cento cavalieri per la guerra, cento senatori per l’amministrazione. Onde aver matrimonj rapisce fanciulle dai Sabini, i quali, venuti per vendicarle, non pure sono pacificati, ma formano un popolo solo col romano, prendendo stanza sul Quirinale coi proprj Dei, nettando dagli stagni e dalle foreste la valle fra il Palatino e il Campidoglio perchè servisse di piazza ai due popoli, che aveano accomunato l’acqua e il fuoco, e stabilito un tempio a Vulcano pei parlamenti. Cameria, Fidene, Vejo, altre vicine città sono conquistate, trasferendone a Roma gli abitanti, e di romane colonie popolando que’ paesi. Romolo, morto o ucciso, è annoverato fra gli Dei.

714 All’eroe succede il legislatore, al romano il sabino Numa Pompilio, che ispirato dalla ninfa Egeria, istituisce, o introduce dalla Etruria le vergini vestali, i sacerdoti feciali, e preci e festività e cerimonie religiose; a lui cadono dal cielo gli Ancili, scudi che rimasero un altro dei pegni sacri della fortuna di Roma; riforma il calendario, consacra le proprietà col culto del dio Termine, distribuisce il popolo in maestranze d’arti, fonda il tempio di Giano nell’Argileto. Secolo d’oro, tutto quiete e concordia, sicchè il tempo di Numa restò perennemente desiderabile.