VEJO

Nel tempo medesimo sulla sinistra del Tevere continuavano i Romani a dar di colpo all’aristocrazia etrusca, conquistarono le sacre città di Fidene 425 e Tarquinia, assediarono Vejo. Dieci anni durò l’assedio; e poichè si dovette svernare sotto le armi, per la prima volta i Romani assegnarono un soldo ai combattenti, i quali così trovandosi mantenuti e stipendiati, non ebbero fretta di tornar a coltivare i loro poderi, e rimasero a disposizione de’ capi, che poterono assumere anche lunghe imprese.

CAMILLO

Era scritto arcanamente ne’ libri fatidici dell’Etruria, che gli Dei non abbandonerebbero le mura di Vejo, sino a tanto che il lago Albano non fosse rasciutto, versandone l’acque al mare. Ai Romani non parve ineffettibile l’impresa, e compirono quell’ammirato emissario di sei miglia, cavato nella lava. Infine Furio Camillo, nominato dittatore, propiziati gli Dei e procuratosi federati, 385 per una mina penetrò in Vejo, le cui immense ricchezze furono predate, venduti schiavi i cittadini, portata a Roma la dea Giunone, ch’essa medesima, interrogata se fosse contenta, avea risposto due volte sì; un vaso dell’enorme valore di otto talenti fu spedito ad Apollo in Delfo; e le terre de’ Vejenti, malgrado l’opposizione de’ patrizj, furono divise a sette jugeri per ciascun plebeo. Non tardarono a cadere e Capena e Falera e Sutrio e Vulsinia; e Roma pareva a un punto di soggiogare tutta l’Etruria quando le sopravvenne un nuovo flagello, i Galli.

Già vedemmo (pag. 44) come una numerosa tribù di questi invase antichissimamente l’Italia col nome di Amhra, vinse i Siculi, 1304? e rimase signora della val di Po, donde spinse le conquiste fino al Tevere, che colla Nar e col Tronto fece confine al vasto dominio di essa. Lo divise in tre regioni: Is-Umbria attorno al Po; Oll-Umbria pendìo occidentale dell’Appennino; Vill-Umbria, la costa del mar inferiore fra il Tevere e l’Arno. Fin trecencinquantotto borgate contavano le due prime: ma gli Etruschi s’introdussero nella Vill-Umbria, spossessando i Galli, non però sterminandoli; e guerreggiando l’Is-Umbria, pezzo a pezzo la conquistarono, piantandovi dodici colonie. Degl’Isombri parte tornò nella Gallia di là dall’Alpi, parte si ridusse nelle valli Alpine, alcuni resistettero nel paese fra il Ticino e l’Adda. Gli Oll-Umbri rimasero anch’essi soggiogati; e ridotti al cantone che da loro si chiamò l’Umbria, presero costumanze e favella al modo de’ vicini.

I GALLI

Di là dell’Alpi intanto, sull’immenso spazio da’ Pirenei al Reno le varie tribù de’ Cimri, parte de’ quali erano i Galli, diverse per coltura e per indole quantunque d’origine comune, s’agitavano e combattevano. Molti Galli furono cacciati dalle loro stanze, e una turba con Sigoveso 590? si drizzò alla selva Ercinia e piantossi nelle alpi Illiriche; un’altra di Biturigi, Edui, Arverni, Ambarri, col biturige Belloveso piegò all’Italia. Pel Monginevro sbucata sulle terre dei Liguri Taurini fra il Po e la Dora, drizzossi verso la nuova Etruria posta sul Po; 587 e quivi riconosciuti gli avanzi della prima migrazione, come lieto augurio adottò il nome d’Isombri o Insubri, da quella conservato.

I Galli sono distinti fra gli antichi per valore grande e impetuoso, spirito franco, schiuso a tutte le impressioni, fina intelligenza, estrema mobilità, repugnanza alla disciplina, ostentazione e vanità, causa perpetua di disunioni. Della loro politica di qua dell’Alpi altro indizio non resta che la costruzione di una fortezza in mezzo al territorio conquistato, 580 chiamata Milano[191], dove unirsi alle assemblee ed ai sacrifizj. Altri sopraggiunsero col nome di Carnuti, Aulerchi, Cenomani, guidati da Elitovio[192]; e aggregate coi primi le loro forze, respinsero gli Etruschi di là dal Po, e fondarono Brescia e Verona. Una terza orda col nome di Salj, Levi, Libici, irrompendo per l’alpi Marittime, si assise ad occidente, sulla destra del Ticino.

Continuando di là dall’Alpi il movimento, anche Cimri proprj le passarono, quali i Boi, i Lingoni, gli Anamani, che traversate l’Elvezia e la Transpadana, varcarono l’Eridano[193]. I Lingoni ebbero il triangolo fra il Po, la Padusa e il mare; gli Anamani, collocati fra il Taro e la piccola Versa, popolarono Piacenza; i Boi, fra il Taro e l’Utente (Montone), falla lor sede Fèlsina, 358 la denominarono Bononia. Ultimi de’ Cimri, i Senoni, respinti gli Umbri sino al fiume Esi, stanziarono da Ravenna ad Ancona, ove fabbricarono Sena de’ Galli (Sinigaglia). Così i Galli ebbero occupata la Transpadana, i Cimri la Cispadana[194]. Parte degli Etruschi, impedita d’unirsi alla nazione oltre il Po e l’Appennino, ricoverò fra l’Alpi, nel territorio che dissero Rezia.

Il paese incivilito degli Etruschi fu tornato in selvaggia desolazione da costoro, a’ quali parea scapito di libertà il chiudersi fra mura; e di tante città fiorenti, cinque sole camparono, Mantova e Melpo nella Transpadana, nell’Umbria Ravenna, Butrio, Arimino. Melpo perì non guari dopo; le altre dovettero con gran cautela orzeggiare fra quei terribili conquistatori, esercitandosi nel commercio, da questi avuto a vile. I quali abitavano borghi smurati, senza mobili nè altre comodità della vita; letto l’erba o la paglia; cibo la cacciagione; unica occupazione la guerra; trofeo le teste de’ nemici, che pei capelli sospendeano alla criniera de’ cavalli; ricchezza gli armenti e l’oro perchè si possono trasportare ( Polibio ).