FINE DELL’ETÀ EROICA
A questo punto si chiude l’età eroica di Roma, che Tito Livio dichiara «più d’ogni altra ferace di virtù». Ma quali virtù! Bruto condanna a morte senza le solite formalità due suoi figliuoli, ed assiste al loro supplizio: Lucrezia si uccide per colpa non sua: Scevola punisce la mano d’aver fallito in un assassinio, e quell’assassinio approvasi dall’intero senato: per superstizione Curzio si precipita in una voragine, come i Decj sulle spade nemiche: un tribuno fa bruciar vivi i nove colleghi che impedivano di surrogare i magistrati[198]: il severissimo Cincinnato contamina la sua vecchiaja con un legale assassinio; i giuramenti sono violati per pubblica autorità e per turpi sofismi: Fabio Gargete, edile curule, fabbrica un tempio a Venere colle ammende imposte a dame romane per violata fede coniugale e pubblica disonestà: in tempo d’epidemia[199] censessanta donne accusate d’avere avvelenato i loro mariti, avvelenano se stesse; supplizio iniquo, come era superstizioso rimedio lo scegliere in tali sventure un dittatore, che conficcasse il chiodo sacro nel tempio. Virtù di tempi eroici, tutto egoismo di persone, di classe, nulla profittevoli al grosso del popolo, che in continue guerre veniva angariato ed ucciso, smunto colle usure, battuto a verghe, chiuso in ergastoli privati; surrogando all’interesse pubblico la tirannide di pochi, chiamavasi ribelle chi a vantaggio del vulgo alzasse la voce; petulante vulgo, che ardiva domandare d’esser considerato uomo e cittadino.
LIBRO SECONDO
CAPITOLO IX.
Magna Grecia.—Pitagora.—I legislatori.
Qui la storia stessa di Roma ci porta a considerare i paesi meridionali della penisola, e nuove civiltà; perocchè alla pelasga, o greca antica se si voglia, ed alla rasena degli Etruschi, terza si unì la ellenica delle colonie, più splendida e decantata.
COLONIE
Il genio del popolo greco, il quale eminentemente seppe congiungere l’istinto del bello colla sapienza dell’ordine, sicchè creò i capolavori della poesia e della scultura, e al tempo stesso i veri sistemi delle scienze positive e delle noologiche, manifestò quel suo potente bisogno di movimento e di azione col disporre colonie innumerevoli dall’Asia Minore fino ai più riposti seni del Ponto Eusino, dall’Jonio fino al Nilo, alle coste settentrionali dell’Africa ed alle meridionali della Spagna e della Gallia. In quelle la gioventù correva in cerca d’avventure e libertà, di ricchezza i negozianti, di requie i vinti; le repubbliche vi mandavano i turbolenti e i soverchi; e l’incivilimento e l’opulenza della madrepatria vantaggiavano di tale innesto. Nel nuovo paese i fondatori erano venerati, e spesso per gratitudine eretti a signori; il territorio spartivasi fra i coloni, che vi rinnovavano i nomi e le consuetudini delle contrade natìe, e sull’indole e i bisogni locali modificavano la greca civiltà. Le colonie formate da persone obbligate dalle fazioni a fuoriuscire dalla patria, trovavansi indipendenti fin dall’origine; quelle spedite dalla metropoli mantenevano le patrie leggi; sacerdoti e magistrati riceveano da essa; ad essa spedivano tributi, derrate, annui sagrifizj religiosi; poi il nodo lentavasi a segno, da non costituire che una federazione, unita dalla comune origine e da divinità comuni, a’ cui tempj antichi seguivano a recare omaggi e chiedere oracoli. Collocate nelle regioni più opportune alla vita, all’industria e al commercio, prosperavano, e la metropoli vi godeva immunità di asportazioni e importazioni; costituite di gente operosa e vivace come sogliono essere i migrati, abbondavano d’arti, d’industria, di sapere, di libertà.
Di colonie siffatte circondarono i Greci quasi tutto il lembo dell’Italia[200], e meglio le coste a occidente, meno scabre delle orientali. Le più considerevoli stettero sul golfo di Táranto, nella parte occidentale della Japigia e di là fin a Napoli e in Sicilia: nè altro paese mai su così breve spazio radunò tante città, e ciascuna importante quanto un popolo, e degna di vivere nella posterità, più che i grandi imperi ove un despoto regna su milioni di servi.
COLONIE DORICHE E ACHEE