725 Achei, uniti co’ Locresi, fondarono Sibari; la malsana pianura fra il Crati e il Sibari emendarono con canali, divenuti comodità e abbellimento, e che ora negletti, tornarono pestilente quel paese. A taccia della sua mollezza, è vulgatissimo che i cittadini solevano fare gl’inviti un anno prima, onde mettere a contributo l’aria, l’acqua e la terra, e preparare vesti gemmate; ai convitati porgevasi per norma la lista sì delle persone, sì delle vivande: mestieri rumorosi non doveano turbare i sonni o i silenziosi piaceri; sbandivansi perfino i vigili galli: un Sibarito non si potè addormentare per esserglisi piegata sotto una foglia di rosa; un altro prese la febbre al vedere un contadino affaticarsi. Diffamazioni forse fuor di proposito, certo fuor di misura; dalle quali solo raccogliamo la grande ricchezza venuta al paese dal commercio che faceva con Cartagine, massime di vini e d’olj. Quest’agiatezza, il suolo ferace, la facilità di concedere la cittadinanza, moltiplicarono i Sibariti a segno, che, se crediamo a Strabone, potevano armare trecentomila uomini[204]. 550 Dominavano sopra sette genti limitrofe e venticinque città; governavansi a democrazia temperata, fino a che Teli se ne fece tiranno, cacciando cinquecento primarj cittadini. Questi ricoverarono nella vicina Crotone, donde furono spediti messi a Sibari per praticarne il richiamo: 510 ma Sibari trucidò gli inviati, onde Crotone assalse l’emula con centomila guerrieri, e la sfasciò.
TURIO
441 Sulle rovine di Sibari fu stabilita la città di Turio, con tanta mescolanza di popoli, che si disputò quali avessero a tenersene i fondatori: del che interrogato, l’oracolo la dichiarò colonia d’Apollo. L’origine stessa vi produceva la democrazia; ma gli antichi Sibariti usurpando le migliori terre e l’autorità, restrinsero il governo in pochi. Ne furono poi espulsi; nuove genti sopravvennero di Grecia, e presero leggi da Caronda. I Lucani, perpetui nemici, li vinsero, nè cessarono di molestarli 286 finchè non si posero in protezione dei Romani. Di quest’atto si tennero offesi i Tarantini, che gli assalsero e sconfissero: più tardi i Romani ridussero Turio a colonia.
ERACLEA
La città d’Eraclea, posta dai Tarantini sulle rive dell’Aciri presso Metaponto, ci tramandò nelle famose Tavole un documento del suo governo; 433 donde appare che v’avea culto principale il dio da cui traeva nome, poi Bacco e Pallade, le cui effigie appajono nelle bellissime sue monete. Efori annui reggeano la repubblica, e polianomi o prefetti della città; un segretario, un geometra ed altri minori uffiziali attendeano all’amministrazione: il popolo divideasi in molte tribù, ciascuna con insegne particolari, e in assemblea comune risolveano de’ comuni interessi. 272 I Romani la soggiogarono l’anno stesso della presa di Taranto.
CROTONE
735 Miscello ed Archia condussero una colonia achea a Crotone, la quale crebbe a sì subita potenza che, nel primo secolo d’esistenza sua, armò contro di Locri cenventimila uomini; e benchè sconfitta, con quasi altrettanti la vedemmo assalire e distruggere Sibari. La città misurava il perimetro di dodici miglia; con un senato di trecento o di mille membri[205]; bella, illustre, ricca, saluberrima, beata la predicano gli antichi, e diceasi non vi fosse mai gittata la peste.
Parte suprema nell’antica educazione tenea la ginnastica e sfoggio se ne faceva in feste solenni, celebrate a tempi prefissi; principalmente ne’ giuochi olimpici, pei quali ogni quattro anni i Greci concorrevano in Elide ove assistere alle gare di lotta, di corsa, di tiro, e insieme udir recitare tragedie, odi, pezzi di storia. Sibari, nel maggior suo fiore, meditava di rapire quest’affluenza ad Elide, coll’istituire giuochi più splendidi e di premj più appetiti. Agli olimpici, ben tredici volte in ventisei olimpiadi riportarono il gran premio gli atleti di Crotone, così rinomati che correva in proverbio, l’ultimo dei Crotoniati valere quanto il primo dei Greci[206]. L’atleta Milone combattè un toro, e levatoselo di peso sulle spalle, il recò in giro per tutto lo stadio, poi ammazzatolo d’un pugno, in un giorno lo mangiò; rovinando il tetto d’una scuola, egli il sorresse col dorso finchè tutti camparono; alfine volendo squarciare un tronco, restò colle mani prese nello spacco, e quivi fu divorato dai lupi.
Anche per bellezza erano insigni i Crotoniati: a un tal Filippo, come al bellissimo dell’età sua, gli Egestani, tuttochè nemici, resero dopo morte un culto divino; e il gran pittore Zeusi, dal vedere i garzoni lottanti nel ginnasio, argomentò quanta dovess’essere la leggiadrìa delle loro sorelle, e le scelse per modello di quella Venere, che fu tenuta il capolavoro dell’antichità.
Alla democrazia temperata di Crotone diede origine Pitagora. A costui tutte le città della Magna Grecia attribuivano il merito delle loro costituzioni, ond’è difficile lo sceverare in esso il personaggio vero dall’ideale, a cui, come a tipo de’ primi filosofi civili, si ascrivono le invenzioni più disparate e le più dissonanti avventure. Non è paese del mondo ove non abbia egli viaggiato; dimostrò il teorema del quadrato dell’ipotenusa; diede la prima teorica degl’isoperimetri dei corpi regolari, gli elementi delle matematiche, l’algoritmo, del quale ancora non si conosce il senso; trovò i ragguagli fra la lunghezza della corda armonica e i suoni che n’escono; insegnò che l’acqua si converte in aria e d’aria torna in acqua; sostenne essere opaca la luna, identica la stella del mattino con quella della sera, sferico il sole; per armonia de’ corpi celesti intendeva probabilmente i rapporti delle loro masse e delle distanze; indicò il vero sistema mondiale, cioè l’obliquità dell’eclittica e la versatilità della terra, con equa distribuzione di luce, di ombre, di calore sull’intera superficie, tutta perciò abitabile; e conoscendo che due opposte forze impresse nei corpi celesti li spingono per un’orbita, anticipò di tanti secoli quell’attrazione newtoniana che Herschel considera come la verità più universale cui sia pervenuta l’umana ragione[207].