440-360 Archita ebbe molta mano nel reggimento della propria patria, e capitanando gli eserciti più volte, le assicurò vittoria. Credeva il miglior governo quello misto di monarchia, aristocrazia e democrazia, ma il comando convenire a coloro che hanno maggior ingegno e virtù: i costumi siano custodi delle leggi, le quali puniscano non con multe ma col disonore: nulla più funesto che la voluttà, donde tradimenti alla patria, sbrigliate passioni, e rovina degli Stati: nel pericolo di questi si confidi sul coraggio de’ cittadini, non si ricorra a forza straniera.

EMPEDOCLE

444-403? Empedocle, celebrassimo in ogni tempo, dalla sensibile e dalla razionale considerazione dell’ente condotto alla contemplazione mistica delle cose, poeticamente espose la sua dottrina; abbandonandosi all’entusiasmo, personifica e divinizza tutto, e si fonda sull’ipotesi di una degenerazione dell’universo, cagionata da un peccato originale; il mondo poi fa regolato da due principj, amicizia e discordia (φιλία, νεῖκος), dove alcuno vorrebbe ravvisare l’attrazione e la repulsione della fisica moderna. La vita di lui tiene al miracoloso: toglie da lungo letargo una donna, onde si dice abbia resuscitato da morte; fa chiudere una valle, e così toglie la malsania che i venti etesj portavano ad Agrigento; le maremme che infestavano Selinunte risana coll’introdurvi due correnti d’acqua. Fu dunque reputato dio, nè egli dissipava quest’opinione; anzi cantava:—«Amici che abitate le alture d’Agrigento, zelanti osservatori della giustizia, salvete. Non uomo io sono, ma dio. Entro nelle floride città? uomini, donne si prostrano; il vulgo segue i miei passi; gli uni mi chiedono oracoli, gli altri un rimedio ai crudi morbi»[211]. Lo studio della storia naturale gli costò la vita, perocchè, volendo esplorare il cratere dell’Etna, vi perì; ma corse voce che vi si gettasse apposta per non lasciarsi vedere a morire. Chi volle moralizzarne un avvertimento alla superbia umana, soggiunse che dimenticò all’orlo del cratere le sue pantofole, donde si ebbe conoscenza della sua fine.

GLI ELEATICI

La scuola jonica avea fissato l’attenzione sopra il lato fisico del mondo, la pitagorica sopra il metafisico: al dialettico, cioè all’arte del ragionare, si appigliò un’altra, innestata sulla pitagorica, e denominata da Elea in Lucania; scuola che spingendo all’eccesso il sistema delle idee, ripudiò il senso comune e l’esperienza, per dichiarare che le cose sono mere apparenze e nomi vani senza soggetto; e la realtà assorbì nell’intelligenza, identificando così il mondo e Dio. Questa inclinazione al soprasensibile, quasi la verità non deva cercarsi che nella sfera razionale, avviava a raddrizzare il modo della conoscenza sensibile mediante i concetti puri della ragione, e nel pensiero separavasi ricisamente l’elemento speculativo dallo sperimentale. E forse dall’accurata distinzione che gli Eleatici poneano tra l’idea e le cose sensibili, e dall’avvertire che quella tiene in sè tutte le cose nell’archetipa loro forma, derivò a loro la taccia di panteismo.

535-465? Parmenide di Elea vi diede precisione, asserendo che i sensi possono bensì esibire il fenomeno ingannevole, ma il vero e il reale non rimangono conosciuti che dall’intelletto. Zenone, pure di Elea, 504-450? assottigliò l’indagine mostrando che, se le cose apparenti fossero quali la sensazione ce le ritrae, sarebbero piene d’assurdi ed impossibili: ed esagerando il concetto fondamentale di quella scuola, negava la possibilità del moto. Per verità, qualora non basti l’esser immediatamente sentita l’esistenza delle realtà finite, e le si applichi il dubbio, riesce impossibile il dimostrarla. Per questo varco adunque entrava lo scetticismo; e Gorgia da Leontini, scolaro di Empedocle, sostenne nulla esservi di reale, nulla potersi conoscere nè trasmettere a parole[212].

Adunque la filosofia in Italia fin d’allora ed elevavasi a tutta la sublimità dell’ideale, e diroccava nel dubbio e nel sofisma. Ma a Zenone, il primo filosofo che esponesse in dialoghi, spetta il merito d’aver introdotto la dialettica, cioè una maniera rigorosa e coerente di disputare, dimostrare, difendere, impugnare, per via di regole prefinite.

MEDICINA PITAGORICA

Anche in altre scienze Pitagora aveva ben meritato, e singolarmente nella medicina, ch’egli sbarazzò di divinità, e chiamò a contribuire al bene della società colla legislazione e colla polizia, mediante quel che si intitola vivere pitagorico. Fanno a lui onore d’importanti scoperte fisiologiche; che ogni seme organico deriva da seme; che nel sonno il sangue affluisce al cuore ed alla testa. E del sonno diede una teoria Alcmeone crotoniate, coevo di Pitagora, al quale è pur dovuta la prima opera speciale di anatomia e fisiologia che la storia ricordi, cercando ai fenomeni spiegazione dall’esame della struttura delle parti.

Altri Pitagorici la medicina esercitavano per Italia e per Grecia; come liberi indagatori ( periodeuti ) visitavano al letto gli ammalati, che fin allora soleano farsi recare nel tempio; e scarchi dalle superstizioni, le cause del morbo investigavano non nella collera degli Dei, ma nella natura. Con ciò strappavano la scienza di mano agli Esculapj, sebbene, per quella loro teorica che i mutamenti si devono fare passo a passo, i Pitagorici non isbandissero le formole magiche e deprecatorie. Possiamo noi asserire che s’ingannassero nello introdurre la dottrina numerica nella scienza della salute, supponendo che la natura prediliga certi numeri e certe forme periodiche?