A Pitagora, meno che dalle scienze insegnate, deriva lode dall’aver formato una scuola, diretta a perfezionare i governi, non tanto col cambiarne la forma, quanto col preparare uomini capaci di ben dirigerli. Ma un tal Cilone, ricco violento e accattabrighe, avendo chiesto invano d’esservi affigliato, si avventò al solito artifizio de’ liberalastri d’ogni tempo, colla calunnia aizzando il popolo in modo, che que’ filosofi vennero perseguitati a morte, ed abolite le loro istituzioni. Ne profittarono gli ambiziosi per costituire parziali tirannie nelle varie città, Clinia a Crotone, altri altrove, soqquadrando ogni ordine primitivo, finchè gli Achei si intromisero della pace. Allora furono adottate le leggi della madrepatria, e nel tempio di Giove Omorio giurata una federazione delle colonie, a capo della quale sembra fosse posta Crotone. Durò fino al 400, dopo di che, prima dai tiranni di Siracusa, poi da Roma si vide rapita l’indipendenza, e decadde a segno, che Petronio la chiamava campo di cadaveri rosi e di corvi affamati.

CARONDA. ZALEUCO

Pitagorici furono i due insigni legislatori della Magna Grecia, Caronda e Zaleuco, spesso tra loro confusi e ingombrati di favole, perchè la storia lascia in non cale i benefattori del genere umano, attenta ad immortalarne i distruttori.

650 Caronda fu di Catania; e poichè i legislatori antichi non solo comandavano gli atti, ma voleano piegare la volontà, pose fondamento al suo codice l’esistenza degli Dei[213], la famiglia e la patria. Dai primi emana la moralità delle azioni, che i dèmoni puniscono o premiano secondo il merito. Il rispetto pei genitori stendasi fino alla gleba dell’ultimo loro riposo. Chi passa a seconde nozze, rimanga escluso dalle assemblee, giacchè mette seme di dissensione tra i proprj figliuoli. Possono l’uomo e la donna snodarsi dal matrimonio, ma non contrarne un nuovo con persona più giovane[214]. Intento a conservare le famiglie (secondo il genio dei legislatori antichi, diverso da quel de’ moderni), Caronda moltiplica i legami fra’ parenti; il più prossimo d’un’ereditiera può sposarla; il deve se orfana e povera, o dotarla. Conoscendo i mali dell’ignoranza, impose s’insegnasse leggere e scrivere a tutti da maestri stipendiati dal pubblico. Proibito frequentare uomini viziosi, nè mettere in commedia un cittadino, salvo che sia adultero o spia. Al calunniatore infliggevasi di portare una corona di tamarisco; e sì grave obbrobrio pareva, che alcuni se ne sottrassero coll’uccidersi. Chi abbandona il posto in battaglia, durerà tre giorni in piazza vestito da donna. Punì i giudici che sostituissero giro di commenti alla precisione della lettera: ammise la pena del taglione. Chi proponesse d’innovare una legge, doveva presentarsi col capestro al collo, per essere strozzato se avesse repugnante il pubblico voto.

CARONDA

Affinchè la violenza non turbasse la indipendente decisione delle adunanze, Caronda aveva proibito di recarvisi colle armi, pena la vita. Un giorno stava esercitando i soldati, quando, udito che nell’assemblea erasi levato tumulto, v’accorre colla spada come si trovava: i nemici gli rinfacciano ch’egli medesimo violasse le proprie leggi; ma esso:—Anzi vo’ confermarle», e immergesi quel ferro in seno. Aristotele il loda per precisione di leggi e nobiltà di dicitura[215], aggiungendo che dettò i suoi ordinamenti a parecchie città della Sicilia.

ZALEUCO

Reputano anteriore Zaleuco di Locri. Anch’esso traeva la legge da Dio, onde cominciava dal provare l’esistenza di questo, argomentando dal mirabile ordine della natura, ed asseriva gli Dei non aggradiscono sagrifizj ed oblazioni dai malvagi, ma si compiaciono delle opere giuste e virtuose. Sempre alla legge che impone unendo la morale che consiglia, vuole si governino gli schiavi col terrore, i liberi coll’onore. Irreconciliabili non siano gli odj fra cittadini: nessuno abbandoni la patria: donna non esca con molte ancelle nè soverchio sfarzo, se non sia meretrice; nè uomo con anelli e con vesti milesie, se non andando in bordello. Sostituite leggi fisse e poche all’arbitrio della consuetudine, eccessivamente ne cercò la stabilità; ond’ebbe esclusa l’interpretazione, data forza ineluttabile al testo, e vietato perfino a chi tornasse in patria il chiedere se vi fosse qualcosa di nuovo. Demostene attesta che, in due secoli, una sola delle sue leggi era stata mutata[216]. Ma la stabilità è prova e carattere della bontà d’una istituzione?

CAPITOLO X.

Sicilia.