Sbigottita dall’incendio di Corinto, la Lega più non pensò nè a resistere al vincitore, nè a placarlo. I collegati furono raccolti in vasta spianata, cinti dalle legioni romane; e dopo rimasti alcun tempo in terribile aspettazione, udironsi intimare che i Corintj e i servi sarebbero venduti schiavi, gli altri Achei andassero prosciolti. Nè le città che aveano sostenuto gli stranieri, salvarono le mura: il governo popolare fu abolito, e tutta Grecia ridotta a provincia, benchè alcune città staccate, come Atene, mantenessero alcuna ombra di libertà.
LA SIRIA
Era omai decisa anche la sorte degli altri regni usciti da quello d’Alessandro. La Siria fioriva ancora delle belle provincie della Comagene, della Cirrestica, della Seleucide, della Palmirene; nelle ricche valli tra l’Antilibano e il Mediterraneo cresceano Antiochia, Seleucia, Laodicea, Apamea; e nel deserto Palmira, emporio alle carovane fra l’India e l’Europa. Antioco Epifane, figlio d’Antioco il Grande, era stato allevato a Roma come ostaggio; 174 e venuto re, cercò combinare il fasto patrio colla repubblicana famigliarità de’ Romani, ma non riusci che a rendersi oggetto d’odio e di sprezzo. Carezzò i Romani pur odiandoli; guerreggiò prosperamente l’Egitto, che gli disputava la Palestina e la Celesiria; prese Pelusio, e invece di sterminarne gli abitanti, perdonò, col che indusse molte città a soggettarglisi: avuto in mano Tolomeo Filometore, lo trattò cortesemente; poi giovandosi delle costui inimicizie col fratello Fiscone, stava per unire alla Siria l’Egitto, quando Popilio Lena, 170 ambasciadore romano, gl’intimò:—Devi abbandonare le conquiste». E chiedendo egli tempo a deliberare, Lena colla mazza gli descrisse un cerchio attorno, e—Non uscirai di questo prima di risolvere». Antioco dovette cedere, e agli ambasciadori ch’egli spedì, il senato rispose si congratulava che avesse obbedito; e per patto di pace gl’ingiunse di cedere Cipro e Pelusio.
ANTIOCO EPIFANE
Il tributo che la Siria doveva a Roma, era un nulla a petto ai regali con cui era costretta adescarsi fautori nella gran metropoli, ove tutto diveniva venale. Tiberio Gracco, spedito dal senato a sindacare i re e gli Stati d’Oriente, dovette concepire d’Antioco tanto maggiore disprezzo, quanto più questi s’umiliava per ingrazianirlo, portandosi seco più da schiavo che da re, cedendogli la reggia, esibendogli fin la propria corona: onde potè assicurare il senato che nulla aveva a temere dal re di Siria.
Per quante ricchezze Antioco avesse acquistate nell’Egitto, e gliene procacciassero gli amici e le provincie d’Oriente, volgevano però sempre in peggio le sue finanze, onde per risanguarle avea ricorso ai tesori dei tempj, spediente sempre pericoloso. Erasi anche avversato i sudditi colla smania di alterarne i costumi nazionali, e d’introdurre il culto greco, non per zelo religioso, ma perchè più adatto alle pompe, dietro cui egli andava pazzo. 169 Per ciò gli si ribellarono molte provincie, e massime gli Ebrei, popolo custode della intemerata tradizione, che all’invasore prepotente oppose la devota magnanimità de’ Macabei.
DEMETRIO
164 Morto Antioco, la discordia sevì, e Roma si diede aria di togliere in protezione il fanciullo Demetrio Solero, figlio di Seleuco IV, e nominò tre tutori al re di Siria, come avea fatto a quel d’Egitto. Se lo scopo del senato non fosse già manifesto, lo rese evidente l’ordinare a que’ tutori bruciassero tutte le navi d’una certa portata, e tagliassero i garetti a tutti gli elefanti. A Demetrio poi, quando chiese di passare da Roma in Siria, il senato disdisse la domanda; ma egli fuggì sopra una nave cartaginese, e fece proclamarsi re. Sebbene protestasse non operare che in nome della repubblica romana, questa ne stava in apprensione, e spediva agenti a vigilarlo: ma, o soddisfatta de’ suoi portamenti, o piuttosto perchè non le convenisse romperla seco, il riconobbe re.
Demetrio, anelante a battaglie, inimicossi i re d’Egitto e di Pergamo, dispiacque a’ proprj sudditi per gli stravizzi a cui si sfrenò: onde formossi una vasta congiura, alla quale egli soccombette. I suoi successori precipitarono di mal in peggio: intanto i Parti avevano occupata l’Asia Superiore fino all’Eufrate, gli Ebrei si erano riscossi dalla dipendenza, talchè il gran regno si limitava alla Siria propria ed alla Fenicia: e da questo momento la storia dei Seleucidi più non presenta che uno sciagurato intrecciarsi di guerre civili, dissensioni domestiche, enormi crudeltà, che ai Romani avvicinavano l’istante di stendere la mano anche su quel regno, e farsene una nuova provincia.