Interno di Roma. I costumi eroici si mutano. Innesto greco.

INTERNO DI ROMA

Ma Roma perdeva il carattere originale, e il vinto Oriente si vendicava collo spargere le idee ed i costumi suoi fra i vincitori.

Ad una gente che coll’arti e colle scienze lotta ogni giorno onde signoreggiare la natura, gli effetti del lusso non riescono micidiali quanto là dove l’industria è sconosciuta, sicchè la comune povertà è testimonio di costumatezza e assicuramento di libertà. E di fatto, come persone allevate alla campagna, lontano dallo spettacolo della depravazione, eransi conservati i Romani semplici e forti in quei che diconsi buoni costumi vecchi, piuttosto per ignoranza del vizio che per dottrine discusse nè per austere credenze. Il ricco non men che il povero attendeva ai campi; le illustri famiglie Asinia, Vitellia, Suillia, Porcia, Ovinia trassero il nome dalla cura che ponevano ad allevare somari, vitelli, majali, pecore; come i Fabj, i Pisoni, i Ciceroni dalle fave, dai piselli, dai ceci coltivati. I senatori viveano alla campagna, se non quando fossero convocati; i possessori non tornavano in città che al mercato ogni nove giorni, nella quale occasione leggevano le ordinanze esposte, o udivano le proposizioni dei tribuni.

DISINTERESSE

Il disinteresse di Fabrizio, la laboriosa povertà di Cincinnato ci sono conosciuti. Il console Regolo chiede di ritornare dall’Africa perchè, essendo fuggito l’unico suo schiavo, rimarrebbe incolto il suo podere; e il senato non gli assente la domanda, ma fa lavorare la terra di lui a pubbliche spese[269]. Curio Dentato dai messi de’ vinti Sanniti fu trovato seduto sopra un trespolo a mangiare fagiuoli da una scodella di legno; e avendogli offerto grossa somma, n’ebbero in risposta:—Dite ai Sanniti che Curio non vuole oro, ma comandare a chi l’oro possiede»; e avendo il senato fatto distribuire il territorio da lui conquistato a sette jugeri per testa, e a lui cinquanta, egli ricusò questa misura superiore, dicendo essere pericoloso alla repubblica chi non si contenta di porzione eguale ai concittadini. Fra tutti i senatori non aveano che un servizio d’argento, e sel prestavano a vicenda. Chi ne argomentasse la pubblica povertà, si ricordi come si profondesse l’oro nei pericoli della patria; Annibale il seppe.

FAMIGLIA

Per cenventi anni non accadde divorzio, e la città si scandolezzò quando Carvilio ne diede il primo esempio. Guardavasi in sinistro la vedova che con nuove nozze si togliesse quella corona di pudicizia che le prime le avevano data. Al banchetto annuale delle caristie non doveano convitarsi che parenti, affine di tor via se qualche ruggine si fosse formata. Coriolano sagrificava i suoi dispetti alla riverenza materna. Cajo Flaminio sosteneva sui rostri una legge respinta dal senato, quand’ecco suo padre viene a prenderlo e trarlo di là. Fabio Massimo è mandato luogotenente del proprio figlio console; questo gli esce incontro, e vedendolo restare a cavallo, gl’intima di scendere per rispetto alla magistratura; e Fabio lo ammira di aver fatto ammutolire l’affezione privata a fronte del pubblico dovere.

ZOTICHEZZA

Con questa naturale onestà accoppiavano molta zotichezza. La medicina, sacerdotale o magica, era abbandonata a empiriche superstizioni, fin quando non venne qualche Greco ad esercitarla. Orologi non si ebbero prima che il console Valerio Messala recasse di Sicilia un quadrante solare, 263 anni avanti Cristo; e sì poco se ne conosceva la teoria, che si pensò potesse valere per Roma, benchè fatto per tutt’altra latitudine: un secolo ancora si tardò prima di piantarne uno esatto: nè avanti il 159 Scipione Nasica Corculo introdusse le clepsidre od oriuoli a acqua. Di questo tempo, un altro Scipione pel primo si rase la barba.