— Signor mio, nel vedere lo schizzo intiero di tutto il vostro dì del giudicio, ho fornito di conoscere la illustre gratia di Rafaello ne la grata bellezza de la inventione. Intanto io, come battezzato, mi vergogno de la licentia sì illecita a lo spirito, che havete preso ne lo esprimere i concetti, u’ si risolve il fine, al quale aspira ogni senso de la veracissima credenza nostra. Adunque quel Michelagnolo stupendo in la fama, quel Michelagnolo notabile in la prudentia, quel Michelagnolo ammirando, ha voluto mostrare alle genti non meno empietà di irreligione che perfettion di pittura? È possibile che voi che, per essere divino, non degnate il consortio degli huomini, haviate ciò fatto nel maggior tempio di Dio, sopra il primo altare di Gesù, ne la più gran cappella del mondo, dove i gran cardini della Chiesa, dove i sacerdoti riverendi, dove il vicario di Cristo con ceremonie cattoliche, con ordini sacri, e con orazioni divine confessano, contemplano et adorano il suo corpo, il suo sangue e la sua carne? Se non fusse cosa nefanda lo introdurre de la similitudine, mi vanterei di bontade nel trattato de la Nanna, preponendo il savio mio avvedimento a la indiscreta vostra conscienza, avvenga che io in materia lasciva ed impudica non pure uso parole avvertite e costumate, ma favello con detti irreprensibili e casti; e voi nel suggetto di sì alta historia mostrate gli angeli e i santi, questi senza veruna terrena honestà, e quegli privi d’ogni celeste ornamento. Ecco i Gentili, ne lo iscolpire non dico Diana vestita, ma nel formare Venere ignuda, le fanno ricoprir con la mano le parti che non si scoprono; e chi pur è cristiano, per più stimare l’arte che la fede, tiene per reale ispettacolo tanto il decoro non osservato nei martiri e nelle vergini, quanto il gesto del rapito per i membri genitali, che anco serrarebbe gli occhi il postribolo per non mirarlo. In un bagno delizioso, non in un coro supremo si conveniva il far vostro; onde saria men vitio che voi non credeste, che in tal modo credendo, iscemare la credenza in altrui. Ma sin a qui la eccellenza di sì temerarie maraviglie non rimane impunita, poichè il miracolo di loro istesse è morte de la vostra laude. Sì che risuscitatele il nome col far de fiamme di fuoco le vergogne de i dannati, e quelle de’ beati di raggi di sole; o imitate la modestia fiorentina, la quale sotto alcune foglie auree sotterra quelle del suo bel colosso, e pure è posto in piazza pubblica e non in luogo sacrato... Ma conciosiachè le nostre anime han più bisogno de lo affetto de la devotione, che de la vivacità del disegno, inspiri Iddio la santità di Paolo, come inspirò la beatitudine di Gregorio, il quale volse in prima disornar Roma de le superbe statue degli idoli, che torre, bontà loro, la riverentia a l’humil imagini de i santi...»

Anche Salvator Rosa tira contro le nudità della Sistina:

Dovevi pur distinguere e pensare

Che dipingevi in chiesa: in quanto a me

Sembra una stufa questo vostro altare...

Dunque là, dove al Ciel porgendo offerte

Il sovrano pastore i voti scioglie,

S’hanno a veder le oscenità scoperte?

[29]. Sono descritti dal Vasari in lettera 14 luglio 1564 al duca Cosmo.

[30].