Ma la fanciulla soccombette al dolore, e il Luino tornò in patria, ma non dimenticolla mai, e pose spesso il ritratto dell’amata fanciulla, e principalmente nel quadro che dicesi la Monaca di Luino. Occasione di questo dipinto fu il cav. Giambattista Pusterla quando, combattendo per Massimiliano Sforza, cadde prigioniero de’ Francesi, e votatosi alla beata Caterina Brùgora, si trovò trasportato alle proprie tende; onde fece dipinger questo fatto dal Luino, ove la fanciulla della Pelucca compare in sembianza della santa, con un crocifisso nella destra serrato al cuore, la palma nella sinistra, e sulla spalla la colomba.

Danno al Luino due figli, Aurelio ed Evangelista; e un fratello Ambrogio che gli servì d’ajuto, e al quale si attribuiscono alcuni dipinti del santuario di Saronno, e alcuni del Monastero Maggiore, men chiari e di un fare meno spigliato. (Gli editori).

[47]. Il Bordiga (Notizia intorno a Gaudenzio, Milano 1821) reca un concilio novarese, dov’è menzionato Gaudentius noster, opera quidem eximius, sed magis eximie pius. Non crediamo fosse scolaro del Perugino. Nel suo quadro del 1511 per la chiesa d’Arona si sottoscrive Gaudenzio Vinci.

[48]. Egli e Cristoforo detto il Gobbo pare nascessero da Boniforte, che per Francesco Sforza a Milano fabbricò l’Incoronata, la Rosa, la Pace, le Grazie, sempre attenendosi al gotico.

[49]. Gli scultori, che si trovano mentovati nei rendiconti dal principio del cinquecento alla Certosa di Pavia, sono Antonio Amedeo, Gian Giacomo della Porta, Silvestro di Carate, Giuseppe Rosnati, Dionigi Bussola, Carlo Simonetta, Alberto di Carrara, Giambattista De Magistris detto il Volpino, Cristoforo Romano, Bernardino da Novi, il Gobbo Cristoforo Solaro, Agostino Busti detto Bambaja, Battista Gattoni, Antonio Tamagini, Tommaso Orsolino, Andrea Fusina, Angelo Marino, Marco Agrati, i fratelli Mantegazza, Ettore d’Alva, Antonio da Locate, Battista e Stefano da Sesto, Biagio di Vairano, Francesco Piontello, Giacomo Nava.

[50]. Il Lomazzo lo nomina una volta, nessuna il Lattuada.

[51]. Un altro artista trovo menzionato. Giovan Cristoforo Romano, «oltra le altre virtù e massimamente della musica, fu al suo tempo scultore eccellente e famoso, e molto delicato e diligente, e massimamente per la nobile ed ingegnosa sepoltura di Galeazzo Visconti nella Certosa di Pavia. E se non che nell’età sua più verde e più fiorita fu assalito d’incurabile infermità, forse fra Michelangelo e Donatello stato sarebbe il terzo». Saba Castiglioni, Ricordo 409.

[52]. Non me Praxiteles, sed Marcus finxit Agratus.

[53]. Vite ed elogi d’illustri Italiani, in Federico Asinari.

[54]. Lo stesso pensiero effettuò Antonio di Sangallo nel campanile di San Biagio a Montepulciano. Accumula molti errori il Valery, Voyage historique et littéraire en Italie, ove dice: Le clocher de Sainte Claire par Masuccio II, est d’un beau et pur gothique. On remarque au troisième étage l’heureuse innovation du chapitau ionique, opérée par Michelange, avec lequel l’architecte napolitain doit en partager l’honneur.