[55]. In Santa Maria Nuova leggesi: Petrus de Martino mediolanensis, ob triumphalem arcis novæ arcum solerter structum, et multa statuariæ artis suæ munera huic ædi pie oblata, a divo Alphonso rege in equestrem adscribi ordinem et in ecclesia sepulchro pro se ac posteris suis donari meruit MCCCCLXX. A torto il Vasari l’attribuisce a Giulian di Majano, che neanche può aver eseguito le scolture, opere di diversi, e nominatamente di Isaia da Pisa, figlio di Filippo, secondo un manoscritto della Vaticana Nº 1670.
[56]. Un altro milanese sconosciuto ci è rivelato dalla pittura di San Giovanni a Carbonara coll’iscrizione: Leonardos Bisucio de Mediolano hanc capellam et hoc sepulcrum pinxit 1417. Quelle pitture fin oggi furono attribuite a Gennaro di Cola e Stefanone. Un Ambrogio da Milano fece il sepolcro del vescovo di Ferrara in San Giorgio di questa città. Ottavio Scotto da Monza incise nel 1484 un soggetto della Divina Commedia, rarissimo intaglio che venne recentemente al marchese Campana di Roma.
[57]. Due pajono i Colantonio. I primordj dell’arte a Napoli furono ingombrati di favole da Bernardo Dominichi, Vite dei pittori, scultori e architetti napoletani; seguitato dal Lanzi. Volea correggere i troppi errori Enrico Guglielmo Schulz prussiano, che da molti anni lavorava a una storia delle arti nell’Italia meridionale, ma morì precoce. Masuccio secondo forse scomparirà dalle storie successive. Si veda il Discorso sui monumenti patrj, dell’architetto Luigi Catalani. Napoli 1842.
Quasi ogni scuola, anzi ogni paese ha storie artistiche particolari, come
Mariotti, Lettere pittoriche perugine;
Vidoni, La pittura cremonese;
Averoldi, Pitture scelte di Brescia;
Zamboni, Memorie intorno alle fabbriche di Brescia;
Pino, Dialogo della pittura veneziana;
Morona, Pisa illustrata nelle arti del disegno;