Trotti per Bergamo, Milanesi e Porri per Siena, Cricco per le arti trevisane, Maniago per le friulane, Malvasia, Ridolfi ecc. e i recenti editori del Vasari e il Cavalcasella.
[58]. Appartiene agli aneddoti plateali la povertà del Correggio e la tenuità dei prezzi attribuiti alle sue opere. Il Tiraboschi ricavò dalle carte che, per la cupola di San Giovanni cogli ornamenti aggiunti alla nave maggiore, toccò quattrocentosettantadue zecchini; millecento per la cupola della cattedrale, cento per la Madonna e sant’Antonio, ottanta pel san Girolamo, quarantasette e mezzo scudi d’oro pel quadro della Notte, ora a Dresda. I moltissimi errori tradizionali sul conto del Correggio furono confutati da Tiraboschi, Pungileoni, Affò; e parecchi documenti si pubblicarono da poi. Al disegno che nella biblioteca Ambrosiana è indicato come la famiglia del Correggio, e che offre un vecchio, colla moglie ancor giovane, e una figliuola e tre ragazzi a piè nudi, bisognerà cambiar titolo; giacchè il Correggio di ventisei anni sposò Girolama Merlini di sedici, e n’ebbe un maschio e tre ragazze.
[59]. Enrico Mortara, in un’affettata biografia di questo pittore, dubita se alchimiasse, e se intagliasse in legno. Il tipo delle sue Madonne vorrebbesi riconoscere nella famiglia Beduschi. Alla Carossa, un miglio da Casalmaggiore, additano la cascina ove dicono morisse di sifilide sopra un pagliajo.
[60]. Paolo, non molto abile nel frescare, volea sempre seco lo Zelotti in tale uffizio.
[61]. L’Algarotti, Opere, tom. VIII, p. 26, dice che Paolo della sua Cena ebbe soli novanta ducati d’oro, «siccome io ho ricavato dai quaderni della celleraria del monastero di San Giorgio Maggiore». Noi addurremo il contratto qual si legge nell’archivio di esso San Giorgio, donde apparirà quanto l’Algarotti ricavasse male:
«Addì 6 zugno 1562.
Se dichiara per il presente scritto, come in questo giorno il padre don Alessandro da Bergamo procurator, e io don Mauritio da Bergamo cellerario, semo rimansi dacordio con messer Paulo Caliar da Verona pictor di far uno nostro quadro nel refectorio novo, di la larghesa et alteza ch se trova la fazada, facendola tutta piena, facendo la istoria di la cena del miracolo fatto da Cristo in Cana Galilea, facendo quella quantità de figure che le potrà intrar acomodadamente, et che si richiede a tale intentione: metendo il detto messer Paulo la sua opera de pictor et ancor tutte le colori de qual sorte se sia, et così la tela et ogni altra cosa che se possa intrar a tuti soe spesi. Et il monasterio mettira solum la tela simplizamente, et farà far il telaro per ditto quadro; del resto poi inchiudarà la tela a soi spesi et altre manifatura a che le potrà intrar. Et il detto messer Paulo sarà obligado a metter in ditta opera boni et optimi colori, et no mancar in niuna cosa dove abia a intrar oltremarin finissimo, et altre colori perfettissimi che siano aprobati da ogni perito. Et per sua mercede l’abiamo promesso per detta opera ducati trecentovintiquatro da ll. sei ss. quattro per cadauno, dandoli detti danari alla zornada secondo farà bisogno; et per capara le abiamo dato ducati cinquanta, promettendo il detto messer Paulo dar l’opera finita alla festa de la Madona de septembre 1563; et sopra mercado le abiamo promesso una botta di vino condotta in Venezia, da esser data a sua requisition. Et il monasterio le darà le spese di bocca per el tempo che lavorerà a detta opera, et averà quelle spese di bocca che se manzarà in refectorio. Et in fede».
Seguono le sottoscrizioni e la quitanza finale di ducati trecento di esso Paolo, sotto il 6 ottobre 1563.
[62]. Antonio Campi pittore e storico numera molte Cremonesi del suo tempo, celebri nelle belle arti o per virtù. Al 1572, altre pittrici del cinquecento conosciamo; e suor Plautilla Nelli bolognese, non potendo uomini, copiava donne, sicchè diceano che facea non Cristi ma Criste. Altre monache, e principalmente Domenicane, coltivarono le arti belle.
[63]. Di bel gotico sono a Venezia il coro di San Zaccaria, la porta della Carta, il portico del palazzo dogale verso la scala de’ Giganti, la facciata di San Giovanni e Paolo, il monumento del doge Foscari, ecc.