[64]. Ma l’architetto di quel palazzo non fu il Calendario, e piuttosto Pietro Baseggio: nè la facciata e la scala de’ Giganti sono del Bregno, indicato dalla tradizione, se pur questo non era il soprannome del Rizzo. Un’iscrizione infissa nella gran finestra del palazzo ducale, che dà sul molo, porta:
Mille quadrigenti currebant quatuor anni
Hoc opus illustris Michael dux Stellifer auxit.
Dunque già allora parte della facciata era costruita. Forse nel 1424, additato da due cronache contemporanee, si fece la porzione che va dalla tredicesima colonna fin alla porta della Carta. Ma come spiegare la bellezza de’ capitelli, che li mostra posteriori al 1404? Il lavoro continuò fino al settembre 1463, quando «fo saldado la raxon a maistro Pantalon et a maistro Bartolamio tajapiera per el lavor del palazzo a lor deliberado». Questo Bartolomeo Bon, autore dell’ammirata porta della Carta nel 1439, è differente dal Buono, che diresse la fabbrica delle Procuratie vecchie e il campanile di San Marco. Tutto ciò consta da documenti recentemente scoperti. Il Morelli pubblicò Notizia d’opere di disegni nella prima metà del secolo XVI, esistenti in Padova Cremona, Milano, Pavia, Bergamo, Crema e Venezia (Bassano 1800), tratta da manoscritti di Apostolo Zeno, e con copiose annotazioni. Meglio giovano i documenti che pubblicò il Cadorin ne’ Pareri di XV architetti sopra il palazzo ducale. Vedi Zanotto, Il palazzo ducale illustrato, 1854.
[65]. Di costui trovo a Ravenna un altare e un sepolcro in San Francesco, un san Marco in duomo del 1491.
[66]. Il cardinale Zen nel 1501 testò lasciando cinquemila ducati, perchè in San Marco gli si facesse la sepoltura di bronzo, altri milleseicento per ornare la cappella, e duemila da investire in beni stabili, del cui reddito vestir gentiluomini di casa Zen con mantello nero ogni suo anniversario, e cinquecento per un paliotto broccato con velluto e oro, da mettere quel giorno; al Sant’Antonio di Padova ducati cinquemila per una cappella con messa quotidiana; al duomo di Vicenza ducati cinquemila per una messa quotidiana e altre opere pie; al San Marco di Venezia nove grandi vasi d’argento; ai poveri di Venezia diecimila ducati; dodicimila per la fabbrica di San Fantino, oltre minori legati; e dell’avanzo, consistente in oro, argento, gemme, costituiva eredi Alessandro VI e la repubblica di Venezia.
[67]. Alcuni bronzi della loggetta sono di Tiziano Aspetti, che altri lodevolmente ne fuse a Bologna. Nella necessità della guerra turca, la repubblica impose tassa su tutti, eccettuati Tiziano e Sansovino. Francesco, costui figlio, lasciò una descrizione di Venezia. Il Sansovino allevò Tommaso Lombardo da Lugano, buon architetto, mediocre scrittore e cattivo cantore di Marfisa.
[68]. Menzioneremo anche l’Architettura di Antonio Labacco.
[69]. Ha ventotto metri di corda, ventidue di larghezza, e sorge metri sette sopra l’acqua media. Or ora l’abate Magrini, autore delle Memorie del Palladio, raccolse dai documenti che quel ponte fu architettato da Giovanni Aluise Bolchi, patrizio, di cui null’altro si conosce.
[70]. Vedi Bassi, Dispareri in materia d’architettura e di prospettiva. 1572.