[81]. Passeri, Storia delle majoliche fatte in Pesaro, 1857.
[82]. Negli Archives de l’art français, per P. De Chennevières, lib. II, leggesi l’état des gages des ouvriers italiens employés par Charles VIII; dove, insieme con pittori e scultori, appajono artigiani d’ogni sorta, falegnami, sartori, un giardiniere, profumieri, ricamatori ecc.
[83]. Klaproth, Tableaux historiques, pag. 274.
[84]. Crispo, Vita del Sannazaro.
[85]. Per un saggio citeremo Matteo, Ars dictatorum; Tommaso da Capua, Summa dictaminis; Maestro Punicio, id.; Bernardo da Napoli, Dictamina; Pier delle Vigne, Flores dictaminum, Summa salutationum; Guidone Fabio, Summa dictaminis, Viridarium dictaminis, Summa purperea; e Buoncompagno, Teodoro da Niem, Ricardo da Pophi, Giovanni retore, Giovanni di Garlando, che ciascuno fecero una Summa dictaminis; Alberto di Morca, che fu poi papa Gregorio VIII, Forma dictandi quam Romæ notarios docuit...
Sin dai primordj le lettere papali adottarono la forma e le formole delle imperiali: ce ne restano fin del 614 che hanno attaccata la bolla di piombo, sulla quale da un lato l’Α Ω, e dall’altro l’agnello, o il buon pastore, o i santi Pietro e Paolo, e ben presto il nome medesimo del papa, spesso in lettere greche. Si conservò l’uso del papiro fin all’XI secolo. Talvolta i papi stessi scrivevano, più spesso i notaj e scriniarj, e furono modelli di calligrafia.
Leone IX è il primo che nelle bolle di piombo adottò le lettere numerali per distinguere i papi del medesimo nome. Vittore II vi fece un personaggio che dal cielo riceveva una chiave, e sul rovescio una città coll’iscrizione Aurea Roma. Alessandro II vi fece scendere dal cielo il motto, Quod nectes nectam, quod solves ipse resolvam. Urbano II pose la croce fra i due Apostoli, il che fu adottato da tutti i successivi fino a Clemente VII.
Il nome de’ consoli è scritto nelle bolle fino al 546: quel degli imperatori greci fin al 772. Adriano I, cessando di porre il nome degl’imperatori d’Oriente, segna coll’anno del proprio pontificato: i successivi v’aggiungono quel degl’imperatori d’Occidente, ma or sì, or no. Fin a Urbano II il computo dell’indizione si riferisce alla costantinopolitana, di poi alla romana che cominciava al 1º gennajo. Non prima di Giovanni III compare l’anno dell’Incarnazione. Sol fino a Urbano II è usata l’êra vulgare: ma Nicola II torna a valersene secondo l’uso fiorentino, cioè cominciando al 25 di marzo, come divien comune dopo Eugenio III. Nelle semplici lettere non mettono che l’anno del pontificato.
[86]. È piuttosto a dire vario; ma parmi bellissimo in questo elogio di esso Giovio a Venezia: Ea tempestate Veneti, et magnitudine opum, et diuturnitate imperii, et rebus terra marique feliciter gestis, summam auctoritatem obtinebant. Urbs eorum ampla atque magnifica, mercaturæ et rei navalis studio a parvis initiis crevit. Sed ea propter incredibilem situs munitionem, ante alias et beata et admirabilis æstimatur, quod interfluentis Hadriæ paludibus cincta, nullisque ob id opportuna hostium injuriis, veteres thesauros domestica in pace cumulatos periculosis etiam temporibus conservavit. Nulli etenim a terra aditus, intercedente quadraginta stadiorum pelago, nulli penitus a mari ingressus propter cœca atque humilia vada, usu tantum indigenis nota, aut ingruentium Barbarorum avaritiæ, aut magnis ab alto classibus patuerunt. Veneti homines in universum consilio sunt graves, severi in judiciis, et in adversa rerum fortuna constantes, in altera nunquam immodici. Omnibus quum idem sit conservandæ libertatis et augendi imperii incredibile studium, in senatu libere et sæpius acerrime sententias dicunt; nec quemquam temere ex optimatibus, qui vel insigni virtute, vel spiritu in gerendis rebus cæteris antecellat, nimio plus crescere, vel collecta gratia potentem et clarum fieri patiuntur. Quibus institutis, dum servitutis metu, aliena virtute quam sua terrestri in bello uti longe utilius et tutius putant, togati omnes per octingentos amplius annos rempublicam nullis fere intestinis seditionibus exagitatam, administrarunt. Cæterum ipsa nobilitas totius maritimi negotii et navalis disciplinæ munera naviter implet, exutisque togis arma desumit.
[87]. La prima opera che siasi stampata a Parigi, furono le epistole del nostro Barziza, il 1469, e vi sono premessi de’ versi, che finiscono: