[149]. Fra questi pantomimi merita ricordo la famiglia Grimaldi, che si trapiantò in Inghilterra, e da cui uscì il famoso clown Giuseppe Grimaldi, morto nel 1857, e che scrisse le proprie memorie, all’edizione delle quali assistette lo spiritoso romanziere Dickens.

[150]. Molière copiò molto dal Candellajo di Giovanni Bruno, dall’Assiuolo di Gianmaria Cecchi, dai Suppositi dell’Ariosto, dall’Emilia di Luigi Grotto, dalla Trinuzia del Firenzuola.

Nella Memoria, premiata dall’Accademia francese il 1852 intorno all’Influenza dell’Italia sulle lettere francesi, Rathery scrive: C’est par le côté régulier que le théâtre italien a dû plaire à l’école de Ronsard et de Dubelloy. C’est là que Lazare de Baïf, Thomas Sebilet, Jodelle et Garnier puisèrent leurs imitations de sujets grecs..... Pour compléter la ressemblance, il y eut aussi chez nous, à côté de cette école classique, une autre veine comique plus franche, et qui, bien que représentée par un auteur italien d’origine, peut passer pour la chaîne qui relie à Molière nos vieux gabeurs français. Pierre de Larivey (L’Arrivato) était fils d’un des Giunti, cette famille d’imprimeurs florentins ou vénitiens, venu à Troyes à la suite d’artistes ou de banquiers du même pays. Son théâtre se compose de traductions ou d’imitations d’italien, non pas de pièces régulières, mais des imbroglio, improvisades, commedie dell’arte, parade de la foire: en un mot, de tout ce répertoire anonyme et non imprimè, qui subsista de tout temps en Italie à côtè du théâtre classique. Tel est le fond qui, chez Larivey, s’échauffe de la verve gauloise, et s’assaisonne du sel champenois.

[151]. Milano 1496. È il primo libro ove s’imprimessero note musicali, con caratteri di legno.

[152]. Cristoforo Landino nel commento di Dante.

[153]. Almeno l’opera più antica ch’io conosca è l’Orbecche, tragedia di Cintio Giraldi, rappresentata in Ferrara in casa dell’autore il 1541, dinanzi ad Ercole II d’Este, quarto duca di Ferrara; fece la musica Alfonso della Viola; fu architetto e dipintore Girolamo Carpi ferrarese.

[154]. A quest’ultimo il Grillo scriveva: — Ella è padre di nuova maniera di musica, o piuttosto di un cantar senza canto, di un cantar recitativo, nobile e non popolare, che non tronca, non mangia, non toglie la vita alle parole, non l’affetto: anzi glielo accresce raddoppiando il loro spirito e forza. È dunque invenzione sua questa bellissima maniera di canto, o forse ella è nuovo ritrovatore di quella forma antica, perduta già tanto tempo fa nel vario costume d’infinite genti, e sepolta nell’antica caligine di tanti secoli. Il che mi si va più confermando dopo l’essersi recitata sotto cotal sua maniera la bella pastorale del signor Ottavio Rinuccini, nella quale, coloro che stimano nella poesia drammatica e rappresentativa il coro essere ozioso, possono benissimo chiarirsi a che se ne servivano gli antichi, e di quanto rilievo sia in simili componimenti».

[155]. Tiraboschi, vol. XII. pag. 1560.

[156]. Giraldi, Discorsi di varie considerazioni di poesia, p. 78; Crescimbeni, Storia della poesia, tom. I. p. 361.

[157]. Morì intendente delle finanze di Francia nel 1575 a ottantasei anni, e lasciò la più ricca collezione di libri e di medaglie che fosse colà.